Cosa vogliono le donne?

di | Pubblicato il 22 giugno 2017

Quando una donna prende il potere il maschio alfa si sente minacciato, derubato del posto che reputa legittimo, e arriverà a giocare carte false, pur di riprendersi quel posto. È l’idea che sta alla base di una commedia romantica di gran successo, What women want – quello che le donne vogliono (2000). Nick Marshall, pubblicitario maschilista e “sciupafemmine”, è in attesa di una promozione aziendale a direttore creativo, ma all’ultimo momento il suo capo decide di assumere, al suo posto, una donna, la talentuosa Darcy McGuire. Quando Nick (dopo aver ricevuto una “magica” scossa elettrica) scopre di riuscire a leggere telepaticamente i pensieri di tutte le donne, decide di usare questo dono a suo vantaggio rubando idee alla sua nuova capa e causandone, in ultima battuta, l’ingiusto licenziamento.

Negli ultimi anni i produttori hollywoodiani stanno cavalcando un nuovo, fecondo filone di film incentrato su eroine artefici del proprio destino, capaci di essere leader e ispiratrici. È il caso ad esempio della fortunatissima saga distopica The hunger games, in cui la protagonista Katniss Everdeen sopravvive a un gioco al massacro, salva per due volte il ragazzo di cui è innamorata (in un sovvertimento del tipico luogo comune della damigella in pericolo) e diventa infine leader di un movimento insurrezionale. Ma si pensi anche alle protagoniste dei nuovi film del franchise Star Wars (Il risveglio della forza e lo spin-off Rogue One) o al recentissimo lungometraggio dedicato a Wonder Woman. È un filone artistico che viene da molti accusato di piaggeria femminista e di cavalcare solo una moda, che lascerà il posto ai cari vecchi eroi maschi non appena (come tutte le mode) passerà.

È un dato di fatto che le posizioni di potere siano ancora, per la maggior parte, occupate da uomini, che sono mediamente più competitivi e tendono  quindi a emergere con più facilità. Questo però non significa che le donne non possano diventare leader ed essere altrettanto abili e motivate, quando si trovano al comando, e gli esempi di donne in posizione di potere sono per fortuna in aumento anche nella realtà, oltre che al cinema.

Come esempi che possano essere d’ispirazione alle aspiranti leader del futuro, sono andata alla ricerca di donne leader nel cinema degli anni passati, quando la empowered woman non era ancora un luogo comune di moda, a tutto svantaggio della freschezza e originalità dei personaggi.

L’esempio forse più celebre, e certamente il più citato nelle infinite liste di “inspirational feminist movies” che si possono trovare online, è quello di Ellen Ripley, la protagonista della prima saga di Alien, in particolare i due capolavori Alien (1979) e Aliens (1986). La scelta degli sceneggiatori è stata molto coraggiosa, per l’epoca: alla fine degli anni ’70 gli eroi dei film d’azione e di fantascienza erano tutti, invariabilmente, uomini. Ripley è un personaggio ricco e complesso, non una dea buona, perfetta e irreale, ma una donna a tutto tondo, con i suoi pregi e i suoi difetti, eroina  nel senso più profondo del termine, determinata nel suo tentativo di salvare l’equipaggio della nave e unica a comprendere il serio pericolo di contaminazione, all’inizio del primo film.

Ma la leadership femminile non deve per forza avere l’aspetto androgino e i modi rudi di Sigourney Weaver, si può nascondere anche dietro al sorriso gioioso e all’ampia gonna di Julie Andrews, come nel film Tutti insieme appassionatamente (The sound of music, 1965). Questa storia, dietro una cortina di buoni sentimenti e canzoni allegre, fa una vera e propria satira della leadership maschile, che è personificata dal freddo e ottuso capitano George Von Trapp. L’uomo dirige la propria casa e i propri sette figli come fossero un piccolo esercito, ma senza lasciare spazio ai sentimenti i bambini risultano intrattabili e ostili (hanno causato il licenziamento di una lunga fila di governanti). Ci vorranno il buon cuore e l’empatia della protagonista Maria, per capire come sia possibile mantenere coeso e disciplinato il gruppo rendendo al contempo felici i partecipanti. Questo film è la dimostrazione di come l’intelligenza emotiva sia importante quanto quella logica, se si vuole diventare dei buoni leader, ed è un buon esempio indifferentemente per le donne e per gli uomini.

Julie Andrews era stata, tra l’altro, protagonista l’anno precedente del suo film più celebre, Mary Poppins (1964), in cui (di nuovo) una forte figura femminile riporta l’ordine all’interno di una famiglia alla deriva e ridà un senso alla vita del padre.

La leadership ha anche un “lato oscuro” e se gli uomini hanno Darth Vader come sommo esempio del genere, le donne possono guardare (per distanziarsene) alla figura dell’infermiera Ratched nel film Qualcuno volò sul nido  del cuculo (One Flew Over the Cuckoo’s Nest, 1975). Interpretata magistralmente da Louise Fletcher, Ratched è la perfetta personificazione della corruzione morale del potere, una tiranna repressiva che non ammette discussione, usa la sua posizione a proprio piacimento e non tollera la libertà di pensiero. Con i suoi modi falsamente calmi e razionali, è forse uno dei personaggi più inquietanti di tutta la storia del cinema.

Ho lasciato per ultimo un esempio di eroina leader che mi è particolarmente caro, ma poco considerato: Miss Bianca dal film di animazione Disney Le avventure di Bianca e Bernie (The rescuers, 1977). Senza forse volerlo essere, questo film è una splendida ispirazione per tutte le donne che aspirano a farsi strada come leader nel famelico “mondo di uomini”. Membro della società internazionale di salvataggio, all’inizio del film la topolina Bianca si fa avanti come volontaria per salvare la povera Penny, un’orfanella scomparsa che ha lanciato una misteriosa richiesta d’aiuto in bottiglia. La maggioranza dei topi uomini dell’assemblea accetta la sua candidatura a patto che si trovi un accompagnatore uomo, perché non sta bene che una signorina vada in missione da sola. Bianca, sorprendendo tutti, invece di scegliere un partner alla pari, che certamente vorrebbe comandare l’operazione di salvataggio, decide di farsi accompagnare dal goffo usciere Bernie.

Senza mai rinunciare al proprio charme femminile e a generose spruzzate di profumo, nel corso della storia Bianca è la vera eroina della storia, con la controparte maschile Bernie che fa da spalla comica e aiutante imbranato. Coraggiosa e avventurosa tanto quanto lui è pauroso, superstizioso e maldestro, alla fine lui migliorerà imparando da lei, e sarà lei a dirigere tutte le operazioni per il salvataggio finale di Penny. Interessante il fatto che lo schema di leader donna e spalla goffa uomo si ritrovi identica, riflessa in negativo, nei due cattivi: Madame Medusa e Snoops.

Gli esempi di leadership e donne forti potrebbero continuare con un lungo elenco: si va dalla crescita umana della capricciosa Rossella O’Hara di Via Col Vento (Gone with the wind, 1939) all’acume dell’investigatrice Clarice Starling ne Il silenzio degli Innocenti (The silence of the lambs, 1991), alle capacità machiavelliche della scrittrice Catherine Tramell (Basic Instinct, 1992).

Ma mi fermo qui, invitando tutti a rivedere il classico Disney ingiustamente sottovalutato e dimenticato.

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