Crepa padrone, tutto va bene

Come vi ho mostrato nello scorso numero del “Punto”, il conflitto è un concetto molto presente nell’immaginario cinematografico. Sarà perché ci fornisce una lettura chiara di situazioni anche complesse, oppure perché ha un effetto catartico sullo spettatore, visto che stimola l’immedesimazione con alcuni personaggi del film: di fatto è difficile trovare un film che non presenti una qualche situazione di conflit to, almeno di tipo interiore. Così, in questo numero vorrei proseguire l’analisi di tale fenomeno, focalizzandomi sulla sua dimensione organizzativa. Il conflitto organizzativo è, infatti, un elemento che è presente, in maniera più o meno frequente, in tutte le imprese e che può incidere fortemente sulle performance del singolo dipendente, ma anche dell’organizzazione nel suo complesso.

Nell’analizzare il conflitto organizzativo, è opportuno seguire la classificazione di Rahim circa le diverse tipologie di conflitto che possono insorgere all’interno delle imprese e che si differenziano per il numero di persone che vengono coinvolte. In tal senso, la tipologia che coinvolge meno persone è senza dubbio il conflitto intrapersonale, che avviene all’interno della singola persona e che in genere deriva dalla mancata corrispondenza delle competenze e degli interessi dell’individuo con i compiti e gli obiettivi prescritti dall’organizzazione.

Se una persona poi si sente dotata di superpoteri che vorrebbe utilizzare per fare del bene alla società, ma, come Bob Parr, il protagonista degli “Incredibili” di Brad Bird, è invece costretta a fare il semplice burocrate di un’impresa assicurativa, allora è chiaro che il conflitto intrapersonale, quando esploderà, avrà effetti devastanti. Ne sa qualcosa il suo capufficio, che al termine dell’ennesimo richiamo sui doveri del buon, cinico assicuratore, si trova schiantato a quattro mura di distanza, con tutte le ossa rotte. Quando invece la persona che vive il conflitto intrapersonale non è dotata di superpoteri, è probabile che sia lei stessa a rimetterci, come dimostra il caso di Anna (Nicoletta Braschi), la protagonista di “Mi piace la- vorare” di Francesca Comenicini. In questo caso, il cambia- mento delle condizioni lavorative, dovuto ad una fusione che coinvolge l’impresa, determina la rottura del fragile equilibrio interiore di Anna e l’esplodere di un conflitto intrapersonale tra la sua sfera lavorativa e quella degli affetti privati. La nuova dirigenza dell’impresa cercherà di fare leva su questo conflitto per liberarsi di Anna, anzi cercherà di fomentare alcuni colleghi contro di lei per indurla, ancora di più, ad andarsene.

In un caso simile, è evidente il legame tra il conflitto intrapersonale e quello infragruppo. Quest’ultimo è un conflitto che nasce all’interno del gruppo di lavoro e che dipende da variabili, quali la dimensione, la composizione, la tipologia di compiti affidati al gruppo, lo stile adottato dal leader e i risultati che il gruppo ottiene. Un esempio tipico di conflitto intragruppo è quello che coinvolge l’eminente chirurgo svedese Dottor Stigg Helmer (Ernst-Hugo Järegård) e i membri del suo staff medico danese in “The Kingdom” di Lars von Trier. I continui conflitti sono dovuti anzitutto allo stile di leadership di Helmer, che tende ad avere un atteggiamento autocratico nei confronti dei suoi collaboratori, ad esempio rifiutandosi di condividere le decisioni con gli altri medi- ci, ma sono acuiti anche dalle differenze culturali rese evidenti dal fatto che alcune modalità di lavoro dei danesi, come il canto motivazionale di inizio giornata, risultano del tutto indigeste a un autorevole dottore svedese.

