{"id":186,"date":"2014-12-10T14:45:59","date_gmt":"2014-12-10T14:45:59","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=186"},"modified":"2014-12-10T14:45:59","modified_gmt":"2014-12-10T14:45:59","slug":"big-data-e-pattern-di-interazione-nascosti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2014\/12\/10\/big-data-e-pattern-di-interazione-nascosti\/","title":{"rendered":"Big Data e pattern di interazione nascosti"},"content":{"rendered":"<p>\u00abPredire il futuro \u00e8 troppo facile, basta guardare la gente attorno a te, la strada dove vivi, l\u2019aria che respiri, e pronosticare che sar\u00e0 ancora cos\u00ec [\u2026] l\u2019uomo sta imparando a usare bene la tecnologia e non si fermer\u00e0 finch\u00e9 non sar\u00e0 arrivato al cuore del nostro universo\u00bb<a title=\"\" href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150213145506\/http:\/\/ilpuntomagazine.net\/2014\/12\/12\/big-data-e-pattern-di-interazione-nascosti\/#_ftn1\">[1]<\/a>. Lo aveva capito Ray Bradbury alla vigilia del suo ottantacinquesimo compleanno, nel 2005. Sette anni dopo vediamo crescere in modo esponenziale il peso di questa affermazione. Ci troviamo nell\u2019era dei big data, dove ogni nostra interazione, abitudine o comportamento diventa oggetto di studio. Informazioni e dati circa gusti personali, comunicazioni, stili di vita o localizzazioni geografiche, raccolti in modo massivo e al contempo impercettibile. Spesso sono gli individui stessi che, pi\u00f9 o meno spontaneamente, consegnano ci\u00f2 che li riguarda alle imprese e agli analisti. Un prezzo da pagare per poter fruire di servizi, in apparenza gratuiti, che ormai sono parte della vita quotidiana (Google, Facebook, LinkedIn, WhatsApp, etc.). In alcuni casi si corre il rischio di sottovalutare la contropartita; in altri ci si accorge come piccoli gesti elementari \u2013 quali una telefonata, un tweet, o la prenotazione di un biglietto aereo \u2013 possano offrire un contributo alla tutela dello stato di salute di migliaia di persone. Diversi studi, ultimamente, sono stati in grado di predire la diffusione del virus Ebola in Africa occidentale a partire dai dati di comunicazione e accesso alla rete cellulare di centinaia di migliaia di dispositivi. Dati resi completamente anonimi per non compromettere la privacy degli utenti, ma che al contempo hanno avuto un ruolo importante nell\u2019isolamento delle nuove infezioni. Tra questi studi emerge un modello predittivo di diffusione del virus messo a punto dal team di Alessandro Vespignani e presentato sul sito internet <a href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150213145506\/http:\/\/www.mobs-lab.org\/\">http:\/\/www.mobs-lab.org\/<\/a><\/p>\n<p>Un altro lavoro interessante \u00e8 quello portato avanti da Peter Gloor<a title=\"\" href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150213145506\/http:\/\/ilpuntomagazine.net\/2014\/12\/12\/big-data-e-pattern-di-interazione-nascosti\/#_ftn2\">[2]<\/a> che mostra come a partire da un\u2019analisi delle email scambiate tra clienti e fornitori sia possibile isolare quelle variabili che portano a una migliore performance dei servizi offerti; tra queste non solo la necessit\u00e0 di offrire risposte concrete in tempi brevi, ma anche corpi delle email che presentino un\u2019emozionalit\u00e0 e un sentiment onesti e ben bilanciati. Dall\u2019analisi degli scambi email si pu\u00f2 altres\u00ec risalire alle figure chiave presenti in un\u2019azienda, premiando dipendenti che non necessariamente si trovano in un punto apicale dell\u2019organigramma a-ziendale.<\/p>\n<p>Ci troviamo di fronte a un fenomeno, quello dei big data, difficile da arginare che, se da un lato pone a serio rischio la privacy degli individui, dall\u2019altro porta con s\u00e9 un\u2019innumerevole gamma di servizi a supporto della vita delle persone. L\u2019utilizzo dei navigatori satellitari inclusi negli smartphone rende individuabile la nostra posizione e tracciabili i nostri percorsi; tuttavia, l\u2019analisi dei flussi di traffico aiuta la comunit\u00e0 dei guidatori a rendersi conto di eventuali deviazioni o incidenti, prima che gli stessi vengano segnalati dalle autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 importante della maggior parte delle informazioni raccolte \u00e8 che queste offrono segnali onesti, ovvero pi\u00f9 difficilmente manipolabili o indirizzabili verso risultati artefatti. Alex Pentland nel suo libro <i>Honest Signals<a title=\"\" href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150213145506\/http:\/\/ilpuntomagazine.net\/2014\/12\/12\/big-data-e-pattern-di-interazione-nascosti\/#_ftn3\"><b>[3]<\/b><\/a><\/i>mostra come i pattern di interazione sociale rivelino le attitudini nascoste degli individui. Segnali inconsci che si pongono a complemento del linguaggio conscio e