{"id":117,"date":"2014-09-10T10:10:20","date_gmt":"2014-09-10T10:10:20","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=117"},"modified":"2014-09-10T10:10:20","modified_gmt":"2014-09-10T10:10:20","slug":"il-carisma-e-la-rete","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2014\/09\/10\/il-carisma-e-la-rete\/","title":{"rendered":"Il carisma e la rete"},"content":{"rendered":"<p>Il carisma, proprio per la sua efficacia nel liberare straordinarie energie psicofisiche e indirizzarle verso obiettivi specifici, ha attratto da secoli l\u2019attenzione di filosofi, psicologi, sociologi, politologi, esperti di comunicazione per cercare di capire le origini di questo potere che rende le persone e i gruppi capaci, nel bene e nel male, di azioni e imprese formidabili. Tra i primi a occuparsi scientificamente del carisma come forma di potere possiamo citare il sociologo e filosofo tedesco Karl Emil Maximilian Weber (<a title=\"1864\" href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20141227061151\/http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1864\">1864<\/a>&#8211;<a title=\"1920\" href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20141227061151\/http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1920\">1920<\/a>). Secondo Weber esistono tre tipi puri di potere. Il primo \u00e8 il \u201cpotere legale\u201d, che si basa sul riconoscimento di leggi, regolamenti, ordinamenti razionalmente accettati, i quali conferiscono a chi occupa predefinite posizioni un diritto di comando. Il secondo tipo di potere \u00e8 quello \u201ctradizionale\u201d, che si ha quando l\u2019autorit\u00e0 deriva da una tradizione consolidata e accettata: in questo caso si obbedisce al \u201csignore\u201d, al \u201cre\u201d, come persona che letteralmente e legittimamente incarna il potere. Il terzo tipo \u00e8 il \u201cpotere carismatico\u201d, che viene \u201cconquistato\u201d da persone cui vengono riconosciute qualit\u00e0 eccezionali, in grado di assicurargli l\u2019ammirazione, la devozione e, naturalmente, l\u2019obbedienza di numerosi seguaci.<\/p>\n<p>La leadership carismatica, in effetti, \u00e8 potere allo stato puro, perch\u00e9 non \u00e8 condizionata da elementi esterni, anche se risente delle circostanze specifiche e del periodo storico in cui il potere stesso si manifesta. Per molto tempo il carisma si \u00e8 identificato con il possesso di qualit\u00e0 straordinarie, di origine genetica, non concesse agli uomini comuni. Lo stesso Weber accettava tale definizione, pur riconoscendo che il carisma potesse avere anche una forma \u201cistituzionale\u201d, come nel caso della Chiesa di Roma fondata sul carisma apostolico. Il carisma, in questo caso, inerisce all\u2019istituzione e ne partecipa chi, dopo appropriata preparazione e con i dovuti riti, viene preposto a un ufficio ecclesiastico. In modo certamente pi\u00f9 prosaico, alcune burocrazie di partito condividono tali caratteristiche. Weber ha anche teorizzato la possibile trasformazione in senso extrautoritario del carisma, caso in cui il riconoscimento del leader da parte del seguito di massa viene considerato il fondamento anzich\u00e9 la conseguenza della sua legittimit\u00e0; il riconoscimento stesso prende la forma di una elezione.<\/p>\n<p>I primi a teorizzare la costruzione scientifica del carisma, non pi\u00f9 considerato come dono divino ma come artefatto, sono stati Gustave Le Bon (1841-1931) e Gabriel Tarde (1843-1904), che hanno avuto una grande influenza sullo sviluppo della sociologia e sulla politica. Il pi\u00f9 noto \u00e8 senz\u2019altro Le Bon, antropologo, psicologo e sociologo francese, autore del famoso saggio <i>Psicologia delle folle<\/i> (1895). Per Le Bon l\u2019appartenenza a un gruppo \u00e8 una necessit\u00e0 per l\u2019essere umano, ma nella sua forma primordiale il gruppo stesso \u00e8 un\u2019entit\u00e0 caotica, passiva, priva di identit\u00e0 e di morale, facilmente plasmabile. I membri di una folla possono perdere in varia misura l\u2019esercizio di una propria autonoma