{"id":236,"date":"2016-10-06T13:16:32","date_gmt":"2016-10-06T13:16:32","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=236"},"modified":"2016-10-06T13:16:32","modified_gmt":"2016-10-06T13:16:32","slug":"la-leadership-negli-sport-di-squadra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2016\/10\/06\/la-leadership-negli-sport-di-squadra\/","title":{"rendered":"La leadership negli sport di squadra"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Leader gerarchico e leader naturale: questi due concetti sono sicuramente familiari ai lettori del punto, in quanto trattati in <a href=\"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/2015\/12\/15\/leadership-complessita-e-reti\/\">diversi<\/a> <a href=\"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/2013\/06\/10\/i-generatori-di-valore-relazionale-e-leffetto-franklin\/\">articoli<\/a> della rivista<\/span><span class=\"s1\">. In sintesi: all\u2019interno di un gruppo sociale non \u00e8 detto che il leader secondo gerarchia (il top manager) sia sempre la persona di maggior carisma, quella con i legami sociali pi\u00f9 estesi e con le maggiori capacit\u00e0 di influenza. Spesso si viene a creare una situazione in cui coesistono pi\u00f9 leader: quelli ufficiali, che comandano in virt\u00f9 della loro posizione nella gerarchia, e uno (o pi\u00f9) persone che sono leader \u201cdi fatto\u201d, in virt\u00f9 della loro centralit\u00e0 nella rete sociale.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Questa situazione di leadership condivisa \u00e8 rappresentata in modo esplicito e formalizzato all\u2019interno di una qualsiasi squadra sportiva: il leader ufficiale, quello eletto dalla societ\u00e0, \u00e8<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>rappresentato dall\u2019allenatore. E poi c\u2019\u00e8 il leader scelto dalla squadra per le sue qualit\u00e0 umane, relazionali e (non ultime) sportive, ossia il capitano. Allenatore e capitano devono essere capaci di collaborare se vogliono che il progetto sportivo abbia successo. L\u2019allenatore, essendo eletto dall\u2019esterno, deve saper conquistare la fiducia della squadra, deve saper farsi rispettare dimostrando le sue capacit\u00e0 tattiche e relazionali. Anche il capitano, una volta eletto, deve saper confermare la sua posizione di leadership, mantenendo buoni rapporti con tutti i membri della squadra, facendosi portavoce delle loro necessit\u00e0 e sapendo guidare e motivare il gruppo sul campo di gioco.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Questa situazione relazionale \u00e8 abbastanza semplice all\u2019interno di una squadra dilettantesca, in cui spesso i membri fanno parte di una comunit\u00e0 locale e hanno rapporti di amicizia anche nella vita privata. Ma nelle societ\u00e0 sportive professionistiche la situazione si fa pi\u00f9 complessa: ci sono maggiori interessi in gioco, gli atleti sono pagati per giocare e spesso cambiano diverse<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>squadre nella loro carriera, i rapporti nel gruppo sono meno stabili e solidi, e il capitano, salvo rare eccezioni, non \u00e8 pi\u00f9 eletto dai pari ma viene scelto congiuntamente dalla societ\u00e0 e dall\u2019allenatore. Considerando che una squadra di alto livello \u00e8 formata da un gruppo di persone estremamente competitive e affamate di protagonismo, si pu\u00f2 immaginare quali difficolt\u00e0 gestionali debbano affrontare allenatore e capitano. La situazione, poi, \u00e8 a volte complicata anche dalla presenza di una terza figura di leader, il presidente della societ\u00e0, che pu\u00f2 intromettersi nella direzione della squadra, anche se quasi mai con esiti positivi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Queste dinamiche di gruppo rispondono, comunque, ai livelli alti e a quelli bassi, alle regole di rapporto che esistono in qualsiasi micro-societ\u00e0, che sia un gruppo informale di pari o una divisione aziendale. Proprio per la sua \u201cformalit\u00e0\u201d e per la rigida divisione dei ruoli, una squadra sportiva pu\u00f2 essere presa ad esempio come microcosmo dove osservare e sperimentare le regole della leadership.