Non c’è pace tra gli ulivi

Nei precedenti numeri de “Il Punto” abbiamo illustrato le origini e le tipologie di conflitto, specialmente in ambito organizzativo. Ora è giunto il momento di analizzare i possibili esiti del conflitto, partendo anzitutto dall’analisi degli approcci adottati dai soggetti coinvolti. Essi, sulla base della classificazione fatta da Pruit e Carnevale nel libro Negotiation in social conflict (1993), sono stati suddivisi in sei tipologie differenti: la contesa, il problem solving, il compromesso, la resa, l’inazione e l’abbandono. Queste tipologie derivano dal differente grado di attenzione del singolo soggetto nei confronti degli interessi propri e delle controparti; in particolare, si avrà una tendenza:

  • alla contesa da parte di soggetti che hanno una forte attenzione per i pro- pri interessi, ma una scarsa attenzione per quelli della controparte;
  • alla resa da parte di sog- getti che hanno una scarsa attenzione per i propri inte- ressi, ma una forte atten- zione per quelli della con- troparte;
  • al problem solving da parte di soggetti che hanno una forte attenzione sia per i propri interessi, sia per quelli della controparte;
  • al compromesso da parte di soggetti che hanno una media attenzione sia per i propri interessi, sia per quelli della controparte;
  • all’inazione o all’abbando- no da parte di soggetti che hanno una scarsa attenzio-

ne sia per i propri interessi, sia per quelli della controparte. La differenza tra questi due comportamenti sta nella loro durata, visto che l’inazione può essere temporanea, mentre l’abbandono è un comportamento che determina esiti definitivi.

È chiaro che l’esito del conflitto non dipende solo dall’- approccio adottato da un sog- getto, ma anche da quello delle controparti, oltre che da altri fattori, come gli aspetti sostanziali, emozionali e co- gnitivi del conflitto. Tuttavia, è innegabile che il comporta- mento dei soggetti influenzi l’esito del conflitto e, a ripro- va di ciò, illustreremo alcuni esempi illuminanti, tratti da film celebri.

Partiamo da un caso di conflitto, tratto dal film “Gli intoccabili” di Brian De Palma, che racconta la lotta senza esclusione di colpi tra Al Ca- pone (Robert De Niro), il gan- gster che negli anni ’20, con- trollava il traffico di alcolici illegali a Chicago, e un grup- po di poliziotti determinati e incorruttibili, chiamati per questo motivo “Intoccabili”, guidati da Eliot Ness (Kevin Costner). Nel conflitto tra Al Capone e gli “Intoccabili”, l’approccio adottato da en- trambe le controparti è sicura- mente classificabile come una contesa, anche per la completa incompatibilità dei loro obiet- tivi: da una parte il gangster è intenzionato a fare sì che le proprie attività illecite possa- no continuare a prosperare, dall’altra il gruppo di Ness ha come obiettivo principale quello di fermare l’azione criminale di Al Capone. Non a caso, nel corso del conflit- to vengono utilizzati tutti gli strumenti tipici della conte- sa: dalla minaccia (si pensi alla scena in cui lo sgherro di Capone ricorda a Ness “che avere una famiglia è bello, ma bisogna fare atten- zione che non gli capiti qual- che cosa”), alla promessa di premi (come nella scena della tentata corruzione, cui Ness risponde ricordando le abitudini degli antichi roma- ni in merito). D’altro canto, anche gli “Intoccabili” utiliz- zano alcuni metodi non orto- dossi poiché, come afferma Jim Malone (Sean Connery), “se vuoi aprire il ballo con questa gente, devi essere preparato a batterti con ogni mezzo, perché nessuno potrà farli smettere, finché uno di voi due sarà morto”.

Il contrario della contesa è per molti versi la resa, in cui la persona rinuncia comple- tamente ai propri interessi, pur di soddisfare quelli della controparte. Un tipico caso di resa è quella attuata dal regista Adam Kesher (Justin Theroux) nel conturbante “Mulholland Drive” di Da- vid Lynch.

Infatti, il regista, dopo un primo tentativo di resistenza e soprattutto dopo un collo- quio chiarificatore con un inquietante cowboy, decide di accettare l’imposizione di una ragazza come protagoni- sta del suo film, come richie- sto espressamente (“non è una raccomandazione, è lei la ragazza”) dai finanziatori, due fratelli mafiosi appas- sionati di buon caffè.