volont\u00e0, pur nella paradossale convinzione di agire spontaneamente; diventano facilmente suggestionabili, sperimentano alterazioni della personalit\u00e0, intensi e primitivi stati emozionali, e si rivelano capaci di azioni impossibili negli stati ordinari di coscienza: sopportazione del dolore, incredibili atti di forza, di violenza, di crudelt\u00e0, di abnegazione. Secondo Le Bon, quindi, \u00e8 il leader a creare il gruppo sfruttando la naturale tendenza alla sottomissione delle persone ordinarie, tramite l\u2019uso di simboli, di riti, di gesti teatrali, di illusioni drammatiche, di processi di comunicazione evocativi, fortemente emozionali, esagerati, affermativi, ripetitivi. \u00c8 escluso, in quanto inefficace, ogni appello alla ragione. D\u2019altra parte le persone hanno un desiderio inconscio di essere dominate e finiscono in genere con adorare coloro che le sottomettono tramite questo processo carismatico. Attraverso l\u2019obbedienza e la partecipazione al gruppo i deboli acquistano identit\u00e0 e godono di un\u2019illusione di potenza: per questo la partecipazione li fa sentire liberi e realizzati, anche se in realt\u00e0 vivono in stato d\u2019oppres-sione.<\/p>\n<p>Le Bon divenne famoso come un \u201cnuovo Machiavelli\u201d: Roosevelt volle incontrarlo, De Gaulle usava spesso citarlo, Stalin ne studi\u00f2 meticolosamente i lavori e Hitler \u00e8 stato definito il suo \u201cmigliore allievo\u201d. Anche Mussolini fu un suo fervido ammiratore: \u00abHo letto tutta l\u2019opera di Le Bon e non so quante volte abbia riletto la sua Psicologia delle folle. \u00c8 un\u2019opera capitale alla quale spesso ritorno\u2026\u00bb (Mussolini, 1926).<\/p>\n<p>Nel \u2018900 il mondo si riempie di personaggi carismatici nella politica, nell\u2019economia, nello spettacolo, nello sport. Infatti, le tecniche di costruzione del carisma, grazie anche all\u2019emergere di nuovi media come radio, cinema e, pi\u00f9 tardi, televisione si affermano su vasta scala. Questo processo raggiunge il culmine tra la fine del secolo scorso e l\u2019inizio del nuovo millennio, quando si assiste allo sviluppo esponenziale delle tecnologie informatiche e, soprattutto, della rete delle reti, il magico web, allo stesso tempo risorsa infinita e medium carismatico per eccellenza, in quanto evidentemente dotato di qualit\u00e0 superumane.<\/p>\n<p>Per molte persone in tutto il mondo il web \u00e8 uno dei principali strumenti con cui si acquisiscono informazioni, valutazioni, previsioni e consigli su una infinit\u00e0 di aspetti che vanno dalle scelte di consumo, alle decisioni di investimento, alle opinioni, alle interpretazioni di fatti, alla vita di relazione. In molti ambiti il web \u00e8 anche il principale canale di comunicazione, sia a livello interpersonale, sia a livello organizzativo.<\/p>\n<p>Il fatto che le funzioni una volta tipiche del computer stiano gradualmente divenendo comuni a molti dispositivi, a cominciare dai telefoni cellulari fino ad arrivare alle fotocamere e ai sistemi di navigazione satellitare, e pi\u00f9 di recente anche agli elettrodomestici e a molti altri oggetti di uso comune (<i>Internet Of Things<\/i>, IOT) ha contribuito ad accelerare e diffondere questi fenomeni. E tutti questi oggetti possono attivarsi nel momento giusto e in ogni luogo per suggerire, proporre, ricordare, avvertire. Di fatto la capacit\u00e0 persuasiva della tecnologia ci segue e si manifesta anche nei luoghi e nei momenti pi\u00f9 impensati, in cui magari non accetteremmo la presenza e le opinioni di qualunque altro essere umano. Eppure, non sono passati neanche tanti anni da quando, nel 1943, Thomas Watson, destinato a divenire presidente dell\u2019IBM, profetizz\u00f2 che il mercato mondiale non avrebbe mai potuto assorbire pi\u00f9 di cinque computer all\u2019anno!