{"id":115,"date":"2014-12-10T10:08:22","date_gmt":"2014-12-10T10:08:22","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=115"},"modified":"2014-12-10T10:08:22","modified_gmt":"2014-12-10T10:08:22","slug":"il-principio-di-assertivita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2014\/12\/10\/il-principio-di-assertivita\/","title":{"rendered":"Il principio di assertivit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 del tutto naturale trovarci di fronte nella nostra vita, tanto in quella privata che in quella professionale, a tentativi di manipolazione pi\u00f9 o meno occulta e condotti con mezzi non sempre etici. Qualche volta capita persino di essere \u201cattaccati\u201d personalmente, tramite critiche ingiustificate e non costruttive, o richieste fuori misura, o ancora calunnie e maldicenze. L\u2019obiettivo pu\u00f2 essere quello di ottenere concessioni o privilegi, oppure pi\u00f9 semplicemente quello di interferire con le nostre azioni e le nostre linee di controllo per riceverne vantaggio.<\/p>\n<p>Reagire a tali forme di manipolazione non \u00e8 affatto facile. Qualche volta prevale la rabbia e rispondiamo con un comportamento, se possibile, ancora pi\u00f9 aggressivo; a volte si finisce con il cedere alla tentazione della \u201caggressione passiva\u201d: non rivolgiamo pi\u00f9 la parola ai nostri rivali, che accuratamente evitiamo, e, appena possibile, cogliamo le occasioni per mettere loro i bastoni tra le ruote; altre volte scegliamo pi\u00f9 semplicemente la fuga: ci arrendiamo evitando il sovraccarico psicologico di formulare una risposta adeguata. Attacchi e risposte di questo tipo creano sentimenti di rabbia, paura, depressione, frustrazione, proprio a causa della difficolt\u00e0 di mettere in campo una reazione misurata e appropriata.<\/p>\n<p>Si tratta di situazioni molto pi\u00f9 comuni nella vita reale di quanto si possa pensare: chi di noi non ha mai fatto qualcosa controvoglia, solo perch\u00e9 sottilmente manipolato da qualcun altro, al quale negare il nostro aiuto ci avrebbe creato un senso di colpa, salvo poi sviluppare i sentimenti negativi di cui sopra? Quanti di noi trovano difficile dire semplicemente \u201cno\u201d?<\/p>\n<p>Sviluppare un atteggiamento assertivo permette di trattare con tranquillit\u00e0 e fermezza problemi di questo tipo, rifiutando sia la risposta aggressiva, attiva o passiva che sia, sia la fuga, cio\u00e8 il cedimento.<\/p>\n<p>Per capire meglio \u00e8 opportuno classificare le relazioni tra individui in tre categorie: formali o commerciali; di autorit\u00e0; da pari a pari. Le relazioni commerciali sono quelle pi\u00f9 strutturate, in cui i ruoli sono abbastanza precisi. Il comportamento manipolativo si presenta in questo caso quando una delle parti non permette all\u2019altra di essere libera di decidere cosa desidera ottenere senza dover dare spiegazioni. Un semplice esempio render\u00e0 pi\u00f9 chiaro il concetto. A molti sar\u00e0 capitato di entrare in un negozio per acquistare un oggetto qualunque, poniamo un paio di scarpe. Non trovando ci\u00f2 che si desidera, un commesso manipolativo pu\u00f2 rendere l\u2019uscita difficile e persino sgradevole (\u00abPerch\u00e9 non le piacciono queste scarpe? Sono esattamente ci\u00f2 che mi aveva chiesto\u00bb) imponendo l\u2019onere di giustificare una scelta personale che non necessita di alcuna spiegazione.<\/p>\n<p>Le relazioni di autorit\u00e0 sono, per definizione, molto meno strutturate. La gerarchia serve infatti proprio a demandare all\u2019autorit\u00e0 ci\u00f2 che non \u00e8 altrimenti specificato. In questo caso il comportamento manipolativo si manifesta quando una delle parti tenta di imporre una propria struttura: pu\u00f2 essere il principale che chiede al dipendente prestazioni non strettamente legate agli obiettivi aziendali (una volta l\u2019esempio sui manuali era quello del professore che chiedeva al giovane assistente di comprargli le sigarette); ma pu\u00f2 anche essere il dipendente che pretende dal principale concessioni non in linea con la politica aziendale (\u00abPerch\u00e9 non posso avere le mie quattro settimane di ferie in luglio? \u00c8 colpa mia se l\u2019azienda chiude due settimane in agosto?\u00bb).