{"id":125,"date":"2013-09-10T10:28:09","date_gmt":"2013-09-10T10:28:09","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=125"},"modified":"2013-09-10T10:28:09","modified_gmt":"2013-09-10T10:28:09","slug":"irresistibili-emozioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2013\/09\/10\/irresistibili-emozioni\/","title":{"rendered":"Irresistibili emozioni"},"content":{"rendered":"<p>La chiave principale per lo sviluppo e il mantenimento di un buon sistema relazionale consiste nella capacit\u00e0 di generare negli interlocutori stati emozionali positivi. Non \u00e8 facile: nonostante la familiarit\u00e0 che tutti abbiamo con emozioni di varia natura, spesso non riusciamo a comprenderle e spiegarle e tantomeno a controllarle. Le emozioni infatti sono fenomeni di grande complessit\u00e0 che si manifestano sul piano psicologico, biologico, motivazionale e sociale. Sul piano psicologico influenzano ci\u00f2 che proviamo come sentimenti soggettivi in determinate occasioni: rabbia, gioia, felicit\u00e0, ansia, tristezza. Sul piano biologico determinano reazioni psico-fisiche volte a liberare energie e a preparare nervi e muscoli a una risposta adeguata allo stimolo ricevuto. Dal punto di vista motivazionale le emozioni spingono ad agire canalizzando le energie liberate verso il raggiungimento di uno scopo: ad esempio la rabbia crea il desiderio di agire secondo modalit\u00e0 diverse da quelle cui ricorreremmo in altre situazioni, per esempio battendoci contro un nemico, attaccando fisicamente un avversario, protestando per una vera o presunta ingiustizia. Infine, le emozioni sono fenomeni sociali in quanto determinano la tipologia e l\u2019intensit\u00e0 dei segnali che trasmettiamo ad altri con l\u2019espressione del viso, la postura, l\u2019atteggiamento del corpo, i movimenti degli occhi, il tono di voce. Gli aspetti comunicativi delle emozioni rendono almeno parzialmente pubbliche le nostre esperienze private. La figura 1 riporta graficamente queste quattro dimensioni e rappresenta simbolicamente come esse siano collegate tra loro e come vengano attivate da qualche significativo evento o esperienza.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/dimensioni-emozioni.png\" alt=\"dimensioni-emozioni\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p><em>Fig. 1: le quattro dimensioni dell\u2019emozione<\/em><\/p>\n<p>Le emozioni sono motivatori potenti e devono essere manipolate con molta cautela. Ma proprio per questo se riusciamo a interpretarle, gestirle e viverle in modo ottimale saremo considerati \u201cirresistibili\u201d. Pensiamoci: noi stiamo bene con le persone che ci fanno sentire bene, cio\u00e8 con coloro che con il comportamento, le parole, l\u2019atteggiamento sono capaci di generare stati emozionali positivi. Ci piacciono le persone che portano entusiasmo e che riescono a trasmetterlo. E se riusciamo a generare questa sensazione in modo ricorrente si svilupper\u00e0 gradualmente un\u2019associazione mentale con la nostra immagine, oltre che un feedback positivo che ci render\u00e0 sempre pi\u00f9 facile entrare in sintonia.<\/p>\n<p>I principi da seguire sono tanto semplici da capire quanto purtroppo difficili da applicare. In primo luogo le persone che ci fanno star bene hanno capacit\u00e0 di connessione empatica.<\/p>\n<p>Ci danno l\u2019impressione che ci capiscono, che non ci giudicano, che sono attente ai nostri\u00a0sentimenti, ci ispirano fiducia e desiderio di condivisione. Connessione empatica vuol dire focalizzazione sul mondo interiore dell\u2019inter-locutore, percezione delle spie emozionali, attenzione ai segnali non verbali e comprensione della sua mappa mentale, senza lasciarsi guidare dai propri schemi di attribuzione di significato. Richiede una sensibilit\u00e0 molto fine e rara e una non comune maturit\u00e0 emotiva. Questo approccio non significa gentilezza a tutti i costi, disponibilit\u00e0 assoluta o ipocrisia: significa solo accettazione dei valori e dei filtri attraverso i quali il nostro interlocutore interpreta la realt\u00e0, senza alcuna pretesa di giudizio o di superiorit\u00e0 intellettuale o morale. In questo modo potremo porgere i nostri argomenti senza urtare inutilmente suscettibilit\u00e0 o entrare in contrasto con convinzioni o valori. Potremo inoltre far leva, ove possibile, sulle percezioni e sugli schemi mentali che risultassero allineati con i nostri obiettivi. E infine, se ritenuto necessario, una volta stabilita la sintonia e il clima di fiducia, sar\u00e0 pi\u00f9 facile svolgere un\u2019azione di persuasione per modificare l\u2019atteggiamento mentale del nostro interlocutore.