La terza tipologia di conflitto organizzativo analizzato da Rahim è il conflitto intergruppo, che avviene tra gruppi diversi che fanno parte dell’organizzazione e che interagiscono fra loro nell’ambito delle attività aziendali. Questi conflitti vengono determinati dalla forte interdipendenza esi- stente tra i gruppi considerati, che fa sì che emergano delle occasioni di conflitto, dall’elevata differenziazione che determina letture con- trastanti della situazione alla base del conflitto e dall’esistenza di risorse limitate, la cui allocazione funge da causa scatenante del conflitto. Esempi di tali conflitti avvengono generalmente all’interno delle organizzazioni, specie tra gruppi appartenenti a funzioni diverse che si trovano a interagire fra loro in progetti comuni, ma che non riescono a collaborare pienamente a causa di mentalità e modalità di operare completamente differenti. Quando poi gruppi appartenenti alla stessa organizzazione vengono messi in competizione fra loro per il raggiungimento di un medesimo obiettivo, allora rischiano di saltare tutte le più elementari forme di collaborazione e di convivenza, come testimonia la vicenda narrata in “36 Quai des Orfèvres” di Olivier Marchal. In questo film, due squadre della polizia francese, la BRI (Brigata d’intervento rapido) e la BRB (Brigata di repressione del banditismo), guidate rispettivamente da Leo Vrinks (Daniel Auteuil) e da Denis Klein (Gérard Depardieu), si contendono la cattura di una feroce banda di criminali che insanguina Parigi: il vincitore si vedrà assegnata la poltrona di direttore generale della Polizia giudiziaria. La posta in palio è molto alta e presto, anche a causa di antiche ruggini esistenti tra i due capisquadra, la sana concorrenza tra le due squadre travalicherà non solo lo spirito di corpo, che dovrebbe comunque legare tutti i membri della polizia, ma anche la stessa legge, causando ulteriori morti e sofferenze.

Un altro conflitto intergruppo che si registra di frequente all’interno del sistema economico, e che è al centro della teoria del conflitto sviluppata da Karl Marx, è quello che coinvolge da un lato i proprietari dell’azienda e dall’altro i lavoratori. Sebbene la prospettiva marxista risulti in buona parte superata, è innegabile che il conflitto inter- gruppo tra direzione e lavoratori sia una costante delle nostre società. Esso scaturisce dal fatto che vi è una forte interdipendenza, dovuta alla consapevolezza che entrambi i gruppi sono necessari alla vita aziendale, un’elevata differenziazione, che deriva dal fatto che spesso la direzione e i lavoratori hanno visioni e obiettivi diversi, e la presenza di risorse limitate, i profitti aziendali, la cui spartizione determina l’utilità ottenibile dalle persone che fanno parte dell’organizzazione. I conflitti tra direzione e lavoratori sono stati spesso oggetto di molti film, basti pensare a buona parte della filmografia di Ken Loach, in particolare a “Riff Raff”, che racconta la storia di Steve (Robert Carlyle) un ex- galeotto che va a lavorare in un cantiere edile, caratterizza- to da pessime condizioni di lavoro. Man mano che lui e i suoi colleghi prendono co- scienza dei loro diritti, il conflitto con la direzione diventa sempre più incandescente, fino al finale letteralmente infuocato.

Un esempio più ironico, ma non meno feroce e attuale, del conflitto tra direzione e lavoratori può essere tratto da un piccolo film, poco più di 15 minuti, dei Monty Python, distribuito in aper- tura del loro “Senso della vita” e intitolato “The Crimson Permanent Assurance”. Questo cortometraggio racconta la vicenda di un grup- po di attempati impiegati di una società di assicurazione che, in seguito alla minaccia di licenziamento nei con- fronti di uno di loro, si ribellano contro la direzione aziendale e, armati di pericolosi fermacarte e di pale di ventilatori usati a mo’ di scimitarra, prendono il comando dell’impresa. Essi però non si limitano a sconfiggere i dirigenti rinchiudendoli nella cassaforte, ma danno nuova vita alla loro impresa, liberandola dai vincoli che le impedivano di fronteggiare la concorrenza e lanciandola alla conquista di Wall Street. La scena del conflitto tra i vecchietti e i giovani yuppy della società concorrente è da antologia, con il palazzo dell’assicurazione che si trasforma in un invincibile galeone da battaglia e l’ultimo yuppy che tenta invano di salvare i documenti contabili dell’impresa. La distruzione di Wall Street dopo l’azione dei vecchietti sembra anticipare, e il film è del 1983, lo stato della finanza mondiale dopo l’ultima crisi finanziaria. Speriamo solo che la fine del mondo non sia così vicina come per i nostri amati vecchietti!