<\/p>\n<p>Nelle relazioni tra pari la struttura non \u00e8 predefinita, ma si evolve con il progredire della relazione, tramite concessioni reciproche. Si tratta di compromessi su cui le parti si accordano con relativa facilit\u00e0 perch\u00e9 permettono di mantenere relazioni vantaggiose per tutti. Qualche volta le concessioni non sono eque, poich\u00e9 una delle parti pu\u00f2 avere pi\u00f9 forza negoziale, ma l\u2019importante \u00e8 che funzionino in pratica. Esempi di relazioni tra pari sono quelle tra amici, vicini di casa, colleghi, coniugi, fratelli\/sorelle, ecc. Si tratta di relazioni in cui teoricamente tutti possono avere la massima libert\u00e0 di negoziare regole e comportamenti (e anche la massima probabilit\u00e0 di essere in vario modo feriti nei sentimenti). Il caso pi\u00f9 ovvio \u00e8 quello di una relazione coniugale. Quando funziona bene, si nota che i coniugi dimostrano una evidente capacit\u00e0 di adattamento reciproco, con una struttura di compromessi che non si ispira a modelli precostituiti di come un marito, o una moglie, \u201cdovrebbe\u201d idealmente comportarsi, ma serve a superare gli inevitabili problemi della vita.<\/p>\n<p>In questo tipo di relazione i problemi sorgono invece quando uno o entrambi i partner non riescono a liberarsi di idee preconcette a cui ciascuno pretende che l\u2019altro si conformi, con un tentativo di manipolazione che danneggia la relazione stessa. Infatti, le regole non possono essere imposte, ma devono essere elaborate gradualmente nel tempo con flessibilit\u00e0 e pazienza, adattandosi alle diverse situazioni. Di solito, maggiore \u00e8 l\u2019insicurezza dell\u2019uno o dell\u2019altro, maggiore \u00e8 l\u2019arbitrariet\u00e0 della struttura manipolativa che si tenta di imporre al partner e a s\u00e9 stesso e la perentoriet\u00e0 con cui se ne chiede il rispetto. E quando la relazione inevitabilmente fallisce, diventa semplice scaricarne le responsabilit\u00e0 sul partner.<\/p>\n<p>Il mantenimento di una qualunque delle tre forme di relazione \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 abbastanza difficile. La difficolt\u00e0 aumenta quando le interazioni tra due soggetti appartengono a pi\u00f9 di una classe. Ci\u00f2 accade, ad esempio, se si avvia una relazione di affari con un amico. Una delle parti potrebbe infatti tentare di manipolare l\u2019altra sovra-imponendo alla relazione \u201ccommerciale\u201d gli schemi di comportamento di quella \u201ctra pari\u201d (\u00abChe razza di amico sei se mi metti tutta questa pressione per rispettare le scadenze? \u00c8 vero che avevamo un accordo, ma tra amici\u2026\u00bb). Il risultato pi\u00f9 probabile, quando si mischiano due tipi di relazione, \u00e8 che una parte prevarichi l\u2019altra, oppure che entrambe le relazioni messe in gioco subiscano un deterioramento; in ogni caso non sar\u00e0 mai una situazione completamente soddisfacente.<\/p>\n<p>In conclusione, in ogni tipo di relazione esiste la possibilit\u00e0 che qualcuno cerchi di manipolarci per indurci a comportamenti basati non sulla nostra volont\u00e0 o su un precedente accordo, ma su pretese regole generali o modelli astratti che non possono essere messi in discussione.<\/p>\n<p>Il segreto per resistere ai numerosi tentativi di manipolazione cui siamo soggetti, qualche volta senza neanche rendercene conto a livello cosciente, sta in un principio (principio di assertivit\u00e0) che \u00e8 il fondamento delle libert\u00e0 individuali e che occorre tener bene a mente e: \u00abfintanto che non si violano leggi e non si interferisce con le analoghe libert\u00e0 altrui, ciascuno ha il diritto di esser l\u2019unico giudice di se stesso e di non conformarsi a regole imposte da altri\u00bb.<\/p>\n<p>Imparare ad utilizzare in pratica tale principio \u00e8 tutto ci\u00f2 che serve per non essere manipolati dagli altri, amici, coniugi, colleghi, superiori, dipendenti o soci in affari che siano. L\u2019applicazione \u00e8 pi\u00f9 facile se si fa riferimento al seguente corollario.<\/p>\n<p>Sempre all\u2019interno dei limiti gi\u00e0 menzionati, ciascuno ha il diritto:<\/p>\n<p>1.     di non offrire ragioni o scuse per giustificare il proprio comportamento;<br \/>\n2.     di cambiare idea;<br \/>\n3.     di decidere da solo se e quando assumersi la responsabilit\u00e0 dei problemi altrui;<br \/>\n4.     di commettere errori, purch\u00e9 se ne assuma la responsabilit\u00e0;<br \/>\n5.     di non cercare risposte alle domande altrui;<br \/>\n6.     