<\/p>\n<p>Un\u2019altra capacit\u00e0 da sviluppare \u00e8 quella di affabulazione. In tutta la storia dell\u2019uomo i racconti hanno giocato un ruolo importante che va dalle favole dei bambini all\u2019intratteni-mento, dall\u2019educazione al sacro. Questo perch\u00e9 i racconti ci aiutano a sognare, ma non solo. Ci danno ispirazione per risolvere i problemi, per i nostri comportamenti, ci aiutano a evidenziare un punto di vista, a veicolare un\u2019idea, a sottolineare valori. Se ben formulate e ben raccontate hanno una valenza ipnotica: come nella leggenda del pifferaio magico, nessuno pu\u00f2 resistere a un cantastorie. In effetti, la capacit\u00e0 di inventare e raccontare storie \u00e8 una caratteristica unica della nostra mente: si dice che alcuni scienziati impegnati nel campo dell\u2019intelligenza artificiale chiesero al loro supercomputer una stima del tempo necessario per arrivare a simulare il pensiero umano. Con loro grande sorpresa il computer sospese ogni altro compito, blocc\u00f2 tutte le unit\u00e0 di input e inizi\u00f2 l\u2019elaborazione impegnando tutte le sue risorse. Dopo molte ore, quando ormai gli scienziati erano convinti di un crash definitivo del sistema, un <i>bip<\/i> richiam\u00f2 la loro l\u2019attenzione e su un display apparve la risposta, che cominciava cos\u00ec: \u00abLa vostra domanda mi fa venire in mente una storia\u2026\u00bb. Quindi impariamo a raccontare storie e a introdurle con garbo nelle conversazioni. Facciamo attenzione a renderle appropriate al contesto, alla lunghezza, alla sensibilit\u00e0 degli ascoltatori, alle emozioni (sempre positive!) che vogliamo suscitare e all\u2019eventuale messaggio che vogliamo trasmettere. Ma dove troviamo le storie? Ovunque, basta ispirarsi: giornali, tv, libri, costituiscono uno stimolo continuo per la nostra fantasia. Creiamo il nostro libro di racconti, e teniamolo pronto!<\/p>\n<p>Teniamo presente che non riusciremo mai a catturare il centro dell\u2019attenzione se non abbiamo fiducia in noi stessi. \u00c8 evidente che le nostre aspettative sul futuro, e sulla capacit\u00e0 di conseguire i nostri obiettivi facendo fronte con successo alle diverse possibili situazioni, hanno importanti implicazioni motivazionali e relazionali. Immaginiamo uno studente convinto di non riuscire a superare gli esami: quale potr\u00e0 mai essere la sua prestazione? E come ci comportiamo con un conoscente, se siamo convinti di essergli antipatici? O quanto potrebbe essere goffo il nostro approccio verso un potenziale partner se siamo sicuri di essere respinti? E quali conseguenze comportamentali potrebbe avere la convinzione che tutti coloro che ci circondano siano egoisti, aggressivi e pronti a darci fregature? Impariamo quindi a credere nelle nostre capacit\u00e0 e nelle nostre competenze; convinciamoci di essere irresistibili; convinciamoci che ci\u00f2 che facciamo \u00e8 importante e che lo facciamo bene e con dignit\u00e0. Albert Bandura ha introdotto il concetto di \u201cautoefficacia\u201d, variabile motivazionale che determina il grado di mantenimento delle nostre abilit\u00e0 anche in condizioni particolarmente avverse. Bassi livelli di autoefficacia generano un sentimento di impotenza, ovvero la convinzione che il proprio comportamento non ha nessun effetto sul risultato che si cerca di ottenere. Ci\u00f2 comporta un atteggiamento di passivit\u00e0 determinato da un deficit motivazionale (caduta della volont\u00e0 di agire), un deficit di apprendimento (riduzione della capacit\u00e0 di imparare dai fallimenti ci\u00f2 che serve per rimuoverli) e infine un deficit emotivo per il quale le emozioni che mobilitano energia e provocano volont\u00e0 di reagire vengono sostituite da apatia, depressione, stanchezza, disaffezione, letargia. La sensazione di impotenza si genera sia dal verificarsi oggettivo e ripetuto di contingenze negative, sia, soprattutto, su base cognitiva, cio\u00e8 attraverso l\u2019interpretazione che ne viene data.<\/p>\n<p>Le convinzioni di autoefficacia possono deliberatamente essere acquisite o modificate. Il primo passo \u00e8 quello di crearsi un modello di ruolo da impersonare; possiamo derivarlo dall\u2019osservazione di personalit\u00e0 che ci hanno colpito, o anche inventarlo in tutto o in parte. La sicurezza si acquista anche e soprattutto con la pratica: quindi evitiamo improvvisazioni ed esercitiamoci con pazienza e determinazione, curando i minimi particolari, in tutto ci\u00f2 che facciamo. Qualunque siano il nostro ruolo e i nostri compiti, \u00e8 importante assolverli con la massima precisione, impegno e naturalezza. Alleniamoci quindi a muoverci con disinvoltura, a dimostrare entusiasmo e serenit\u00e0, a dare l\u2019impressione di padroneggiare le situazioni e lo spazio che ci circonda.