Il web sociale e il numero di Dunbar Ovvero: quando le dimensioni contano

di | Pubblicato il 10 marzo 2015

Negli ultimi quindici anni abbiamo assistito a una crescente dipendenza dagli strumenti del cosiddetto “web sociale” sia dal punto di vista della socializzazione ricreativa, sia dal punto di vista della comunicazione aziendale. Facebook, Twitter, LinkedIn, Google+, Flickr, Instagram e altre piattaforme disponibili sul web 2.0 rendono sempre più sfumata la separazione tra il mondo reale e quello virtuale, e sembrano estendere enormemente la nostra capacità di stabilire e mantenere relazioni sociali.

Le piattaforme social (SNS – Social Network Site) sono definite come servizi web che consentono agli individui di: (1) costruire un profilo pubblico o semi-pubblico all’interno di un sistema delimitato, (2) articolare una lista di altri utenti con cui condividono una connessione, e (3) visualizzare e navigare la propria lista di connessioni e le liste degli altri utenti all’interno del sistema.

La chiave per il successo di un SNS a volte risiede nella sua settorialità. Alcuni esempi: il popolarissimo LinkedIn(2003), specializzato nelle reti di contatti professionali e oggi leader in questo settore, nonché uno dei più popolari SNS in assoluto; Flickr (2004), portale di image hosting attorno al quale si è costruita quella che è stata per anni la più grande community mondiale di appassionati di fotografia, oggi al secondo posto dopo Instagram (2010); oppureYoutube (2005) portale di videosharing e oggi SNS collegato ai profili Google+; LiveJournal, nato nel 1999 come portale di blogging, ed evolutosi in SNS grazie all’introduzione precocissima del sistema di “friendship” che ha creato una vera e propria rete sociale. Alcuni SNS sono costruiti intorno a interessi specifici e trovano il proprio mercato nei pubblici di nicchia, nella cosiddetta “coda lunga”: CouchSurfing (2003), è dedicato allo scambio di ospitalità tra viaggiatori; LiveMocha (2007),  sfrutta  le potenzialità  delle  reti sociali per l’insegnamento reciproco di lingue straniere; deviantART (2000), è una comunità di artisti che condividono le proprie opere; Goodreads (2006) e Anobii(2006), sono dedicati alla condivisione e recensione dei propri scaffali di libri. Esistono addirittura portali che fanno del proprio essere comunità ad accesso ristretto un punto di forza da ostentare a scopo promozionale, comeBeautifulpeople (2002), SNS mirato agli appuntamenti online, che consente l’iscrizione solo a gente di bell’aspetto (secondo il voto degli altri bellissimi iscritti).

Oggi il vero colosso degli SNS è Facebook, che ha surclassato il successo di Myspace ma nasce nel 2004 proprio come SNS di nicchia: un portale per mettere in contatto gli studenti dell’università di Harvard.

Per la loro struttura di following reciproco, sono quasi sempre considerati SNS anche i portali di microblogging. Un microblog è, come suggerisce il nome, un blog in cui vengono pubblicati contenuti “piccoli”. Lo stesso Facebook viene da molti considerato anche un portale di microblogging: viene usato per pubblicare piccoli contenuti (brevi status, immagini, link, video) che vengono visualizzati dagli utenti sulla propria home.

Escludendo Facebook, i due maggiori portali di microblogging attualmente esistenti sono Tumblr e Twitter (cfr. figura 1).

SNS Tipologia Data di lancio Rank Alexa[1]
Facebook Generale, microblogging febbraio 2004 2
Youtube Video sharing 2005 3
Twitter Microblogging luglio 2006 8
LinkedIn Contatti professionali maggio 2003 14
Instagram Photo sharing ottobre 2010 25
Tumblr Microblogging 2007 30
Flickr Photo sharing febbraio 2004 123
deviantART Art sharing agosto 2000 151
LiveJournal Blogging aprile 1999 175
Goodreads Recensioni di libri dicembre 2006 285
MySpace Generale agosto 2003 1.638
Classmates.com Generale 1995 4.960
CouchSurfing Viaggi e ospitalità 2003 5.027
aNobii Recensioni di libri 2006 29.995
Friendster Generale, social gaming 2002 31.620
LiveMocha Apprendimento di lingue settembre 2007 46.547
Beautifulpeople Appuntamenti 2002 103.626
Google + Generale giugno 2011 N.C.
Figura 1 – SNS ranking (Fonte: S. Castellan)

Il sistema di condivisione dei contatti porta facilmente a creare reti di grandissime dimensioni. Ma qual è la reale natura degli scambi che avvengono tramite queste piattaforme? Si determinano veramente nuovi rapporti interpersonali relativamente forti, o prevale quella che abbiamo definito la funzione di microblogging con condivisione di contenuti di piccola dimensione, quindi quasi sempre mancanti di un reale approfondimento?