<\/p>\n<p>Nella prefazione al volume <i>Supersizing the Mind<\/i>, di Andy Clark (2008), David Chalmers racconta come l\u2019iPhone abbia gradualmente assunto alcune delle funzioni centrali del suo cervello. Tale straordinario apparato ha infatti rimpiazzato una parte della sua memoria, immagazzinando numeri di telefono e indirizzi che non molto tempo prima avrebbe dovuto ricordare a memoria. Ha registrato alcuni suoi desideri conservando, ad esempio, i nomi dei piatti preferiti nei vari ristoranti che frequenta. Viene utilizzato per fare calcoli, controllare i conti, cercare informazioni su Google, pianificare sia le attivit\u00e0 di lavoro che il tempo libero. Stimola anche sogni a occhi aperti quando, nei momenti d\u2019ozio, o comunque quando la concentrazione si allenta, David distrattamente richiama dai suoi archivi o da internet parole e immagini. Alcuni suoi amici sostengono che \u00e8 diventato cos\u00ec dipendente dall\u2019iPhone che dovrebbe farselo impiantare nel cervello. Tuttavia, secondo la \u201cteoria delle mente estesa\u201d, ci\u00f2 non farebbe altro che velocizzare i vari processi ed eliminare la necessit\u00e0 di usare le mani, in quanto l\u2019apparato \u00e8 ormai in ogni caso parte dei suoi processi cognitivi.<\/p>\n<p>La tesi centrale della teoria della mente estesa afferma che in alcuni casi componenti esterne interagiscono con il cervello in modo tale da divenire parte della mente. Ci\u00f2 \u00e8 meglio specificato dal \u201cPrincipio di parit\u00e0\u201d (Clark and Chalmers, 1998) secondo il quale se, rispetto a determinati comportamenti, una componente ambientale funziona come un processo che, se si svolgesse nella testa, non esiteremmo ad accettare come parte del processo cognitivo, allora quella componente dell\u2019ambiente \u00e8 effettivamente parte del processo cognitivo stesso. Le condizioni che stabiliscono la parit\u00e0 sono le seguenti: la risorsa esterna deve essere disponibile rapidamente e invocata regolarmente; le informazioni recuperate devono essere accettate in modo automatico; le informazioni contenute nella risorsa devono essere facilmente accessibili quando occorrono. Chiunque si avvalga di risorse come Google o Wikipedia sa bene che il principio di parit\u00e0 \u00e8 perfettamente rispettato. Riportiamo comunque con qualche modifica il famoso esempio utilizzato dagli autori per chiarire questo concetto.<\/p>\n<p>Supponiamo che Mario decida di andare a cena fuori. Per scegliere il ristorante si affida alla sua eccellente memoria che gli permette di richiamare immediatamente i locali che ha gi\u00e0 provato, quelli consigliati dagli amici e, naturalmente, i loro indirizzi. Supponiamo che anche Alberto decida di cenare fuori. A differenza di Mario, Alberto ha pochissima memoria, e ne \u00e8 chiaramente consapevole. Perci\u00f2 usa memorizzare moltissime informazioni potenzialmente utili su appositi file ordinatamente conservati sul suo tablet. Tra queste, naturalmente, ci sono i nomi dei ristoranti gi\u00e0 sperimentati, con le sue impressioni e valutazioni, quelli consigliati dagli amici e i relativi indirizzi. \u00c8 evidente che in questo caso il tablet di Alberto giochi un ruolo perfettamente analogo a quello della memoria per Mario, e possa quindi essere considerato una parte fondamentale dei suoi processi cognitivi. La produzione di strumenti cognitivi, in grado cio\u00e8 di interagire con la mente, e la trasmissione intergenerazionale del loro impiego \u00e8 una caratteristica del cervello umano. Ed \u00e8 anche evidente, dal punto di vista evoluzionistico, che l\u2019accumularsi di tali strumenti sta modificando l\u2019organizzazione delle funzioni cognitive. Basta pensare all\u2019uso di una calcolatrice per rendercene conto: chi si sognerebbe oggi di fare operazioni aritmetiche complicate a mente o a mano? Chi sa ancora estrarre una radice manualmente?