Quel principe di Machiavelli

15 dicembre 2008 ore 10.00

Finalmente è arrivato il grande giorno! Sono molto emozionata perché questo pomeriggio incontrerò, dopo mesi di attese e rinvii, Niccolò Machiavelli. Il treno dovrebbe arrivare a San Casciano tra circa un’ora e lì dovrebbe esserci ad attendermi un taxi per portarmi all’Albergaccio, la villa in S. Andrea in Percussina in cui il maestro si è ritirato in seguito alla caduta della Repubblica Fiorentina e al ritorno dei Medici a Firenze. La segretaria è stata categorica al telefono: Il maestro è molto impegnato, avrà a disposizione solo 20 minuti, non uno di più, quindi la pregherei di prepararsi poche domande ben chiare! Bella responsabilità! V orrei poter avere una settimana a disposizione per chiedere al celebre scrittore toscano cosa pensa dell’attuale situazione politica, quale sia la sua idea circa il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, vorrei poterlo interrogare sulle sue opere teatrali, sulle difficoltà personali incontrate nella veste di segretario della Seconda Cancelleria della Repubblica Fiorentina, i motivi del suo volontario ritiro dalla scena politica. Ma ho solo 20 minuti e vorrei anche che lui mi desse consigli su come comportarmi sul lavoro, su come gestire i rapporti interpersonali.


Ore 15.30 finalmente entro! E’ proprio come lo immaginavo! Al rumore della porta alza appena appena gli occhi, sguardo fiero, portamento regale. Indossa una tunica senza maniche nera da cui fa capolino una veste di pesante broccato rosso a manica lunga. Non si alza, rimane seduto dietro la sua imponente scrivania, seminascosto dal calamaio, da un’alta pila di pergamene e da una lampada ad olio che getta nella stanza una luce tetra e fredda.

Mi siedo; la sedia scricchiola e il rumore sembra infastidirlo non poco. Cerco affannosamente gli appunti organizzati con dovizia durante il viaggio in treno ma lui, con voce gelida, mi chiede: Si può sapere perché diavolo ha tanta voglia di parlare con me? La domanda mi sembra strana ma dopo un sospiro profondo rispondo: Messer Machiavelli, lei è uno degli uomini più importanti del Paese, scrittore di chiara fama, filosofo acuto, politico illuminato… Mi interrompe bruscamente: Signorina non perda tempo con questi salamelecchi e veniamo al punto, ho poco tempo da perdere sicché mi faccia una domanda e poi torni da dove è venuta! Una domanda? Solo una domanda? E ora come faccio? Che gli chiedo? Mi accorgo che si sta innervo- sendo e allora, senza pensarci due volte, mi rivolgo a lui domandandogli: Cosa deve fare un buon leader al giorno d’oggi? Come deve comportarsi con i suoi sottoposti? Che modelli deve avere e quali ideali deve perseguire? Sospira, allontana la sedia dalla scrivania, quasi a volersi mettere più comodo, e fissandomi attraverso la boccetta semivuota dell’inchiostro, mi dice: Se non sbaglio queste sono quattro domande e non una, ma per sua fortuna la risposta è una sola e ha un solo nome: IL PRINCIPE. Mi ascolti bene, eviti di prendere appunti e cerchi di individuare come quello che le sto dicendo sia facilmente applicabile al mondo di oggi. Lei mi ha chiesto come deve comportarsi un leader, come mantenere i rap‐ porti con il proprio staff, quali ideali seguire? La risposta è banale! Un centauro, l’uomo moderno, e in particolar modo un leader, deve essere un centauro, per metà umano e per metà ferino. Dovrà essere forte come un leone e astuto come una volpe, capace di essere cattivo, feroce e crudele se necessario ma mai pietoso perché è meglio essere temuti che amati ma poco rispettati. E’ evidente, signorina, che io non la stia invitando a riferire che io predico che l’uomo moderno o il leader, come amate chiamarli voi giovani che usate tutte queste parole straniere, debba e possa agire con ferocia o cattiveria per fini personali! Io mi limito semplicemente ad affermare che in nome di un principio generale ed assoluto come lo Stato o l’azienda, in nome di un obbiettivo o fine comune, il leader deve e può andare anche contro la morale comune purché il fine di ogni suo gesto sia il benessere dello Stato e il mantenimento di esso.

Appagata da questa prima risposta provo a prendere la parola ma lui incalza: per riuscire in questa ardua impresa è necessario che il principe o il leader sia: virtuoso e fortunato. Ha capito benissimo! Ci vogliono virtù e fortuna. Sia ben chiaro che quando parlo di virtù mi riferisco alla virtus romana che implica energia, fermezza, coraggio. Virtuoso è colui che cerca di indagare la necessità, di domare la necessità per perseguire il proprio progetto. Il progetto di creazione di uno Stato o di una azienda, premessa di una convivenza civile, lo si può perseguire solo se si conosce la necessità, la realtà, la storia e le persone che la fanno. Ma c’è sempre qualcosa che sfugge, nessuno conosce la natura umana alla perfezione. Ecco allora che interviene la fortuna. Signorina stia bene attenta! Ho detto fortuna e non caso, cioè non sto parlando di qualche cosa che potrebbe avvenire o non avvenire, bensì parlo di qualche cosa di necessario però fuori della capacità umana di previsione.

E’ incredibile! In poche parole ha risposto a ben tre delle mie domande. Mi avvicino alla scrivania e lui fissandomi negli occhi mi dice: Ha pochi secondi a disposizione e credo di aver risposto pienamente alle sue domande! Lo guardo con aria fiera e rispondo: No! Non ha parlato dei modelli!! Sbuffa, alza le sopracciglia, mi guarda con compassione e ritorna a giocare con il pennino: Non le ho risposto perché non ci sono modelli da suggerire ma solo comportamenti da seguire, fini da perseguire e ob- biettivi da raggiungere! Ciascun leader vive e opera in una realtà di volta in volta diversa e non può aggrapparsi a modelli. Può tuttavia seguire gli insegnamenti dei suoi predecessori, può cerca- re di imparare dalla storia passata e soprattutto può dedicarsi alla formazione ma… ricorda? Virtù e fortuna! Mi fa cenno di andar- mene! Il mio tempo è scaduto, sono quasi tramortita e anche un po’ indignata dal suo atteggiamento scostante e burbero. Lo ringrazio e mi avvio… Signorina? Si? In bocca la lupo e torni a trovarmi quando vuole! Crepi! Il lupo, naturalmente, non lei. Finalmente fa un sorriso! Sono commossa, forse un buon leader deve anche saper portare il sorriso e l’armonia!

Ora scappo, altrimenti perdo il treno!