Una situazione simile è descritta anche in “Pallottole su Broadway” di Woody Allen, nel quale David Shayne (John Cusack) chiede aiuto ad un boss, pur di riuscire a mettere in scena la sua com- media. In cambio dell’appog- gio, il boss impone la propria pupa come protagonista e, per garantire la buona riusci- ta della cosa, affianca al regi- sta un suo sgherro, Cheech (Chazz Palmenteri). Il con- flitto tra Shayne e Cheech prende presto la forma di un problem solving, anche per- ché quest’ultimo si affeziona alla commedia e comincia a suggerire miglioramenti, fino a giungere all’eliminazione della pupa la cui interpreta- zione lasciava molto a desi- derare…

Se il conflitto di “Pallottole su Broadway” si risolve in una soluzione efficiente per tutti, a parte la pupa, non altrettanto si può dire dell’e- sito del conflitto descritto ne “Il calamaro e la balena” di Noah Baumbach. Questo film racconta, senza eccessi drammaturgici, la storia di un divorzio tra una coppia di scrittori newyorchesi, Ber- nard Berkman (Jeff Daniels) e Joan Berkman (Laura Lin- ney), focalizzandosi in parti- colare sulle reazioni dei due figli adolescenti. Come spes- so capita in situazioni simili, la soluzione trovata, ad e- sempio nella divisione dei giorni di affidamento dei figli, rappresenta un compromesso, dove l’obiettivo è l’ottenimento di reciproche concessioni, piuttosto che una soluzione che massimizzi la qualità della vita di tutti i familiari.

Una soluzione ancora più insoddisfacente è quella che caratterizza il conflitto tra Dolores Claiborne (Kathy Bates) e la figlia Selena St. George (Jennifer Jason Leigh) ne “L’ultima eclissi” di Taylor Hackford. Il rap- porto tra le due donne è, in- fatti, impregnato di solitudine e silenzio, a causa dell’ina- zione delle due protagoniste che impedisce al conflitto latente di esplodere, ma an- che di giungere a una conclu- sione chiarificatrice. Ciò è dovuto da un lato al carattere chiuso di Dolores, che non riesce a far comprendere alla figlia quanto è stata disposta a fare per salvarla, dall’altro al risentimento di Selena, che ritiene la madre responsabile della morte del padre, ma che, piuttosto che affrontare il problema, ha preferito co- struirsi una nuova vita lonta- na da lei. Il ricongiungimento tra le due donne avverrà solo quando la figlia si troverà costretta a difendere la madre dall’accusa di omicidio della sua padrona; il soggiorno forzato costringerà entrambe a confrontarsi con sé stesse e con l’altra, fino al disvela- mento di segreti inenarrabili che porteranno la pace in famiglia.

Se in questo caso l’inazione ha determinato un prolungarsi del conflitto, in altre occasioni esso è dovuto, o almeno reso più drammatico, dall’eccesso di azione e di rabbia dei soggetti coinvolti. Un esempio paradigmatico in tal senso è dato da Giancarlo Iacovoni (Sergio Castellitto), il padre della protago- nista del delizioso “Caterina va in città” di Paolo Virzì. Giancarlo è un insegnante di ragioneria in perenne conflitto contro la società italiana: contesta il sistema scolastico, tanto che nell’incipit del film apostrofa gli alunni, che sta per lasciare dopo aver ottenuto il trasferimento a Roma, con la frase “siete una delle peggiori e più avvilenti esperienze che si possano augurare ad un insegnante”; contesta soprattutto il sistema editoriale, che non riconosce il valore del suo romanzo, perché, come denuncia al Maurizio Costanzo Show, “in questo Paese c’è spazio solo per chi appartiene a certe conventicole, a certe consorterie”. La sua lotta si rivela ovviamente senza speranza e anzi provocherà il progressivo distacco dalla moglie; quando si renderà conto che anche i pochi capisaldi familiari stanno venendo meno, non gli resterà altra strada che l’abbandono. Nei titoli di coda del film lo vediamo girare con la sua amata moto in Paesi stranieri, lontano da una società che non capisce e da una famiglia che non lo ama più.