L’arte del riciclo per il presepe

di | Pubblicato il 15 dicembre 2015

Durante il periodo natalizio, e da tradizione l’8 dicembre, in tutto il mondo cristiano esiste l’usanza di erigere presepe e albero di Natale nelle case, nelle chiese o nelle piazze.
Il presepe è la rappresentazione artistico-figurativa della nascita di Gesù. Il termine de-riva dal latino praesaepe, ovvero mangiatoia, ma anche recinto chiuso a rappresentare il luogo dove venivano custoditi gli animali domestici come le capre e le pecore. Il termi-ne è composto da prae che significa davanti e saepes che significa recinto, quindi luogo che ha davanti un recinto.
Sono gli evangelisti Luca e Matteo gli unici a descrivere la Natività nei loro Vangeli attra-verso 180 versetti, cosiddetti “dell’infanzia”, che documentano la nascita di Gesù avvenuta al tempo di re Erode, a Betlemme di Giudea. Maria e Giuseppe giunsero lì per il censimen-to indetto da Roma e, non riuscendo a trovare alloggio in nessuna locanda, si ripararono in una stalla. Durante la notte Maria ebbe le do-glie e il Bambino nacque quindi dentro la mangiatoia. Nel racconto dei Vangeli non vengono menzionati gli animali: questo parti-colare è stato inserito successivamente dalla tradizione popolare. Si pensò, infatti, che per ripararlo dal freddo Gesù fosse stato coperto con la paglia e messo vicino agli animali pre-senti all’interno della stalla. Nel presepe che conosciamo ancora oggi, il bue e l’asinello hanno un ruolo di rilievo e quasi irrinunciabi-le. Nei loro brani quindi si ritrova la sacra rappresentazione che a partire dal medioevo prenderà il nome praesaepe. Oggi la parola assume il significato non solo di “mangiatoia”, ma dell’intera rappresentazione della Nascita di Gesù.
L’origine esatta del presepe è difficile da defi-nire, in quanto è il prodotto di un lungo pro-cesso.
La più antica raffigurazione della Vergine con Gesù Bambino è raffigurata nelle Catacombe di Priscilla di via Salaria a Roma, dipinta da un artista ignoto del III secolo all’interno di un arcosolio del II secolo.
Nel Quattrocento alcuni grandi maestri della pittura italiana raffigurarono scene della nati-vità, dette anch’esse “presepe”: Botticelli nell’Adorazione dei Magi (Firenze, Galleria degli Uffizi) raffigurò personaggi della fami-glia Medici; Giotto con la Natività della Cap-pella degli Scrovegni a Padova; Piero della Francesca la Natività della National Gallery di Londra; il Correggio la Natività della Pina-coteca di Brera.
La rappresentazione pittorica della Natività fu seguita poi dalla rappresentazione tridimen-sionale, allestita in occasione delle festività natalizie. Questa usanza, all’inizio prevalen-temente italiana, ebbe origine grazie a San Francesco d’Assisi che nel Natale del 1223 realizzò a Greccio (gemellata con Betlemme) la prima rappresentazione della Natività, dopo aver ottenuto l’autorizzazione da papa Onorio III. A quei tempi le rappresentazioni sacre non potevano tenersi in chiesa, così San Fran-cesco ottenne il permesso di celebrare una messa all’aperto dove si raccolsero tutti i con-tadini del paese mentre i frati illuminavano con le fiaccole il paesaggio notturno. France-sco preparò una mangiatoia all’interno di una caverna nel bosco e portò un asino e un bue viventi, ma senza la rappresentazione della Sacra Famiglia. Tornato nel 1220 dalla Pale-stina era rimasto colpito dalla visita di Bet-lemme e voleva rievocare la scena della Nati-vità in un luogo, Greccio, che trovava molto simile alla città palestinese. Di fronte alla mangiatoia tenne la sua famosa predica di Na-tale, rendendo così accessibile e comprensibi-le la storia di Natale a tutti coloro che non sa-pevano leggere.
Su impulso di quanto fatto da Francesco a Greccio l’iconografia del presepe passò ben presto dall’ambito prettamente artistico a quello popolare, soprattutto all’interno delle chiese, nelle quali la rappresentazione della nascita di Gesù con statuine dei protagonisti della Natività ed elementi ispirati all’ambiente naturale diventò una vera e propria tradizione, soprattutto nelle regioni dell’Italia centrale e in Emilia. Nella Cappella Sistina della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma, si può am-mirare uno dei più antichi presepi natalizi rea-lizzato in alabastro nel 1289 da Arnolfo da Cambio e donato a questa chiesa. Il presepe ha la forma di una casetta, in cui è rap-presentata l’adorazione dei Re Magi.
Iniziata soprattutto nel Quattrocento, la tradizione del presepe continuò la sua diffusione anche durante il XVI secolo fino ad arrivare nel Regno di Napoli.
Nel XVII secolo il presepe iniziò a diffondersi anche nelle case dei nobili sotto forma di “so-prammobili” o di vere e proprie cappelle in miniatura grazie alla sua capacità di trasmet-tere la fede in modo semplice e vicino al sen-tire popolare.
Il grande sviluppo dei presepi scolpiti iniziò tuttavia nel Settecento, quando si formarono le grandi tradizioni presepistiche soprattutto dei presepi napoletano, genovese e bolognese. In questo secolo si diffuse tanto l’usanza della preparazione dei presepi nelle case dei fedeli più ricchi e nobili quanto la tradizione di alle-stire il presepe nelle chiese. Alcuni di essi vengono tuttora esposti nel periodo natalizio.
Ma è tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento che il presepe arrivò anche nelle case dei borghesi e del popolo, dove divenne presto il centro simbolico intorno al quale ruotavano le festività natalizie. La diffusione dell’albero di Natale (vedi Il Punto n. 32) non ha cancellato la tradizione del presepe, ma si è affiancata ad essa.
La diffusione progressiva del presepe viene spiegata anche dal successo che esso riscontra nei più piccoli che rivedono nel Bambin Gesù se stessi e in Maria e Giuseppe i propri geni-tori. Inoltre la scena piena di animali e scene familiari trasforma il presepe in un nuovo gioco.
La tradizione continua ancora oggi e i presepi sono messi in scena sia in modo tradizionale sia in modo originale. I più tecnologici dotati di figure che si muovono, di ruscelli che scor-rono e di luci che si accendono, negli ultimi anni hanno lasciato il posto a presepi di forme insolite e allestiti con materiali inusitati, so-prattutto di riciclo, che lasciano grande spazio alla fantasia del presepista.
Con carta, cartone e cartoncino, materiali fa-cilmente modellabili, si possono realizzare davvero un’infinità di varianti del presepe a seconda delle proprie abilità manuali e del tempo a disposizione. Ne riportiamo solo al-cuni esempi che possono ispirare nuove origi-nali creazioni (Figure 1-4).