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-266\" src=\"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/any-given-sunday-203x300-1.jpg\" alt=\"any-given-sunday\" width=\"203\" height=\"300\" \/>Un film che ben racconta le dinamiche di leadership che possono esistere all\u2019interno di una societ\u00e0 sportiva professionistica \u00e8 <i>Ogni maledetta domenica<\/i> (<i>Any given sunday<\/i>, 1999), diretto da Oliver Stone. Si tratta di una storia corale che racconta le vicende di una fittizia squadra di football americano, i Miami Sharks, concentrandosi in particolare su tre personaggi: l\u2019allenatore Tony D\u2019Amato (Al Pacino), la giovane presidente Christina Pagnacci (Cameron Diaz) e il quarterback Willie Beamen (Jamie Foxx). <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Tony D\u2019Amato, allenatore veterano dalle idee tattiche antiquate, piace poco alla presidentessa, che non fa nulla per nasconderlo. Christina \u00e8 un classico esempio di \u201cpresidente impiccione\u201d: dirige la squadra perch\u00e9 ha ereditato il franchise dal padre (morto di recente) e fa di tutto per minare la leadership di Tony. Gli impone come vice un allenatore giovane e pi\u00f9 moderno; si rapporta spesso direttamente con i giocatori scavalcando la gerarchia di spogliatoio; non ultimo, cerca di dargli consigli di direzione. Tony mal sopporta le ingerenze di Christina e quando lei arriva a scendere in spogliatoio a met\u00e0 partita per imporgli un cambio lui impazzisce di rabbia: \u00abNon parlarmi in quel modo davanti ai miei giocatori!\u00bb <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Si dice spesso che il presidente di una squadra professionistica dovrebbe avere un ruolo di mecenate silente, non dovrebbe intromettersi nella direzione del gruppo per non oscurare la leadership dell\u2019allenatore e fargli perdere credito agli occhi dei giocatori. Esistono, nella realt\u00e0, esempi di presidenti \u201cpadroni\u201d che con la loro invadenza hanno portato confusione nel gruppo, finendo per danneggiarlo. In una intervista del 2015 il presidente del Torino FC, Urbano Cairo, dimostra di aver capito questa lezione strada facendo: \u00abAll&#8217;inizio [parlavo alla squadra] molto di pi\u00f9. Credo di essere un buon motivatore. Gestisco mille dipendenti. Ma ho capito che il calcio richiede un approccio militare: vanno rispettate autorit\u00e0 e gerarchie. Se scavalco tecnico e d.s.<\/span><span class=\"s1\"> li delegittimo.\u00bb<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Per quanto riguarda, invece, il ruolo del leader in campo, quello del capitano, possiamo esaminare il personaggio di Willie Beamen. All\u2019inizio del film Willie<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>\u00e8 il quarterback seconda riserva; ma a causa del doppio infortunio del titolare e della prima riserva, si trova all\u2019improvviso, inaspettatamente, titolare. Il ragazzo \u00e8 la classica \u201ctesta calda\u201d di talento. Grazie alla sua inventiva e alle sue doti atletiche, si mette in mostra come giocatore spumeggiante e diventa nel giro di poche partite un idolo dei fan. Ma il talento nel gioco non coincide per forza col talento nella leadership e Tony D\u2019Amato lo capisce, ammonendo il giocatore a fare attenzione: il quarterback \u00e8 il giocatore che \u00absi prende le responsabilit\u00e0\u00bb quello che \u00abtutti guardano per primo, il leader della squadra\u00bb e gli altri giocatori sono disposti a \u00abrompersi le costole e il collo\u00bb per il quarterback solo se lui sar\u00e0 capace di guidarli, di motivarli, di essere \u00abun esempio\u00bb e di \u00absacrificarsi\u00bb per loro. Ma Willie non \u00e8 d\u2019accordo. \u00c8 un giocatore ormai a met\u00e0 carriera e questa \u00e8 forse la sua ultima, grande, insperata occasione di mettersi in mostra, far\u00e0 di tutto per prendersi i meriti che crede di avere e l\u2019importanza della squadra \u00e8 secondaria rispetto all\u2019importanza del suo successo personale. Prevedibilmente, quando Willie rilascia un\u2019intervista in cui si prende tutti i meriti per la striscia di successi della squadra, i giocatori si ribellano alla sua leadership imposta e fanno naufragare una partita, rifiutandosi di giocare per lui e dimostrando la validit\u00e0 della \u201cmorale\u201d di Tony D\u2019Amato.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Ma quanto peso hanno realmente le capacit\u00e0 di leadership di un allenatore sulle prestazioni di una squadra?<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">\u00c8 noto che, in tutti gli sport, il fattore che maggiormente pesa sulle possibilit\u00e0 di vittoria \u00e8 il monte stipendi dei giocatori. Il grande genio del calcio Johan Cruijff, da poco scomparso, spieg\u00f2 con queste parole la sua visione del suo ruolo di allenatore: \u00abIl mio compito \u00e8 cercare buoni giocatori e mettere insieme il miglior gruppo possibile. Se i tuoi giocatori sono meglio degli avversari, il 90% delle volte vinci.