<\/p>\n<p>Una conseguenza immediata della teoria delle mente estesa \u00e8 che gli strumenti cognitivi esterni forniscono un canale attraverso il quale \u00e8 possibile ristrutturare atteggiamenti, orientamenti, percezioni e giudizi delle persone; ad esempio, se riusciamo a modificare alcuni file nel tablet di Alberto possiamo drasticamente influire sulle sue scelte e sui suoi comportamenti: l\u2019equivalente di un piccolo \u201clavaggio del cervello\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 del tutto evidente come questi processi vengano deliberatamente usati per orientare gli acquisti e influire sul comportamento dei consumatori. Il web permette infatti un livello di personalizzazione delle proposte senza precedenti. Attraverso raffinate tecniche di <i>profiling<\/i>,<i> <\/i>le abitudini, i bisogni e i gusti degli utenti possono essere ricostruiti con estrema precisione. Possono cos\u00ec essere forniti suggerimenti, informazioni, proposte che risultano quasi sempre graditi proprio perch\u00e9 percepiti come corrispondenti a reali esigenze; e se anche non si manifesta il comportamento effettivamente desiderato, l\u2019utente non si sente disturbato e non ritiene di aver subito invasioni della privacy. Se poi l\u2019intervento della tecnologia \u00e8 non solo fortemente personalizzato, ma anche veicolato al momento giusto (come i suggerimenti che appaiono quando viene effettuata una ricerca su Google) l\u2019efficacia pu\u00f2 essere veramente notevole.<\/p>\n<p>Meno evidente \u00e8 il ruolo che il web sta assumendo nella ristrutturazione delle opinioni e delle credenze del pubblico. Ci\u00f2 avviene innanzitutto attraverso sofisticate operazioni di <i>framing<\/i> (cfr. La Bella e La Bella, 2011) che sfruttano la possibilit\u00e0 di combinare testo, suoni, grafici, figure, video, animazioni, collegamenti ipertestuali, simulazioni per creare messaggi ad alto livello di impatto; tutto pu\u00f2 avere inizio anche da una interazione debole, come ad esempio l\u2019invio di una e-mail: se questa colpisce l\u2019attenzione, l\u2019utente, con un semplice click, viene attirato su un sito all\u2019interno del quale pu\u00f2 venire coinvolto anche emotivamente.<\/p>\n<p>Il superamento del <i>trade-off<\/i> tra <i>reach<\/i> e <i>richness<\/i> \u00e8 considerato da molti il vantaggio pi\u00f9 importante delle tecnologie dell\u2019informazione rispetto ai media tradizionali. Questi ultimi, infatti, per raggiungere molti contatti (<i>reach<\/i>) devono via via sacrificare la ricchezza dell\u2019informazione trasmessa (<i>richness<\/i>): maggiore \u00e8 il numero di persone raggiunte da un messaggio, minore \u00e8 la profondit\u00e0 del messaggio stesso in termini di contenuti. Il web, invece, garantisce la scalabilit\u00e0: \u00e8 possibile aumentare all\u2019infinito il raggio d\u2019azione nella riproduzione e distribuzione di contenuti senza perdere nulla rispetto all\u2019esperienza originale, che pu\u00f2 essere anche interattiva. C\u2019\u00e8 poi la possibilit\u00e0 di restare anonimi (anche se meno spesso di quanto possa sembrare). L\u2019anonimit\u00e0, anche se solo apparente, rende pi\u00f9 liberi di esprimersi su argomenti \u201csensibili\u201d. Questa apertura, paradossalmente, ci rende pi\u00f9 vulnerabili perch\u00e9 abbassa i filtri nei confronti dei messaggi e delle opzioni che ci vengono proposte. Qualche volta ci\u00f2 aiuta a cambiare in meglio, potendo ricercare consigli e assistenza che le inibizioni ci impediscono di chiedere a viso aperto. In altri casi, per\u00f2, apre una breccia a manovre persuasive particolarmente subdole.<\/p>\n<p>Naturalmente quanto sopra implica un elevato livello di credibilit\u00e0 del web. La credibilit\u00e0 \u00e8 una qualit\u00e0 percepita; per certi aspetti, \u00e8 come la bellezza: \u00e8 presente soprattutto negli occhi dell\u2019osservatore, anche se non si pu\u00f2 negare che esistano fattori oggettivi che influenzano nello stesso modo le percezioni di tutti. Da questo punto di vista il web \u00e8 una miniera di contraddizioni. Proprio per le sue caratteristiche di apertura, infatti, \u00e8 possibile trovare siti che costituiscono autentiche risorse e siti completamente fasulli; non mancano inoltre tentativi di frode, di <i>phishing<\/i> e di<i>hacking<\/i>. Ci\u00f2 nonostante, si pu\u00f2 affermare che il web ha acquistato una credibilit\u00e0 crescente. In alcune fasce di popolazione e