Lezioni d’impresa natalizie

di | Pubblicato il 18 dicembre 2017

È Natale! Tempo di alberi e presepi, luci colorate, pandori, panettoni e mandarini, canzoncine allegre, shopping, regali e palinsesti invasi da film natalizi.

Ma lungi dal farci venire un’attacco di diabete per il troppo zucchero contenuto sia nei dolci che nei film, possiamo approfittare dell’ennesima replica televisiva per cercare di trarre qualche utile lezione da applicare al mondo imprenditoriale? Certo che sì!

Se mettiamo insieme le parole “Natale” “film” e “impresa” credo che il primo titolo che venga in mente a chiunque sia l’immortale Una poltrona per due (Trading Places, 1983, regia di John Landis) che ogni anno viene immancabilmente trasmesso dalla televisione italiana alla vigilia di Natale.

I fratelli Mortimer e Randolph Duke discutono dell’eterna questione genetica vs ambiente: criminali si nasce o si diventa? Uno è convinto sostenitore della prima ipotesi, l’altro della seconda. Per scoprire quale sia l’ipotesi più valida, decidono di mandare in rovina Louis Winthorpe, un loro irreprensibile agente di cambio (Dan Aykroyd) e mettere al suo posto Billy Ray Valentine un accattone squinternato dedito alla truffa (Eddie Murphy). Quando l’accattone si dimostra all’altezza del compito e l’agente di cambio si trasforma in un delinquente, i fratelli dichiarano valida l’ipotesi “ambiente”. Il piano gli si ritorcerà, poi, contro, quando Billy Ray e Louis decideranno di unire le forze per vendicarsi dei due crudeli imprenditori.

Il film insegna una bellissima lezione sull’importanza di passare sopra alle apparenze e al rango, e dovrebbe essere di monito ai selezionatori del personale di qualsiasi azienda. Ciò che conta sono le abilità e l’intelligenza di una persona, non la sua estrazione sociale, né il modo in cui si presenta. Louis, infatti, troverà aiuto nel piano di vendetta in tre persone: il suo maggiordomo Coleman,  che aveva sempre trattato con superiorità, la prostituta Ophelia che l’ha aiutato dopo che era caduto in disgrazia e, per l’appunto, l’ex-accattone Billy Ray. Questi tre personaggi con la loro intelligenza e intraprendenza riescono a mettere in atto un piano geniale, e troveranno, infine, anche il successo economico, in barba alla loro condizione sociale di partenza.

Un’altro film che mette insieme mondo dell’imprenditoria e Natale è S.O.S. Fantasmi (Scrooged, 1988, regia di Richard Donner), l’ennesima rivisitazione contemporanea del Canto di Natale di Charles Dickens. Nell’arcinoto romanzo, tre spiriti offrono all’avaro Scrooge l’occasione per redimersi e diventare una persona migliore. Lo Scrooge del film è Frank Cross (Bill Murray), il direttore di un importante network telvisivo. Dedicare tutta la vita alla carriera ha reso Frank una persona arida ed egocentrica: emblematico il fatto che abbia uno specchio in ufficio, che usa ogni  volta che si sente insicuro, per guardarsi e ammirare l’uomo di successo che crede di essere diventato. Ci penseranno i proverbiali tre spiriti del Natale a fargli capire i propri errori.

L’insegnamento imprenditoriale che possiamo trarre da questo film è: guardare troppo a se stessi fa perdere di vista i veri obiettivi, e può rivelarsi, alla lunga, controproducente, anche nel campo imprenditoriale, non solo in quello umano. Se si vuole avere successo, non si possono lasciare da parte l’intelligenza emotiva e l’empatia.

Mr. Hula Hoop (The Hudsucker Proxy, 1994, regia di Joel ed Ethan Coen) può essere a tutti gli effetti considerato un film natalizio, visto che i due momenti cruciali della storia sono entrambi ambientati durante la notte di Capodanno. La storia (immaginaria) dell’imprenditore che si è inventato l’hula hoop riprende anch’essa (senza seguirne pedissequamente la trama) il tema del Canto di Natale, nel suo raccontare le vicende di una persona semplice – il giovane portalettere Norville Barnes (Tim Robbins) – che si fa inizialmente corrompere e inaridire dal successo imprenditoriale, ma che poi si redime grazie all’intercessione di una forza sovrannaturale. È un film che insegna a non sedersi sugli allori e a non dare per scontato il successo: una singola buona idea (in questo caso l’hula hoop) è un ottimo punto di partenza, ma non può bastare a costruire le fondamenta solide di un’attività imprenditoriale. Per avere successo servono carattere, umanità e, soprattutto, nuove idee per evitare da un lato di essere schiacciati dalle idee dei competitors (qui rappresentate dall’invenzione della cannuccia pieghevole da parte di un sottoposto di Norville), dall’altro di rendere l’impresa stagnante. Norville risolverà brillantemente tutti i suoi problemi redimendosi caratterialmente e dedicando le sue energie a una nuova invenzione: il freesbie.

Come ultimo film di questa breve rassegna, ne scelgo uno apparentemente lontano dal mondo dell’imprenditoria, che però può regalare  interessanti riflessioni. Si tratta di Mamma ho perso l’aereo (Home Alone, 1990, regia di Chris Columbus). In questo grande classico del cinema natalizio, il piccolo Kevin (Macaulay Culkin), per una serie di sfortunate coincidenze, viene dimenticato a casa dai genitori durante le vacanze, e durante i tre giorni in cui rimane da solo dovrà imparare ad arrangiarsi e sventerà con successo persino un tentativo di rapina da parte di due temibili fuorilegge.

L’insegnamento di questo film è: non bisogna mai scoraggiarsi, bisogna affrontare i propri limiti e avere fiducia nelle proprie possibilità. Solo così si possono portare a termine con successo i propri progetti. Il piccolo Kevin all’inizio del film ha molte paure: la caldaia in cantina, l’arcigno uomo barbuto che spala la neve; e la prima volta che origlia il progetto di rapina dei due ladri il suo pensiero corre alla madre, che dal suo punto di vista è magicamente scomparsa. Ma Kevin non si scoraggia: capisce l’irrazionalità del suo timore nei confronti della caldaia, decide di fare conoscenza con lo spalaneve e scopre che è solo un povero vecchietto solo, e infine mette in piedi un grandioso progetto di protezione della propria casa, che riuscirà, con le sue sole forze e la sua intraprendenza, a portare a termine con successo quasi fino alla fine.

E che questo film offra dei buoni insegnamenti manageriali, in fondo, è suggellato anche dal fatto che nel sequel Mamma ho riperso l’aereo (Home alone 2: Lost in New York, 1992) fa un cameo nientepopodimenoché l’allora magnate dell’imprenditoria (oggi presidente degli Stati Uniti) Donald Trump.

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