Azienza e teatro

Così lontani, così vicini

Azienda e Teatro sono due luoghi in cui si esplicano attività umane estremamente diverse tra loro, almeno apparentemente. La prima è il luogo dove l’attività umana è prevalentemente lavoro, una continua azione finalizzata a ricavare un profitto economico. Il secondo è invece il luogo dell’invenzione, della creatività, della fantasia dove gli attori agiscono e interpretano “topoi” umani. Eppure già nel 1595 Shakespeare scriveva ne Il mercante di Venezia: «Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte». Nel 1967 Erving Goffman teorizzò, per la prima volta in modo concreto, in quello che molti critici considerano il suo capolavoro (La vita quotidiana come rappresentazione) la famosa metafora drammaturgica di matrice shakespeariana. Il sociologo canadese afferma, infatti, che la vita quotidiana altro non è che una rappresentazione nella quale ciascuno di noi, come attore abile e consumato, interpreta la propria parte coadiuvato da un’equipe, vera e propria compagnia attoriale, che varia a seconda dei contesti che ci ritroviamo a vivere. La vita sociale, afferma Goffman, si divide in spazi di palcoscenico in cui l’essere umano recita il proprio copione sociale e spazi di retroscena, cioè spazi privati, in cui l’individuo non recita. L’interazione sociale, così intesa, è, dunque, un dramma che si svolge su una scena, dove gli attori (la compagnia) cercano di controllare le idee che gli altri (il pubblico) si fanno di loro, per presentarsi nella miglior luce possibile e in un modo che sia credibile. Esistono, poi, i cosiddetti luoghi di ribalta, nei quali ci si deve vestire e comportare con certe formalità e che assomigliano proprio ai contesti aziendali e/o lavorativi in cui il pubblico della rappresentazione può essere il collega, il superiore o ancora il titolare.

Su tali basi e da tali speculazioni è nato nel 1984, nel Quebec, il Teatro d’Azienda ad opera di Christian Poissonneau. La tecnica del teatro d’impresa si è poi sviluppata rapidamente in Francia e in Germania, mentre in Italia ha iniziato a prendere piede solo recentemente.

Perché il teatro? Perché il teatro è una sorta di zona franca, un luogo “altro” in cui si può dire e fare quasi tutto, in cui la fantasia e la caduta di forme di inibizione la fanno da padrone, in cui la riflessione diventa un modo per fermarsi a guardare e per mettere in discussione anche quei comportamenti che, quasi in modo automatico, vengono costantemente messi in pratica sui luoghi di lavoro e nelle cosiddette situazioni sociali. A questa modalità viene, inoltre, riconosciuto il pregio di evitare le difese che i metodi di formazione tradizionali possono a volte suscitare e di favorire, di conseguenza, un processo attivo di interpretazione e ristrutturazione della realtà particolarmente utile in ambiti di apprendimento adulto.

Il teatro d’impresa può avere, chiaramente, diverse forme a seconda del contesto in cui viene proposto e, soprattutto, degli obiettivi che si pone. Come spesso accade nel magico mondo teatrale è difficile racchiudere in categorie nettamente separate tutte le diverse combinazioni di Teatro aziendale, tuttavia è possibile ricordarne, almeno brevemente, alcune. Tra le più utilizzate è necessario menzionare il ciclo classico di Lezioni- Spettacolo a soggetto fisso, vere e proprie piccole rappresentazioni teatrali in ciascuna delle quali è enfatizzata una particolare tematica. Si tratta di veri e propri incontri formativi che, tuttavia, utilizzano modalità e strumenti propri dell’intervento teatrale: un contesto allargato, la possibilità di utilizzare momenti serali, una durata ridotta per un alto coinvolgimento emotivo. Di norma la compagnia teatrale presenta all’azienda committente alcuni copioni che propongono tematiche predefinite. Le più tipiche sono di tipo relazionale, ma possono essere toccati anche temi organizzativi, come il coinvolgimento del personale nelle procedure di qualità o di sicurezza, il contatto con il cliente e l’utilizzo di mezzi informatici.

A questa prima variante si affianca quella dello spettacolo su misura ossia scritto e rappresentato ad esclusivo beneficio dell’azienda committente. Si tratta di un processo complesso che partendo dall’analisi preliminare della struttura organizzativa dell’azienda in questione, passando per il rilevamento delle criticità sulle quali l’azienda intende focalizzare la propria attenzione culmina in uno spettacolo, condotto da attori professionisti ad uso e consumo di un pubblico coinvolto, che offre interessanti spunti di riflessione e maggior comprensione e gestione dei fenomeni analizzati. Particolarmente interessante è il Laboratorio creativo ossia un vero e proprio spettacolo messo in scena dai dipendenti dell’azienda che, coadiuvati da personale professionista, seguono tutte le fasi di realizzazione dell’opera: dall’analisi delle criticità alla stesura della sceneggiatura, fino alla rappresentazione. Il valore aggiunto di questa modalità consiste non solo nella realizzazione di un vero e proprio laboratorio di formazione alternativo all’aula ma anche nella possibilità che viene fornita di poter sollevare e trattare, oltre alle tematiche rappresentate, anche importanti questioni legate al lavorare in gruppo, l’affrontare situazioni inedite, la comunicazione verso l’interno e l’esterno dell’azienda e così via. Non va inoltre dimenticato che realizzare uno spettacolo, oltre ad essere fortemente motivante, crea un particolare tipo di legame tra i soggetti coinvolti, che può lasciare importanti e duraturi effetti in termini di spirito di squadra, comprensione e accettazione reciproca. La peculiarità dello strumento teatrale è di poter creare un livello di coinvolgimento che superi la sfera cognitiva e favorisca, pertanto, l’attivazione del piano emotivo dei partecipanti. Questo comporta anche delle nette opposizioni da parte di questi ultimi che, spesso, a causa della scarsa abitudine a mettersi in gioco, vivono la formazione come un “semplice” momento valutativo o, ancora peggio, come un confronto con un’entità minacciante. Anche nella letteratura, con l’inizio del Novecento e in modo particolare con l’opera di Pirandello, si è assistito ad un processo di avvicinamento tra Arte (Teatro) e vita. Si registra un lento ma inesorabile rovesciamento del rapporto basato sulle opposizioni falso/vero e finzione/realtà, tra il teatro e la vita e gli artisti iniziano a guardare alla vita di tutti i giorni, e non più al teatro, come al luogo del non autentico. Ad esso inizia ad essere contrapposto lo spazio-tempo realmente autentico: lo spazio tempo del teatro. Pirandello, i Sei personaggi in cerca d’autore lo dimostrano pienamente, diventa sempre più consapevole che le lacerazioni della coscienza di uomini e donne per le loro vicende sentimentali e familiari, intrecciate e complicate dalle contraddizioni dell’ordine sociale, impongono una nuova forma di teatro. Diviene interessante quindi realizzare un evento teatrale che rimetta in gioco il delicato e interessante rapporto fra scena e pubblico. Negli anni in cui Pirandello rivoluzionava il teatro mettendo in discussione il rapporto finzione-realtà, in Austria Moreno, Kafka e Schnitzler partivano alla sperimentazione scenica per riportare il teatro alla sua antica funzione catartica e terapeutica. Moreno, con l’invenzione dello Psicodramma supera, così come Pirandello, la barriera tra platea e palcoscenico e invita gli spettatori ad uscire dall’anonimato e dalla solitudine per rappresentare in pubblico le proprie realtà sociali e individuali in un mondo in cui, come sosteneva il grande drammaturgo siciliano, tutto sembra rigidamente organizzato per ruoli. Ma questa è già un’altra storia…