<\/p>\n<p>Spesso ci\u00f2 che provoca insicurezza \u00e8 il timore di interagire con gli altri o, meglio, di non ricevere, in tali interazioni, la giusta considerazione o addirittura di essere respinti del tutto. Non \u00e8 piacevole percepire di essere sottostimati o, peggio, non considerati; tuttavia, la costruzione di qualunque relazione richiede tempo e non dobbiamo quindi essere spaventati dall\u2019eventuale freddezza iniziale. Questa \u00e8 del tutto normale: mettiamo quindi in conto un po\u2019 di \u201cattrito di primo distacco\u201d e, senza essere troppo insistenti, non arrendiamoci al primo insuccesso.<\/p>\n<p>Infine, l\u2019ultimo punto, non meno importante: le emozioni e gli stati d\u2019animo sono contagiosi. Quindi \u00e8 necessario mantenere un atteggiamento mentale positivo, abbandonando sentimenti negativi come rabbia, rancori, invidie, gelosie. Impariamo a perdonare, non per altruismo, ma per noi stessi; perdonare non significa rinunciare ai propri diritti, interessi, valori: significa solo affermarli e difenderli con serenit\u00e0 e senza astio, e quindi in modo molto pi\u00f9 efficace. E ricordiamo che le nostre convinzioni e le nostre emozioni non dipendono dalla realt\u00e0, ma dal modo con cui la interpretiamo. \u00c8 la nostra mente che definisce i contorni e il significato delle esperienze, come dimostra un esempio, tratto da un famoso libro della scuola di negoziazione di Harvard relativo alla percezione del proprio ruolo nell\u2019ambiente di lavoro.<\/p>\n<p>Consideriamo due cameriere, Maria e Luisa, che lavorano nello stesso ristorante per mantenersi agli studi, entrambe con l\u2019ambizione di divenire scrittrici. Luisa \u00e8 annoiata da questo lavoro che trova estenuante e noioso. Nelle pause quotidiane si ritira nel suo piccolo appartamento e prova a scrivere, senza per\u00f2 riuscire ad essere molto produttiva; anzi, \u00e8 talmente stanca che la maggior parte delle volte si addormenta senza neanche accorgersene. Al mattino, prima del lavoro, ha diverse ore libere, che sfrutta sedendosi al computer e cercando di concentrarsi sui suoi personaggi: ma questi stentano a prendere vita e la trama rimane debole e poco realistica.<\/p>\n<p>Maria trova il lavoro di cameriera duro ed estenuante, ma non noioso. Le piace osservare attentamente le persone che serve, immaginandole come potenziali personaggi delle sue storie. Ha sempre in tasca un blocco su cui annota le caratteristiche che pi\u00f9 la colpiscono, oltre ad alcuni brani di conversazione che le sembrano particolarmente interessanti; cerca anche di decifrare le espressioni e indovinare i pensieri dei suoi clienti, e fantastica sulla loro vita privata. Come Luisa, anche Maria usa tutto il tempo libero per scrivere; a differenza di Luisa, per\u00f2, le riesce facile, utilizzando le osservazioni quotidiane, infondere vita e realismo nei suoi personaggi. Appena ha un po\u2019 di tempo lavora anche a ordinare ed espandere i suoi appunti, classificando e sottolineando ci\u00f2 che ha trovato pi\u00f9 stimolante nella giornata. Non solo il suo manoscritto prende velocemente forma, ma anche la sua reputazione di attenzione e simpatia si afferma sempre di pi\u00f9 tra i clienti. Maria fa la cameriera, ma vede il suo lavoro non tanto come una prigione quanto come un fonte sempre nuova di ispirazione.<\/p>\n<p>Come Maria, abbiamo tutti il potere di interpretare e dare forma al nostro ruolo in modo da trarne autostima e soddisfazione. Forgiare in modo positivo le nostre emozioni \u00e8 un passo essenziale per \u201ccatturare\u201d l\u2019attenzione, la stima e la simpatia degli altri.<\/p>\n<p><b>Riferimenti<\/b><\/p>\n<ul>\n<li>A. Bandura (1988) Self-efficacy conception of anxiety. <i>Anxiety Research, 1<\/i>, 77-98.<\/li>\n<li>R. Fisher, D. Shapiro (2005) <i>Beyond reason. Using emotions as you negotiate<\/i>, Viking, Penguin Goup.<\/li>\n<li>A. La Bella e A. la Bella (2011) <i>Convincere e motivare. Scienza e tecnica della persuasione<\/i>, Angeli, Milano.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La chiave principale per lo sviluppo e il mantenimento di un buon sistema relazionale consiste nella capacit\u00e0 di generare negli interlocutori stati emozionali positivi. Non \u00e8 facile: nonostante la familiarit\u00e0 che tutti abbiamo con emozioni di varia natura, spesso non riusciamo a comprenderle e spiegarle e tantomeno a controllarle. 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