di non sforzarsi di catturare la simpatia e la benevolenza degli altri;<br \/>\n7.     di assumere decisioni illogiche;<br \/>\n8.     di non capire le ragioni delle controparti;<br \/>\n9.     di accettare i propri difetti (veri o presunti).<\/p>\n<p>Il primo punto del corollario sembra ovvio. Eppure, quante volte ci sentiamo in dovere di giustificare il nostro comportamento di fronte a un amico, un collega, o semplicemente un commesso? Naturalmente, qualche volta \u00e8 utile o opportuno, ma altre volte \u00e8 fastidioso o penoso. E allora, perch\u00e9 farlo? Allo stesso modo, nessuno dovrebbe sentirsi vincolato da scelte precedenti di carattere personale, non sono sancite, cio\u00e8, da un accordo o contratto con terzi, se si accorge che sono sbagliate o semplicemente non ottimali, e, soprattutto, si deve aver chiaro che non si \u00e8 in alcun modo tenuti a giustificare il cambiamento di idea.<\/p>\n<p>Il terzo punto non suggerisce un comportamento egoistico; afferma semplicemente che sentirsi responsabili dei problemi di qualcun altro \u00e8 una scelta assolutamente personale di cui non si deve rendere conto a nessuno e su cui non bisogna accettare manipolazioni: va bene se fatta con il cuore e volentieri, \u00e8 frustrante se imposta. Il quarto ribadisce il diritto di sbagliare, e quindi di non essere colpevolizzati per i propri errori; far sentire qualcuno colpevole per errori veri o presunti \u00e8 uno dei pi\u00f9 comuni strumenti di manipolazione psicologica; se si sbaglia, se ne subiscano dignitosamente le conseguenze: a parte questo, non si deve null\u2019altro a nessuno.<\/p>\n<p>Una delle pi\u00f9 comuni forme di manipolazione si basa sul fatto che la maggior parte delle persone sente una sensazione di disagio se non risponde a una domanda (fatto ben noto ai venditori che qualche volta ci assillano per telefono, i quali di solito iniziano con: \u00abStiamo facendo un\u2019inchiesta. Posso farle qualche domanda?\u00bb); in questo, come in altri casi di pi\u00f9 sottili tentativi di manipolazione, occorre ricordare che rifiutarsi di rispondere non richiede alcuna giustificazione. Ci\u00f2 vale anche per la predisposizione che quasi tutti hanno a comportarsi in modo da \u201cnon dispiacere\u201d agli altri; in generale ci\u00f2 pu\u00f2 essere lodevole, rende simpatici e benvoluti, ma certamente non \u00e8 pratico e soprattutto non \u00e8 efficiente quando qualcuno, consapevole di questa naturale tendenza, ne approfitta per indurci a comportamenti che preferiremmo evitare. Nessuno deve quindi sentirsi obbligato a catturare la simpatia e benevolenza altrui.<\/p>\n<p>La logica \u00e8 uno strumento potente, che pu\u00f2 fornire aiuto in molte decisioni; si basa per\u00f2 su meccanismi complicati e richiede solide premesse; quando le premesse sono vaghe o discutibili, o quando i meccanismi sono usati in modo distorto o approssimativo, il risultato finale pu\u00f2 essere completamento errato; di fatto, molti tentativi di persuasione si basano su presunte derivazione logiche da assunti apparentemente inconfutabili. Uno psicologo americano ha dato la seguente definizione: \u00abLa logica \u00e8 ci\u00f2 che gli altri utilizzano quando vogliono dimostrarti che stai sbagliando\u00bb. D\u2019altra parte, confutare un presunto \u201cragionamento logico\u201d pu\u00f2 essere lungo, tedioso, irritante. Ricordiamo allora che non abbiamo nessun dovere di dimostrare la razionalit\u00e0 di decisioni o comportamenti: semplicemente, sempre all\u2019interno dei limiti sopra indicati, ciascuno di noi ha diritto di assumere decisioni illogiche, senza fornire giustificazioni.<\/p>\n<p>L\u2019immedesimarsi negli altri fino a comprenderne fino in fondo le ragioni non \u00e8 un male, anzi \u00e8 alla base dell\u2019empatia: il punto 8, per\u00f2, stabilisce che ci\u00f2 riesce molto meglio se siamo consapevoli che non \u00e8 un dovere ma una scelta.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, se \u00e8 importante riuscire a riconoscere i nostri difetti e punti deboli in modo da riuscire, per quanto possibile, a superarli, dobbiamo anche essere consapevoli del fatto che alcuni tentativi di manipolazione si basano proprio sul sottolineare come i nostri comportamenti siano determinati da carenze di cui dobbiamo liberarci: ricordiamo che, finch\u00e9 non violiamo patti gi\u00e0 presi o la sfera delle libert\u00e0 altrui, ciascuno \u00e8 l\u2019unico giudice del proprio comportamento, e non \u00e8 tenuto a sottoporsi alla valutazione degli altri. La decisione di accettare uno o pi\u00f9 dei propri difetti, veri o presunti che siano, fa parte della capacit\u00e0 di autodeterminazione e di scelta, senza che sia necessario fornire alcuna motivazione.