specialmente tra i giovani il web \u00e8 gi\u00e0 oggi la principale fonte di informazione. Ci\u00f2 si deve in primo luogo alla perdita di credibilit\u00e0 dei media tradizionali, ritenuti per lo pi\u00f9 legati a interessi di parte, mentre il web \u00e8 considerato libero e indipendente. Inoltre la pubblicazione di commenti e opinioni da parte del pubblico contribuisce alla credibilit\u00e0 dei siti. Veri o falsi che siano tali commenti, \u00e8 evidente che ci\u00f2 sia del tutto impossibile per qualunque altro strumento di comunicazione: \u00e8 impensabile che un quotidiano o una rivista pubblichi tutti i commenti dei propri lettori, cos\u00ec come non \u00e8 possibile per le reti radiofoniche e televisive dare spazio a tutti coloro che dovessero richiederlo. La pervasivit\u00e0 del web sociale ha gradualmente trasformato il modo con cui percepiamo il nostro sistema relazionale: gi\u00e0 oggi, per i pi\u00f9 giovani, non c\u2019\u00e8 quasi pi\u00f9 relazione che non sia sostenuta e alimentata tramite web. E per l\u2019esistenza stessa di un gruppo \u00e8 essenziale il collante dei <i>social network<\/i>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che oggi i partiti e i politici pi\u00f9 importanti si avvalgano massicciamente del web, anche se gli stessi politici e partiti manifestano di tanto in tanto insofferenza verso la libert\u00e0 e l\u2019indipendenza della rete, avanzando proposte che con intenti \u201cmoralizzatori\u201d cercano di nascondere il vero fine di sottoporla a qualche forma di controllo. Non \u00e8 difficile creare artificialmente un\u2019aura di credibilit\u00e0 per un sito: architettura raffinata, contenuti formalmente ben presentati, facilit\u00e0 di accesso e di ricerca interna, aspetto autorevole, link abbondanti, finte recensioni di utenti entusiasti possono trarre in inganno anche i pi\u00f9 esperti dei navigatori. Si ricorre spesso a particolari metodologie (<i>Search engine optimization<\/i> e <i>Search engine marketing<\/i>) per aumentarne il traffico e farne salire il ranking nei motori di ricerca (non \u00e8 un caso che Google faccia di tutto per mantenere il pi\u00f9 possibile riservati i parametri su cui basa il ranking delle pagine web). Una volta che un sito abbia superato una determinata soglia, la crescita dei volumi di traffico e dei link si autoalimenta: \u00e8 nata una nuova star, in grado di fare opinione e tendenze.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il carisma, proprio per la sua efficacia nel liberare straordinarie energie psicofisiche e indirizzarle verso obiettivi specifici, ha attratto da secoli l\u2019attenzione di filosofi, psicologi, sociologi, politologi, esperti di comunicazione per cercare di capire le origini di questo potere che rende le persone e i gruppi capaci, nel bene e nel male, di azioni e&hellip;&nbsp;<a href=\"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2014\/09\/10\/il-carisma-e-la-rete\/\" rel=\"bookmark\">Read More &raquo;<span class=\"screen-reader-text\">Il carisma e la rete<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_coblocks_attr":"","_coblocks_dimensions":"","_coblocks_responsive_height":"","_coblocks_accordion_ie_support":"","neve_meta_sidebar":"","neve_meta_container":"","neve_meta_enable_content_width":"","neve_meta_content_width":0,"neve_meta_title_alignment":"","neve_meta_author_avatar":"","neve_post_elements_order":"","neve_meta_disable_header":"","neve_meta_disable_footer":"","neve_meta_disable_title":"","footnotes":""},"categories":[4],"tags":[31],"coauthors":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/117"}],"collection":[{"href":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=117"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/117\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=117"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=117"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=117"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/coauthors?post=117"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}