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I tappi di sughero, ad esempio, vengono spes-so riciclati per creare diverse decorazioni e, soprattutto per la loro forma, si prestano per-fettamente alla realizzazione di presepi “fai da te”. Dipingendoli e usando scampoli di stoffa si possono davvero creare facilmente dei deli-ziosi e originali presepi, come quelli riportati nelle figure 5-8.

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Un altro oggetto che per forma e dimensioni si presta facilmente alla realizzazione dei per-sonaggi del presepe è il rocchetto del filo. Nelle figure 9-11 vengono riportati alcuni esempi tra i più originali e rappresentativi tro-vati sul web.

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E vedendo questi presepi realizzati con i ba-stoncini dei gelati (figure 12-14) ripensiamo ai bei momenti delle vacanze estive che ci aiutano a combattere il freddo invernale.

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Sono delle piccole opere d’arte i presepi realizzati con la pasta alimentare cruda. Se sca-duta o deteriorata, invece di essere buttata può essere utilizzata per la realizzazione di crea-zioni davvero complesse e originali. Alcuni dei presepi riportati nelle figure 15-17 sono stati i vincitori di diverse edizioni dell’Esposizione Internazionale “100 Presepi” che si tiene a Roma ogni anno. Ma con la pa-sta se ne possono creare davvero di deliziosi senza dover essere dei veri e propri artisti.

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Un’idea davvero “buona” è realizzare il presepe con pane e biscotti (figure 18-20) che al-la fine del periodo natalizio possono essere gustati in memoria delle festività appena concluse. In questo caso viene scongiurato qual-siasi tipo di spreco e il riciclo è al 100%!

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Il riciclo creativo come sempre non pone limi-ti alla fantasia e all’abilità manuale di ogni persona. Nelle figure 21-27 possiamo vedere delle divertenti creazioni realizzate con lattine, cialde del caffè, barattoli, bottiglie e mille al-tri oggetti rigorosamente derivanti dal recupe-ro di materiali di scarto che possono essere utilizzati come fonte di ispirazione.

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E ora non mi resta che augurare a tutti… buone feste!

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