\u00bb L\u2019affermazione sembra quasi sciocca, nella sua banalit\u00e0, ma \u00e8 vera. Esiste un modo scientificamente accurato di valutare la bravura di un giocatore: il suo valore di mercato. Il mercato dello sport professionistico, infatti, si avvicina alla perfezione perch\u00e9 c\u2019\u00e8 trasparenza di informazioni (tutti vedono le prestazioni di un giocatore e possono decidere di conseguenza il suo valore) e alta competitivit\u00e0. Perci\u00f2 lo stipendio di un giocatore coincide, nella maggior parte dei casi, col suo valore in campo. In tutti gli sport di squadra la correlazione tra monte stipendi totale e posizione della squadra in classifica a fine campionato \u00e8 altissima. Simon Kuper e Stefan Szymanski hanno calcolato quella per la Serie A di calcio nel periodo dal 1987 al 2001 ed \u00e8 altissima: 93%<sup>1<\/sup><\/span><span class=\"s1\">. Numeri molto simili si trovano anche per le altre massime serie all\u2019estero, sia nel calcio che in altri sport professionistici. Quindi incredibilmente vicino al 90%<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>dichiarato a spanne da Cruijff.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Il ruolo dell\u2019allenatore esce ridimensionato dalla lettura di questi dati. Ma ci\u00f2 non significa che \u00e8 del tutto ininfluente. Innanzitutto bisogna considerare che 93% non significa certezza di totale corrispondenza tra stipendi e classifica e che \u00e8 pur sempre una percentuale cumulativa calcolata su un intervallo di quindici anni. Infatti, ogni anno ci sono squadre che si discostano dalla linea di regressione, performando leggermente meglio o leggermente peggio del loro valore monetario. E qualche volta, circa ogni venti anni, nasce anche qualche \u201ccigno nero\u201d, cio\u00e8 accadono quelli che la stampa sensazionalistica definisce \u201cmiracoli sportivi\u201d. Il caso pi\u00f9 recente \u00e8 quello del Leicester City che l\u2019anno scorso, guidato dall\u2019allenatore italiano Claudio Ranieri, ha vinto la Premier League, la massima serie del calcio inglese, con il quartultimo monte stipendi d\u2019Inghilterra (quartultimo: secondo la retta di regressione elaborata da Kuper e Szymanski la squadra sarebbe dovuta retrocedere).<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Sono esistiti, nella storia, altri allenatori che hanno guidato le proprie squadre in imprese inaspettate. Proprio nel calcio il caso pi\u00f9 famoso \u00e8 quello di Brian Clough, che a cavallo tra gli anni \u201960 e \u201970 ha saputo ottenere eccezionali risultati con club storicamente piccoli, vincendo per ben due volte la Premier League con due squadre da bassa classifica, il Derby County e il Nottingham Forest. Con quest\u2019ultima si \u00e8 superato, conquistando anche due storiche Coppe dei Campioni consecutive, facendo del Nottingham Forest l\u2019unica squadra al mondo ad aver vinto pi\u00f9 Coppe dei Campioni che campionati nazionali. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-269\" src=\"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/damned-208x300-1.jpg\" alt=\"damned\" width=\"208\" height=\"300\" \/>Clough ha avuto una sola annata disastrosa nella sua storia di allenatore, paradossalmente quando si \u00e8 ritrovato ad allenare un club di alto livello, il Leeds United. La storia di questa infelice esperienza \u00e8 stata romanzata nel film <i>The Damned United<\/i> (<i>Il maledetto United<\/i>, 2009), diretto da Tom Hooper e tratto dall\u2019omonimo romanzo di David Peace. L\u2019insuccesso \u00e8, ancora una volta, un problema di leadership. Quando Clough (interpretato da Michael Sheen nel film) arriva a Leeds, la squadra \u00e8 campione d\u2019Inghilterra in carica e lui va a sostituire il leggendario manager Don Revie (Colm Meaney), che ha guidato con grande successo il club nei quindici anni precedenti. I giocatori del Leeds sono, perci\u00f2, molto legati a Revie, e si mostrano da subito diffidenti nei confronti del nuovo arrivato. Clough, da parte sua, non fa nulla per rendersi simpatico ai giocatori. Da avversario del Leeds era stato critico nei confronti del loro stile di gioco falloso e, a suo dire, disonesto. Una volta arrivato in squadra non cambia idea sui suoi principi di gioco onesto e cerca di imporli ai giocatori. Ma il tentativo di rivoluzione fallisce. Il leader in campo, il capitano della squadra Billy Bremner (Stephen Graham), si fa espellere alla prima partita per una rissa in campo con un giocatore avversario e per il comportamento disonorevole gli vengono dati due mesi di squalifica. Nelle partite successive la squadra si sgretola sotto gli occhi dell\u2019impotente Clough, i giocatori si rifiutano di rispondere ai suoi comandi, la squadra colleziona una serie di sconfitte e dopo soli 44 giorni Clough viene esonerato dalla dirigenza della societ\u00e0 per manifesta incapacit\u00e0 di gestione. