Homo oeconomicus versus homo bureaucraticus nell’Italia d’oggi

L’homo oeconomicus e l’uomo bureaucraticus (permettetemi una licenza in latino maccheronico) sono due modelli che aiutano l’economista ricercatore a trovare il bandolo dell’interpretazione di una realtà complessa quale è quella dell’Italia in questi giorni. Prima di vedere perché questi due modelli hanno rilevanza per l’odierna realtà italiana diamo una rapida definizione di questi due soggetti ideali.

L’homo oeconomicus, da qui in poi indicato come HOe, è un soggetto, ovviamente ideale o idealizzato, che si comporta sempre razionalmente in ogni sua scelta o decisione, che è sempre perfettamente informato, che agisce sia come possibile fornitore sia come possibile acquirente in un mercato competitivo e che ha come proprio ultimo e imperativo scopo quello di perseguire la massimizzazione della propria utilità.

L’HB, così indicheremo da qui in poi l’homo bureaucraticus e che qui è inteso come il soggetto che agisce quale dipendente di una pubblica amministrazione ovvero di una qualunque istituzione che viva di tasse di noi cittadini, ha quali punti in comune con l’HOe la razionalità, la perfetta conoscenza dei fattori che determinano la situazione in cui si trova ad operare, il fine ultimo di aumentare la propria utilità ma, al contrario dell’HOe, non si confronta con un insieme di pari competitivi bensì, protetto da leggi e regolamenti che si vorrebbero ferrei e non ambigui, esso si confronta unicamente con il politico di turno, il principal, da cui dipende il settore dell’amministrazione nel quale il suddetto soggetto si trova ad agire quale agent.

La situazione in cui si trova ad operare l’HB è ben rappresentata dal cosiddetto triangolo di ferro così schematicamente rappresentabile:

Nei fatti l’HB ha una posizione dominante sia nei confronti del politico che lo dovrebbe governare a causa delle proprie conoscenze tecniche specifiche che ne caratterizzano l’operato sia nei confronti del cittadino/cliente/elettore dal quale è protetto proprio da quelle leggi che ne dovrebbero regolare, nel dettaglio e senza lasciar adito ad alcuna discrezionalità, l’azione. In questo contesto è utile citare Max Weber che arriva ad affermare che “in condizioni normali, la posizione di potere di una burocrazia pienamente sviluppata è sempre dominante”. Il “politico” di turno si trova nella posizione del “dilettante” che si deve confrontare con l’esperto.

Ludwig von Mises, economista della scuola liberista austriaca, nel suo saggio Burocrazia (Biblioteca Austriaca Collana diretta da Dario Antiseri, Massimo Baldini(+), Lorenzo Infantino e Sergio Ricossa, Rubettino editore (2009)) dava una chiara visione struttural-strategica dei due soggetti qui citati:

HOe- «Nel sistema capitalistico di mercato, i veri sovrani sono i consumatori. Sono questi che, acquistando o rifiutando di acquistare certi beni, stabiliscono chi deve possedere il capitale e chi deve dirigere le imprese. Sono essi che determinano ciò che deve essere prodotto ed i quale quantità e qualità. Le loro preferenze si traducono per l’imprenditore in profitti e perdite. […]Il sistema di produzione capitalistico è in tal modo una democrazia economica nella quale ogni penny dà diritto a un voto. I consumatori sono il popolo sovrano. I capitalisti, gli industriali e gli imprenditori agricoli sono i mandatari del popolo».

HB- «Nella pubblica amministrazione non c’è alcuna connessione fra costi e ricavi. I servizi pubblici spendono solamente. Il reddito insignificante derivante da fonti speciali (per esempio la vendita di stampati da parte del poligrafico dello stato) è più o meno casuale […] Nella pubblica amministrazione non c’è alcun prezzo di mercato per i risultati conseguiti. E ciò rende necessario far funzionare gli uffici pubblici secondo principi del tutto differenti da quelli nel sistema del profitto. Siamo ora in grado di fornire una definizione di sistema burocratico: sistema burocratico è il sistema utilizzato nella condotta degli affari amministrativi il cui risultato non ha sul mercato valore monetario. Si badi bene: non si afferma che una conduzione ben riuscita dei pubblici affari non ha alcun valore, ma che essa non ha alcun prezzo sul mercato, che il suo valore non può essere convertito in moneta in una transazione di mercato e, conseguentemente, non può essere espresso in termini monetari […].Chi, in precedenza imprenditore, sia posto a capo di un servizio pubblico non è più un uomo d’affari bensì un burocrate. Il suo obiettivo non può più essere il profitto, ma l’osservanza di norme e regolamenti».

Sia l’HOe sia l’HB sono modelli o meglio archetipi di persone che si incontrano tutti i giorni i quali ovviamente agiscono in una realtà complessa molto meno chiara e tranchant di quella in cui si trovano ad operare i due modelli suddetti.  Nonostante ciò è possibile rilevare quanto segue: «l’HOe nel perseguire la massimizzazione della propria utilità si deve confrontare con soggetti a lui pari che perseguendo lo stesso suo fine costituiscono nei fatti un vincolo di cui tener conto e che porta naturalmente a una distribuzione dell’utilità fra tutti i soggetti in gioco, laddove le regole democratiche garantissero veramente l’eguaglianza fra i soggetti stessi e assicurassero l’impossibilità della creazione di posizioni dominanti. Al contrario l’HB, che è un essere, per bisogni e aspirazioni, esattamente uguale a quello sotteso all’HOe, si trova a operare in un intorno nel quale non è limitato nel perseguimento della massimizzazione della propria utilità dall’azione continua, istante per istante, di propri pari che lo “votano” accettando ovvero rifiutando o il prezzo per il bene o servizio che esso si trova a offrire bensì trova l’unico ipotetico limite nelle leggi che dovrebbero essere perfette e nei politici di turno che dovrebbero essere onniscienti e unicamente dedicati a far rispettare i voleri liberamente espressi dai cittadini/clienti/elettori all’atto delle elezioni».