Diversi studi hanno dimostrato che anche chi ha migliaia di contatti in rete di fatto riesce a stabilire relazioni interpersonali in numero molto più ridotto. Il primo a studiare l’esistenza di eventuali limiti alla capacità umana di mantenere relazioni interpersonali stabili è stato Robin Dunbar, psicologo e antropologo evoluzionista inglese che, nel 1992, ha misurato la correlazione tra il volume della neocorteccia (ovvero quella porzione di corteccia cerebrale con sviluppo filogenetico più recente) e la tipica dimensione dei gruppi sociali in svariate classi di primati (cfr. figura 2).

relazione-dunbar

Figura 2 – la relazione di Dunbar

Estendendo questi risultati all’uomo si ottiene un limite biologico che vincola a 150 (numero di Dunbar) il numero massimo di contatti con cui si può avere un reale rapporto di scambio sociale all’interno di qualunque rete.

La coesione sociale nei primati si realizza tramite il “grooming”, attività che però consuma molto tempo. Nell’uomo la neocorteccia rappresenta il 90% del volume cerebrale ed è la sede delle capacità cognitive superiori, tra cui il linguaggio. Secondo alcuni antropologi, tra cui lo stesso Dunbar, il linguaggio si sarebbe evoluto nell’uomo come forma più efficiente del grooming per mantenere i contatti sociali. Senza il linguaggio, dice Dunbar, gli esseri umani avrebbero dovuto dedicare quasi metà del loro tempo a qualche forma di social grooming, il che avrebbe reso qualsiasi sforzo cooperativo o produttivo praticamente impossibile. La comunicazione verbale ha consentito alle società di rimanere coese, riducendo il bisogno di “intimità fisica”.

Si potrebbe naturalmente sostenere che gli strumenti oggi disponibili, facilitando al massimo le relazioni, possano produrre un mondo online in cui questi limiti sono rimossi. Per converso, tali strumenti potrebbero essere anche interpretati come l’analogo di una calcolatrice, che rende più spediti e semplici i calcoli ma non migliora le nostre capacità cognitive per la matematica.

In effetti, studi sperimentali hanno dimostrato che un limite biologico esiste realmente anche nel mondo digitale: i risultati, a seconda dell’indagine, oscillano tra i 100 e i 300 contatti circa, numeri comunque non troppo diversi da quello inizialmente proposto da Dunbar. Nessuno può tuttavia escludere che la digitalizzazione dei sistemi relazionali costituisca un nuovo impulso evolutivo su scala filogenetica, verificabile quindi solo in un lontano futuro.

Così, anche se avete migliaia di amici sulla vostra pagina Facebook, provate a fare un’onesta verifica sul numero di persone con cui avete stabilito una vera connessione reciproca e con cui interagite sistematicamente, e vi accorgerete che sono relativamente pochi.

Alcune organizzazioni hanno preso molto sul serio il numero di Durban, utilizzandolo per dimensionare la loro struttura in modo da tener conto di questo limite nella comunicazione interpersonale. Tra gli esempi interessanti c’è la W. L. Gore & Associates, titolare del famoso marchio Gore Tex, i cui impianti prevedono un numero massimo di addetti pari a 150, al raggiungimento del quale si progetta e costruisce una nuova facility, anche molto prossima a quelle esistenti. Il Dipartimento della Difesa USA ha finanziato molti studi per ottimizzare il dimensionamento dei propri reparti partendo proprio dal numero di Dunbar. E il governo svedese ha riorganizzato una parte dell’amministrazione in moduli compatibili con tale limite.

Il numero di Dunbar fornisce anche indicazioni utili per impostare campagne di marketing virale, o progettare una campagna elettorale o di opinioni. Ad esempio, nel Blog citato tra i riferimenti viene proposta un’idea, provocatoria ma interessante, per riorganizzare su questa base i meccanismi elettorali dei nostri rappresentanti in parlamento. Gli elettori italiani aventi diritto di voto per la camera sono 46.459.327, e alle ultime elezioni hanno votato in 28 circoscrizioni plurinominali in 61.446 sezioni. Se raddoppiassimo le sezioni e organizzassimo il voto in modo uninominale in ciascuna di esse, in ognuna si confronterebbero circa 370 cittadini, che si raggrupperebbero con ogni probabilità in formazioni i cui partecipanti difficilmente supererebbero il numero di Dunbar: il rapporto tra la base e i candidati sarebbe quindi assolutamente diretto. I 123.000 eletti dovrebbero confrontarsi in secondo turno sulla base di 350 distretti uninominali, eleggendo così 350 parlamentari, che sarebbero legati alla base elettorale da non più di due gradi di separazione. Questa è senza dubbio un’utopia, però può essere utile per ispirare una riflessione su un rinnovamento dei sistemi di voto che renda effettivo il collegamento tra i cittadini e i propri rappresentanti.

Riferimenti:

  • R. Dunbar (1998) The social brain hypothesis. Evol. Anthrop. 6: 178-190.
  • S. Castellan (2015) I big data nell’analisi previsionale: sfide, opportunità e implicazioni. Tesi di dottorato in Ingegneria dell’Impresa.
  • Hernando et Al. (2010) Unravelling the size distribution of social groups with information theory in complex networks, The European Physical Journal B, pp 87-97.
  •  www.fabiomarinelli.ilcannocchiale.it

 


[1] gennaio 2015.

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