che costituiscono un canale di comunicazione a parte, che evolve dai meccanismi di segnalazione dei primati e che offre una finestra sulle nostre intenzioni, sui nostri obiettivi e valori. Le relazioni sociali influenzano le decisioni pi\u00f9 importanti della nostra vita, anche quando non ce ne rendiamo conto. Coloro che capiscono come gestire l\u2019intelligenza di queste reti si trovano quindi in una posizione di enorme vantaggio. Uno dei modi tramite cui \u00e8 possibile misurare i pattern di interazione \u00e8 quello di utilizzare badge sociometrici, ovvero dispositivi in grado di mappare movimenti, dialoghi, toni e relazioni di prossimit\u00e0 di chi li indossa. Un altro approccio \u00e8 quello offerto da Lada Adamic e Eytan Adar<a title=\"\" href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150213145506\/http:\/\/ilpuntomagazine.net\/2014\/12\/12\/big-data-e-pattern-di-interazione-nascosti\/#_ftn4\">[4]<\/a> che a partire dai dati presenti sul web riescono a ricostruire reti d\u2019interazione sociale nel mondo reale. Attenzione dunque ai link che mettiamo sulla nostra pagina web personale, alle mailing list a cui risultiamo iscritti e a coloro che nei propri spazi in rete parlano di noi. Il rischio \u00e8 quello di rendere visibili molte pi\u00f9 informazioni personali di quelle che si erano preventivate. Per alcuni individui l\u2019ostentazione del privato \u00e8 diventato un fatto culturale, si pensi ad esempio ai protagonisti di alcuni dei pi\u00f9 noti talk show televisivi. Una caratteristica, quella di ostentare, che pu\u00f2 trovare le sue radici nel concetto di post-modernit\u00e0, in uno sforzo di differenziazione o di appartenenza a determinati gruppi sociali, in un\u2019esposizione di valori che contribuiscono all\u2019affermazione della propria identit\u00e0 personale.<\/p>\n<p>Tuttavia, non basta porre attenzione a ci\u00f2 che volutamente esponiamo al pubblico, visto che il controllo delle informazioni si sposta oggi dall\u2019individuo alla sua rete sociale. Se utilizziamo Facebook possiamo decidere di rendere privata la lista dei nostri amici, ma se i nostri amici rendono la loro pubblica, l\u2019infor-mazione che volevamo tutelare sar\u00e0 comunque compromessa. Interazioni, localizzazioni e commenti incrociati vengono registrati; anche delle amicizie di cui ci si \u00e8 \u201cliberati\u201d rimane traccia. Allo stesso modo \u00e8 possibile che vengano pubblicate delle foto, dai membri della nostra rete sociale, che ci ritraggano e da cui emerga con chi e dove fossimo in una determinata giornata. Queste foto, pur quando non appaiano sul nostro profilo, possono essere agevolmente ricercate, anche da utenti inesperti, tramite la funzione <i>graph search<\/i>. Un occhio pi\u00f9 esperto sar\u00e0 in grado di risalire, tra l\u2019altro, all\u2019orientamento sessuale, alle opinioni politiche, all\u2019uso di droghe, all\u2019etnia, al credo religioso, o allo stato civile, semplicemente analizzando amicizie e like su Facebook<a title=\"\" href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150213145506\/http:\/\/ilpuntomagazine.net\/2014\/12\/12\/big-data-e-pattern-di-interazione-nascosti\/#_ftn5\">[5]<\/a> <a title=\"\" href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150213145506\/http:\/\/ilpuntomagazine.net\/2014\/12\/12\/big-data-e-pattern-di-interazione-nascosti\/#_ftn6\">[6]<\/a>. Se ti piace Hello Kitty allora vi \u00e8 una buona probabilit\u00e0 che tu sia mentalmente aperto alle nuove esperienze e pi\u00f9 democratico, bench\u00e9 meno coscienzioso ed emotivamente stabile.<\/p>\n<p>Ancora, in termini di immagini, Google offre la possibilit\u00e0 di trovare sul web le foto che sono simili a una caricata dall\u2019utente. Altri servizi, ancora pi\u00f9 interessanti (come <a href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150213145506\/http:\/\/www.stolencamerafinder.com\/\">http:\/\/www.stolencamerafinder.com\/<\/a>) analizzano i metadati delle foto caricate e sono in grado di scansionare il web alla ricerca delle foto scattate da una determinata macchinetta fotografica. Se il partner di una coppia \u00e8 stato infedele dovr\u00e0 porre attenzione a non far pubblicare sul web foto che l\u2019amante ha scattato con la sua macchinetta; anche chi abbia commesso un furto potr\u00e0 essere individuato. Inoltre, spesso nei metadati delle immagini si trovano informazioni circa luogo, data e ora dello scatto.<\/p>\n<p>Se qualcuno poi volesse esercitare un controllo ancora pi\u00f9 stretto, sul suo o su un altro telefonino, potrebbe fare uso di una delle tante applicazioni, come Cerberus (<a href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150213145506\/http:\/\/www.cerberusapp.com\/\">http:\/\/www.cerberusapp.com\/<\/a>), che una volta installate sul dispositivo vengono occultate e ne forniscono il controllo: consentono di leggere messaggi e elenchi chiamate, di registrare rumori e conversazioni ambientali, di conoscere in ogni momento la localizzazione geografica di chi porta con s\u00e9 il terminale.