Perché sono oggi importanti nella realtà italiana questi due soggetti ovvero perché oggi è determinante l’HB? La risposta è semplice ed è data dal grafico che illustra l’andamento della spesa pubblica in percentuale sul PIL a partire dalla unità di Italia a oggi (fonte La spesa pubblica dall’unità d’Italia: Anni 1862-2009 Studi e Pubblicazioni del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, Ministero dell’Economia e delle Finanze (2011)):

Come si deduce dall’analisi del grafico suddetto dall’unità di Italia ad oggi la nostra spesa pubblica non ha fatto altro che aumentare arrivando a inglobare nella routine anche i grossi sbalzi di aumento della stessa dovuti ai due conflitti mondiali del secolo scorso. Oggi in Italia la spesa pubblica rappresenta circa il 50% del PIL (lo si confronti con il 32,4% degli Stati Uniti d’America, il 35,9% del Giappone, il 35,9% dell’Australia, il 39,4% della Svizzera ed il 34,7% della Nuova Zelanda) e di questa spesa pubblica circa il 32% è rappresentato da stipendi degli HB i quali sono in numero pari a circa 3,5 milioni.

Ora se si considera che la spesa pubblica è finanziata sia con le tasse che i cittadini versano sia con il debito pubblico che serve a colmare la differenza fra spesa e tasse incassate, si capisce come l’HB, così come descritto da von Mises, possa essere uno dei fattori che spinge la spesa pubblica verso l’alto.

A corollario di von Mises, in ambito Public Choice, la disciplina fondata dal premio Nobel Jim Buchanan recentemente scomparso, William A. Niskanen ha descritto in modo ficcante e concreto il comportamento dell’HB arrivando ad inquadrarne le modalità di azione nel modo seguente: «in che modo l’HB persegue la massimizzazione della propria utilità? Egli lo fa massimizzando il bilancio a propria disposizione il quale è a lui assegnato dal politico sponsor».

Nei fatti l’HB persegue la massimizzazione del bilancio a propria disposizione non perché se ne appropri direttamente (a meno che non vi siano fenomeni di corruttela) ma perché bilanci più grandi per l’ufficio in cui esso si trova ad operare significano per lui maggior potere e maggiore possibilità di appropriarsi di quelli che sono i cosiddetti fringe benefits. Più è grande il bilancio di una amministrazione più grande è il potere dell’HB che ne fa parte, più lussuose sono le auto blu che possono essere utilizzate per i cosiddetti motivi di servizio, più prestigiosi sono gli stabili in cui l’amministrazione si trova a operare, più numerosi sono i collaboratori che possono essere assunti (si pensi al fenomeno del familismo tipico della PA), più prestigiosi e costosi sono i consulenti di cui l’amministrazione può avvalersi, etc. etc. etc..

Le voci del cosiddetto spreco sono infinite e sono tutte figlie di quella naturale connessione che si instaura in un ambito in cui non funzionando il mercato (ie nell’amministrazione pubblica) si correla la massimizzazione del tornaconto dell’operatore pubblico, fatto questo umanamente comprensibile, con la massimizzazione del bilancio a disposizione dell’operatore stesso. Seguendo questa linea di pensiero si arriva in un certo qual modo a razionalizzare anche il comportamento del politico. «Il politico di turno ha infatti un proprio fine: la sua rielezione.[…] Operando in questo contesto il politico sponsor può arrivare ad instaurare una naturale complicità con l’HB che gli chiede bilanci sempre più grandi, soprattutto se maggiori bilanci significano maggiori assunzioni ovvero maggiori contratti di consulenza a persone appartenenti al bacino elettorale del politico stesso».

In sintesi una spesa pubblica che arriva oltre al 50% del PIL ha al proprio interno un “virus autoreplicante”, l’HB, che è intrinsecamente votato all’aumento della spesa stessa e che non ha “nemici naturali” che ne modulino la replicazione.

E’ oggi facile cambiare paradigma di sviluppo? Certamente no. Ci vuole un programma più che ventennale di cambio della struttura della spesa che abbia come obiettivo principale non tanto la diminuzione della stessa quanto, almeno in prima istanza, il cambio della sua composizione puntando ad una diminuzione del numero degli HB in essa operanti tramite un ripensamento di cosa oggi uno stato moderno debba garantire a propri cittadini. Si deve ripensare a cosa oggi deve essere considerato bene pubblico e come si debba garantirne la distribuzione.

Quanto sopra illustrato non è certo una cosa semplice da attuare ma lamentarsi di inefficienza e spreco della PA quando questi fenomeni sono intrinsecamente connessi al comportamento e alla natura degli HB è come lamentarsi del fatto che i moti perpetui di prima e seconda specie non esistono in natura.