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Forse il fatto che Clough abbia vissuto il suo pi\u00f9 cocente insuccesso nella squadra pi\u00f9 prestigiosa che ha allenato non \u00e8 paradossale come sembra: Clough \u00e8 diventato famoso per la sua capacit\u00e0 di recuperare giocatori di talento considerati problematici o finiti, grazie ai quali ha saputo portare in<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>alto squadre di bassa categoria. Trovatosi a gestire undici star appagate non ha saputo applicare su di loro le stesse tecniche direttive e motivazionali.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-270\" src=\"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/miracle-200x300-1.jpg\" alt=\"miracle\" width=\"200\" height=\"300\" \/>Un altro allenatore che \u00e8 stato capace di portare in alto una squadra di <i>underdog<\/i> in maniera totalmente inaspettata \u00e8 stato Herbert Brooks, allenatore della nazionale statunitense di Hockey su ghiaccio che ha vinto le olimpiadi invernali del 1980 battendo i plurivincitori russi. La storia \u00e8 stata raccontata nel film <i>Miracle<\/i> (2004) diretto da Gavin O\u2019Connor. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">La nazionale statunitense di hockey su ghiaccio, all\u2019epoca, non godeva di grande prestigio, a differenza di quella russa che ormai da decenni vinceva regolarmente tutte le competizioni internazionali. Questo \u00e8 dovuto in parte al sistema sportivo statunitense, in cui le competizioni per sport di squadra sono gestite non da leghe nazionali statali, come avviene in tutto il resto del mondo, ma da leghe private. Perci\u00f2, in tutto il mondo le squadre sportive private sono sanzionate se non lasciano liberi i giocatori convocati per le competizioni delle squadre nazionali. Negli Stati Uniti, invece, le squadre possono rifiutare (e spesso rifiutano) di lasciar partire i loro giocatori pi\u00f9 preziosi per le competizioni delle nazionali. Gli allenatori delle nazionali statunitensi, quindi, spesso si devono accontentare di professionisti di secondo piano. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Brooks (interpretato nel film da Kurt Russel) prese all\u2019epoca una decisione drastica: rinunci\u00f2 totalmente ai professionisti e scelse i suoi giocatori tra le fila dei campionati universitari. Mise cos\u00ec insieme una squadra giovanissima e inesperta che inizialmente non venne presa sul serio da nessuno. Il film mostra il duro lavoro di preparazione di Brooks, un sapiente mix di tattiche innovative, cementazione dello spirito di squadra e motivazione. Uno dei <i>leit motiv<\/i> del film \u00e8 proprio quello della \u201csquadra\u201d. A intervalli regolari si sente l\u2019allenatore chiedere ai giocatori: \u00abCome ti chiami? E per che squadra giochi?\u00bb Ogni giocatore risponde con il proprio nome e cognome e con l\u2019universit\u00e0 a cui \u00e8 iscritto. Finch\u00e9 una sera, deluso dall\u2019atteggiamento molle e distratto dei giocatori, Brooks decide di punirli con un estenuante allenamento in notturna, che sembra dover proseguire all\u2019infinito, finch\u00e9 uno di loro, il futuro capitano della squadra, compreso il punto delle domande ripetute dell\u2019allenatore nei mesi precedenti, alza la voce e grida: \u00abMi chiamo Mike Eruzione e gioco per gli Stati Uniti d\u2019America.\u00bb La scena \u00e8 enfatica, come si addice all\u2019enfatico genere dei film sportivi (e non dimentichiamo che si tratta per giunta di un film Disney), ma coglie il punto fondamentale: il gruppo non \u00e8 pi\u00f9 un insieme di singoli provenienti da luoghi diversi che giocano per squadre diverse, ma un organismo unico che lavora per un unico obiettivo: vincere le olimpiadi. L\u2019importanza dei fattori motivazionali e di leadership in questa vittoria impronosticabile \u00e8 testimoniata anche dalla successiva carriera dei giocatori che fecero il \u201cmiracolo\u201d: solo pochi di loro ebbero delle carriere di rilievo nell\u2019hockey professionistico. Il capitano Mike Eruzione decise addirittura di ritirarsi alla fine di quella stessa competizione, ritenendo di aver raggiunto il massimo risultato possibile per le sue capacit\u00e0. Insomma, in quell\u2019impresa Brooks \u00e8 riuscito a sopperire alla mancanza di talento dei singoli con le sue doti manageriali e di <i>team building<\/i>.<\/span><\/p>\n<p>&#8212;<br \/>\n<sup>1<\/sup> Kuper, S., &amp; Szymanski, S. (2012). <i>Soccernomics. <\/i>Nation Books New York.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leader gerarchico e leader naturale: questi due concetti sono sicuramente familiari ai lettori del punto, in quanto trattati in diversi articoli della rivista. 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