Collaborative Innovation Networks (COINs)

di | Pubblicato il 8 luglio 2016

Durante una lezione a ingegneria mi trovai a parlare con un professore circa il volo delle oche. Sul momento fui colto di sorpresa: come poteva il volo delle oche collegarsi ai temi dell’innovazione collaborativa e dello sviluppo di un nuovo prodotto? Tutto mi fu subito chiaro quando capii perché le oche volano in formazione a “V”, durante le lunghe migrazioni. L’oca in testa aiuta le altre producendo, con il suo volo, un effetto aerodinamico che permette alla compagne di conservare energia e stancarsi di meno. Le altre non devono fare altro che rimanere compatte e alternarsi alla posizione di testa, affinché lo sforzo maggiore sia condiviso. La resistenza del vento si riduce e così facendo si possono coprire distanze altrimenti impossibili per l’oca che volasse da sola.

Vantaggi simili sono ottenuti dai pesci che nuotano in gruppo per evitare di essere attaccati dai predatori o dal pesce pilota che spesso nuota in associazione con gli squali senza essere predato: piuttosto si nutre degli avanzi di quest’ultimi e dei loro parassiti, ricevendo protezione. Anche lo squalo, liberato dai parassiti, trae vantaggio dalla relazione.

Tutti questi esempi danno evidenza immediata a risultati che non potrebbero essere raggiunti da attori singoli; dalle interazioni di gruppo emerge una performance molto maggiore della somma lineare dei contributi dei singoli individui, si tratta di sistemi “complessi” in cui sono le interazioni a fare la differenza. Simili dinamiche, qui estratte dal mondo animale, si riflettono poi nella pratica d’impresa, soprattutto quando gli individui portano a termine dei compiti lavorando in gruppo. Si pensi ad esempio alle coppie creative che lavorano nelle agenzie di pubblicità – composte da un art director e da un copywriter. Ognuno è in grado di occuparsi di alcuni aspetti della campagna pubblicitaria: insieme hanno l’idea, poi ciascuno può realizzare la sua parte; l’intersezione delle parti fa il risultato.

Queste sinergie si innestano su un altro fenomeno, quello della crescita irrefrenabile delle comunicazioni online, che ha aperto nuove opportunità di lettura della “mente collettiva”. I maggiori trend diventano ora identificabili quando sono ancora in nuce, prima della loro esplosione, visto che è spesso possibile isolare gruppi di individui creativi  che stanno per lanciare una nuova idea o prodotto. Il web è diventato uno specchio del mondo reale, permettendo ai ricercatori sociali di capire perché alcune idee, a volte anche apparentemente semplici, cambiano la nostra vita, mentre altre muoiono nell’ombra. Il processo di studio, scoperta, analisi e misurazione dei trend e dei trendsetter è stato chiamato Coolhunting.

Le idee che stanno cambiando il mondo spesso non nascono da una singola persona. È stato dimostrato che i più grandi risultati si raggiungono quando si costruiscono reti collaborative di innovazione – in inglese COINs, Collaborative Innovation Networks. La comunicazione e la collaborazione ricoprono un ruolo fondamentale nel processo innovativo, tanto da mettere in secondo piano molti altri asset prima ritenuti fondamentali. Uno studio del Massachussets Institute of Technology ha analizzato le startup del cluster biotecnologico di Boston, dimostrando che non serve investire ingenti somme di denaro per porre la sede della propria azienda nel cuore geografico del   cluster; in realtà ciò che conta sono gli stili di comunicazione, il dinamismo e il confronto più ampio possibile anche con aziende e istituzioni diverse dalla propria. Gruppi di innovazione possono nascere a livello di reti di imprese, ma sono più comunemente formati da individui che, auto-motivati, seguono una visione comune e collaborano condividendo idee e informazioni. La maggior parte dei loro scambi sono supportati dalla tecnologia. Gli incontri faccia a faccia rimangono comunque utili, ma non sono più l’elemento portante dell’interazione. Questi gruppi si alimentano grazie alla Swarm Creativity e operano in strutture abilitanti della creazione fluida e dello scambio libero di idee. I pattern di collaborazione spesso sono riconoscibili e misurabili poiché seguono dinamiche comuni. In particolare, analizzando le comunicazioni di questi gruppi su vari mezzi (come le email, Wikipedia, Twitter, Facebook, blog o forum di discussione), si possono identificare almeno 6 segnali onesti di collaborazione. Questi segnali vengono rilevati tenendo conto delle tre dimensioni su cui si articola l’interazione: la struttura, facendo riferimento a posizioni occupate nelle reti sociali; i contenuti del messaggio, sui quali si applicano le tecniche di analisi semantica; i tempi di reazione e l’evoluzione delle posizioni degli attori sociali nel tempo. Queste dimensioni sono state identificate prendendo come base studi portati avanti su centinaia di organizzazioni da Peter Gloor e dal suo gruppo di ricerca; studi in cui si sono integrate le analisi di comunicazioni avvenute via email, su Blog e Forum, su Wikipedia e su Twitter. A livello individuale sono stati condotti anche esperimenti che, tramite l’utilizzo di badge sociometrici, hanno consentito l’analisi dei dialoghi faccia-a-faccia, dei toni di voce e delle dinamiche di interazione verbale e di prossimità fisica. Gli indicatori riportati nel Riquadro 1 rappresentano un sottoinsieme spesso indispensabile per cogliere i segnali onesti di collaborazione che sono emersi nelle esperienze finora descritte.

Questi indicatori si rivelano molto utili perché tramite interventi mirati possono essere calibrati al fine di ottimizzare le performance aziendali.

Alcuni tra i temi di ricerca più avanzati legati ai gruppi e alle reti di innovazione vengono discussi ogni anno durante il ciclo di conferenze dedicate alle Collaborative Innovation Networks (COINs). L’evento di quest’anno, nato dalla collaborazione dell’Università di Roma Tor Vergata con il Centro per l’Intelligenza Collettiva del Massachussets Institute of Tecnology, si è tenuto a Roma dall’8 all’11 Giugno 2016. I temi principali del dibattito hanno riguardato l’innovazione e il potere dell’improvvisazione. Ci si è chiesti quali fossero le qualità osservabili della collaborazione anche virtuale e come la ricerca di una interazione globale possa influenzare le reti locali. Si è indagato circa i segnali di una coscienza collettiva e sui metodi utilizzabili per leggere la “mente globale” e fare predizioni. Come di consueto si sono affrontati i temi del lavoro di gruppo, dell’ottimizzazione delle performance tramite la collaborazione, delle interazioni virtuali, dei pattern di linguaggio, dell’apprendimento collettivo, della leadership collaborativa, dell’integrazione dei flussi di conoscenza eterogenei, dell’intelligenza e dei comportamenti sociali, della psicologia delle collaborazioni. Infine, si sono esplorati gli strumenti software e le metodologie utili alla ricerca in questo ambito, per la maggior parte rientranti nel novero della Social Network Analysis. I contributi principali sono stati pubblicati nel libro edito da Springer dal titolo “Designing Networks for Innovation and Improvisation”.

Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito internet:

http://rome16.coinsconference.org

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