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 seduto dall\u2019altra parte di un monitor e sta chattando con noi? \u00c8 ora possibile determinarlo a partire dalla velocit\u00e0, dal ritmo e dai tempi di pressione durante la digitazione<a title=\"\" href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150213145506\/http:\/\/ilpuntomagazine.net\/2014\/12\/12\/big-data-e-pattern-di-interazione-nascosti\/#_ftn7\">[7]<\/a>. Uno strumento senz\u2019altro utile, ad esempio, per accertarsi dell\u2019identit\u00e0 di chi sta sostenendo un esame a distanza.<\/p>\n<p>Tutti gli esempi finora presentati sono solo una piccola parte delle innumerevoli possibilit\u00e0 di collezione dati offerte dalla rete; una rete composta non solo da PC, telefonini e tablet, ma da un numero sempre crescente di altri oggetti connessi, come impianti di domotica o elettrodomestici (internet delle cose).<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che tutte le informazioni e i dati di cui si \u00e8 discusso siano una fonte preziosa a cui attingere per il benessere collettivo o anche solo per personalizzare offerte di prodotto o servizio. Questi dati dunque presentano al contempo un valore sociale ed economico; un valore che spesso cediamo gratuitamente in cambio di un servizio (ad esempio Gmail) che non trae profitto dall\u2019applicazione diretta di un prezzo di utilizzo; piuttosto l\u2019utente diventa il prodotto, un pacchetto di informazioni, che pu\u00f2 essere venduto. \u00c8 possibile difendersi o arginare il fenomeno? Questo interrogativo rimane aperto, senza che vi siano una risposta e relativa soluzione pronte. Certo \u00e8 che anche la vendita di privacy online pu\u00f2 diventare un forte strumento di marketing. Tuttavia, forse occorre un pi\u00f9 profondo cambiamento culturale, in cui si passi dall\u2019idea di nascondere i propri dati a quella di integrarli, coltivarli e modellarli, al fine di far emergere un\u2019imma-gine di se stessi quanto pi\u00f9 simile a quella desiderata.<\/p>\n<div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150213145506\/http:\/\/ilpuntomagazine.net\/2014\/12\/12\/big-data-e-pattern-di-interazione-nascosti\/#_ftnref1\">[1]<\/a> Ray Bradbury, un ragazzo con i capelli bianchi. (2012, June 6). <i>La Repubblica<\/i>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150213145506\/http:\/\/ilpuntomagazine.net\/2014\/12\/12\/big-data-e-pattern-di-interazione-nascosti\/#_ftnref2\">[2]<\/a> Gloor, P. A., &amp; Giacomelli, G. (2014). Reading Global Clients\u2019 Signals. <i>MIT Sloan Management Review<\/i>, 55(3), 23\u201329.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150213145506\/http:\/\/ilpuntomagazine.net\/2014\/12\/12\/big-data-e-pattern-di-interazione-nascosti\/#_ftnref3\">[3]<\/a> Pentland, A. (2008). <i>Honest Signals<\/i> (p. 208). Cambridge, MA: MIT Press.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150213145506\/http:\/\/ilpuntomagazine.net\/2014\/12\/12\/big-data-e-pattern-di-interazione-nascosti\/#_ftnref4\">[4]<\/a> Adamic, L. A., &amp; Adar, E. (2003). Friends and neighbors on the Web. <i>Social Networks<\/i>, 25(3), 211\u2013230.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150213145506\/http:\/\/ilpuntomagazine.net\/2014\/12\/12\/big-data-e-pattern-di-interazione-nascosti\/#_ftnref5\">[5]<\/a> Kosinski, M., Stillwell, D., &amp; Graepel, T. (2013). Private traits and attributes are predictable from digital records of human behavior. <i>Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America<\/i>, 110(15), 5802\u20135805.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150213145506\/http:\/\/ilpuntomagazine.net\/2014\/12\/12\/big-data-e-pattern-di-interazione-nascosti\/#_ftnref6\">[6]<\/a> Jernigan, C., &amp; Mistree, B. F. T. (2009). Gaydar: Facebook friendships expose sexual orientation. <i>First Monday<\/i>, 14(10).<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"http:\/\/web.archive.org\/web\/20150213145506\/http:\/\/ilpuntomagazine.net\/2014\/12\/12\/big-data-e-pattern-di-interazione-nascosti\/#_ftnref7\">[7]<\/a> Das, R. (2006). An introduction to biometrics. <i>Keesing Journal of Documents &amp; Identity<\/i>, (17), 3\u20135<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abPredire il futuro \u00e8 troppo facile, basta guardare la gente attorno a te, la strada dove vivi, l\u2019aria che respiri, e pronosticare che sar\u00e0 ancora cos\u00ec [\u2026] l\u2019uomo sta imparando a usare bene la tecnologia e non si fermer\u00e0 finch\u00e9 non sar\u00e0 arrivato al cuore del nostro universo\u00bb[1]. 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