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che tra i diversi punti del corollario appena discusso ci sono molti elementi di sovrapposizione, n\u00e9 potrebbe essere altrimenti, visto che derivano tutti da un unico principio. Infine, per evitare ogni equivoco, \u00e8 bene tener presente che il concetto di \u201cassertivit\u00e0\u201d non va confuso con quello di \u201caggressivit\u00e0\u201d; si tratta semplicemente di capire che l\u2019atteggiamento da usare nei rapporti con gli altri \u00e8 una scelta non discutibile dell\u2019indi-viduo, finch\u00e9 si rimane nei limiti sopra indicati.<\/p>\n<p>Un aspetto fondamentale dell\u2019atteggiamento assertivo riguarda il modo di comunicare; le tecniche utilizzabili sono molte, troppe per poter essere illustrate in un editoriale. Ne presentiamo solo due a scopo esemplificativo. La prima \u00e8 quella del \u201cdisco rotto\u201d: consiste nel rispondere a ogni obiezione ripetendo la propria posizione, senza curarsi delle risposte, che possono eventualmente essere appena riconosciute. La tipica forma \u00e8 \u00abCapisco ci\u00f2 che stai dicendo, ma ho bisogno che tu finisca il lavoro entro domani\u00bb; \u00abMi spiace che la responsabilit\u00e0 non sia tua, ma il lavoro deve essere finito entro domani\u00bb; \u00abMi rendo conto che non dipende solo da te, ma il lavoro deve essere finito entro domani\u00bb. Pu\u00f2 essere utilizzata per confrontarsi con prestazioni insufficienti dei propri collaboratori, con controparti inadempienti, con fornitori che rifiutano di riconoscere difetti nella merce venduta, ecc.<\/p>\n<p>La seconda tecnica \u00e8 \u201cl\u2019annebbiamento\u201d, utile quando si vuole evitare un confronto diretto, quando il confronto stesso si ritiene inutile, oppure quando desideriamo irritare la controparte portandola all\u2019esasperazione e quindi all\u2019esagerazione. Consiste essenzialmente nel riconoscere in un attacco ci\u00f2 che pu\u00f2 essere accettato come osservazione oggettiva, distinguendolo dal giudizio negativo esplicitamente o implicitamente associato; la parte oggettiva viene quindi accettata, senza per\u00f2 n\u00e9 accettare n\u00e9 contrastare il giudizio (\u00abSei vestito nel solito modo sciatto\u00bb. \u00ab\u00c8 vero, sono vestito nel solito modo\u00bb. Oppure: \u00abNon ti vergogni di rubare lo stipendio ogni mese?\u00bb \u00abIn effetti, non mi vergogno\u00bb). La pratica di questo tipo di risposta \u00e8 utile perch\u00e9 porta ad essere pi\u00f9 rilassati quando aggrediti verbalmente, abitua a individuare ci\u00f2 che di vero c\u2019\u00e8 in ogni critica e a rispondere senza opporsi all\u2019aggressione, cosicch\u00e9 essa finisce con il perdere di efficacia. Ricorda i principi di flessibilit\u00e0 applicati in alcune arti marziali per cui, ad esempio, la difesa migliore contro una spinta non \u00e8 quella di opporsi, ma quella di tirare l\u2019opponente verso di s\u00e9, scansandosi dalla sua traiettoria. Viene definita \u201cannebbiamento\u201d proprio perch\u00e9 rende inutile il colpo, cos\u00ec come \u00e8 inutile cercare di colpire un banco di nebbia. \u00c8 molto utilizzata nelle contrapposizioni all\u2019interno di gruppi, come comitati, commissioni, assemblee, per depotenziare un attacco personale; la persistenza di questo atteggiamento porta in genere l\u2019opponente a rinunciare, oppure lo irrita spingendolo ad andare \u201csopra le righe\u201d e ad attirarsi in questo modo la disapprovazione degli altri componenti del gruppo.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 imparare ad assumere e mantenere un atteggiamento assertivo. Ed \u00e8 utile perch\u00e9 permette di essere fermi senza essere aggressivi e di depotenziare possibili conflitti senza offendere gli interlocutori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 del tutto naturale trovarci di fronte nella nostra vita, tanto in quella privata che in quella professionale, a tentativi di manipolazione pi\u00f9 o meno occulta e condotti con mezzi non sempre etici. 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