Il mercato del vino in Italia

di | Pubblicato il 10 marzo 2015

Quello che vi presento è il frutto delle fatiche e delle ricerche di un vecchio informatico amante del vino. Lontano dal voler essere un palato finissimo o un esperto sommelier, essendo bensì un semplice consumatore di buon vino, mi sono posto il problema di come trovare, e quindi poter assaggiare, i migliori vini nell’ampio per non dire sconfinato mondo della produzione vinicola italiana.

Dopo i primi timidi tentativi ho abbandonato alcuni classici criteri di ricerca a partire dal «tanto più è caro tanto più è buono» che diverse delusioni ha arrecato, soprattutto al mio portafoglio, per passare attraverso alcune guide o pubblicazioni di esperti famosi, impiegando molto tempo senza risultati convincenti, e scoprendo che molto spesso le informazioni sulle etichette sono incomplete.

Da qui l’idea di costruire un database in cui ho caricato tutte le etichette che almeno una volta erano state citate e valutate dalle varie fonti di informazione utilizzate (una decina), dotandole di tutte le informazioni necessarie, reperite spesso su Internet, e riportando, sempre per ogni etichetta, i giudizi formulati dagli esperti e le opinioni e le esperienze di molti produttori. Ho quindi combinato tutti i dati riuscendo a stilare per ogni etichetta introdotta una qualifica globale, depurata da qualunque singola influenza (se un vino compare è perché in tanti lo hanno giudicato positivamente). La valutazione globale è espressa in “Araldi”, da un massimo di 7 a un minimo di 1. Ovviamente tanto più numerosi sono i giudizi positivi espressi tanto più alto sarà il punteggio in Araldi.

Diverse persone hanno interrogato il Database, e le indicazioni ricevute non sono state mai disattese dalla realtà. È quasi superfluo sottolineare che tutto questo lavoro non serve per scoprire che il Sassicaia, o il Brunello Biondi Santi, o il Barolo Monfortino di Giacomo Conterno o il Barbaresco Gaja o l’Amarone sono vini eccezionali: questi e diversi altri sono i fiori all’occhiello della produzione italiana, non hanno certo bisogno di queste ulteriori certificazioni. Tuttavia il database risulta estremamente utile per scovare quelle etichette, meno conosciute, che vale la pena di assaggiare.

Nella versione attuale, aggiornata al 2014, il Database contiene circa 12.500 etichette per circa 4.000 produttori, tutti italiani. Non si corre il pericolo di essere smentiti se si afferma che con queste dimensioni il database è rappresentativo del mercato italiano: e, come ben si sa, il patrimonio di informazioni contenuto e la facilità di interrogarlo forniscono indicazioni originali e di sicuro interesse, soprattutto per i consumatori.

Si presentano di seguito i risultati di alcune elaborazioni. Per ogni Regione sono stati calcolati il prezzo medio di vendita e la valutazione media ottenuta per tutte le etichette presenti. È stato quindi calcolato un indice complessivo dando al prezzo un peso superiore del 25% a quello della valutazione (criterio del tutto arbitrario, ma quasi certamente condiviso dai consumatori).

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Toscana, Piemonte e Veneto agli ultimi posti! Si tratta di un dato sorprendente! A parte la grande numerosità delle etichette, incidono su questo risultato i prezzi elevati e la presenza di diversi giudizi negativi, maggiori che in altre Regioni, che abbassano naturalmente la media qualitativa. Si è quindi proceduto a porre un limite di 25 Euro, per verificare quanto possa aver inciso la presenza dei super-vini Toscani Veneti e Piemontesi. Risulta:

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Utilizzando la lente di ingrandimento del prezzo il numero delle etichette è diminuito di circa 1600 unità (1200 delle quali piemontesi, toscane e venete). Questo significa che i produttori del nord tendenzialmente puntano a un mercato molto elevato economicamente. Dalla tabella si evince che Molise e Calabria sono in testa, sebbene con poche etichette tra le quali si consigliano il Tintilia e il Cirò Rosso. La prima Regione del Nord è il Trentino Alto Adige che si attesta per l’elevata qualità a prezzi contenuti. In generale si consiglia di tenere nella massima considerazione la produzione delle regioni del Centro Sud e delle Isole, dove è più facile reperire vini meno conosciuti, ma eccellenti e di costo contenuto.

Il discorso si inverte se si considerano i dati relativi alla presenza regionale dei vini eccellenti (6 o 7 Araldi). In questo caso, infatti, Toscana e Piemonte distaccano largamente le altre Regioni grazie ai grandi vini come il Barolo, il Barbaresco, il Brunello e così via. Rimane dunque la regola nota: i grandi vini più sono famosi e più costano ma questo non esclude il fatto che esistano molti vini veramente buoni, dal costo più contenuto, in grado di appagare pienamente palato e portafoglio.

Lo stesso studio è stato condotto sui vini bianchi i cui risultati verranno illustrati nel prossimo numero de Il Punto, in pubblicazione a giugno.

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