{"id":2470,"date":"2020-05-20T18:44:19","date_gmt":"2020-05-20T16:44:19","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=2470"},"modified":"2020-05-20T18:44:19","modified_gmt":"2020-05-20T16:44:19","slug":"il-re-nudo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2020\/05\/20\/il-re-nudo\/","title":{"rendered":"Il re nudo"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>\u201cSi narra che la pesante infrastruttura che sovrasta la testa di uomini e donne da millenni sia stata costruita in epoche lontane da vecchi saggi, per sostenere la vita dell\u2019intera umanita\u0300. Con il passare del tempo sostituirono, aggiunsero e manutenerono molte delle sue parti. Tuttavia quando le lune si facevano troppo grandi e le lingue dei popoli aride e taglienti, il volume d\u2019acqua che scorreva nei tubi aumentava d\u2019improvviso, allagando diverse stanze nei vari angoli del globo. La tradizione dei vecchi uomini con la barba esigeva, in quelle giornate di alluvione, l\u2019aiuto dei giovani dalla pelle liscia e lucente. Essi riempivano grandi secchi, mentre i vecchi lanciavano stracci in ogni angolo della stanza. Si ripeteva tutto come un rito ipnotico da generazioni, finche\u0301 un giorno, un esile corpo ricurvo verso terra, si raddrizzo\u0300 e disse:<\/p>\n<p>\u00abPerche\u0301 non ripariamo i tubi, invece di raccogliere l\u2019acqua per poi ributtarla nelle stesse tubature? Ormai questi angoli sono tutti ammuffiti.\u00bb<\/p>\n<p>Segui\u0300 un silenzio assordante e nonostante quella domanda modifico\u0300 definitivamente il corso della storia, dando vita a rivolte, assedi e muraglie difensive, non si trovo\u0300 mai la giusta lettera da cui ripartire.<\/p>\n<p>Quella fu la prima delle tante volte in cui il vulcano, insito nel profondo di quei giovani corpi, erutto\u0300. Ogni volta cospargeva di cenere tutto quanto, prima di tornare a tacere per anni.\u201d<\/p>\n<p>Ho ritrovato questo racconto tra i libri impolverati di mio nonno.<\/p>\n<p>E mentre scorro nei dettagli di quella civilta\u0300 inventata che aveva come unico scopo quello di curare e preservare l\u2019impalcatura, mi viene in mente che anche noi oggi, dopo tutto, stiamo annegando.<\/p>\n<p>E si\u0300, questa crisi e\u0300 proprio un aumento improvviso del volume d\u2019acqua, di cui non si conosce la ragione, ma si poteva prevedere l\u2019arrivo, d\u2019altronde si sa che ogni cento tramonti le lingue dei popoli si fanno piu\u0300 aride.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>L\u2019infrastruttura, costruita nel tempo dall\u2019esperienza dei vecchi uomini con la barba, e\u0300 sempre stata la culla in cui sono nati e cresciuti tanti giovani dalla pelle liscia, ma oggi si rivela inadatta per contenere le loro nuove esigenze. Negli anni, infatti, e\u0300 diventata pesante, forse a causa delle troppe sovrastrutture, fino a causare irrecuperabili fratture.<\/p>\n<p>La metafora del asciugare gli angoli delle stanze e del ributtare l\u2019acqua nelle stesse tubature, richiama all\u2019atto di tamponare il disastro invece che affrontarlo alla radice. Tale processo, infatti, richiederebbe un dibattito ben piu\u0300 ampio delle gia\u0300 complesse scelte sulle misure per<br \/>\naumentare la sicurezza sociale, risollevare l\u2019economia nazionale, evitare di infrangere la legge generale e contenere una politica alquanto teatrale.<\/p>\n<p>Quel dibattito, richiederebbe uno sforzo di ricerca, di rinnovamento, di creativita\u0300 e di conoscenza che farebbe molta paura ai vecchi con la barba e che forse, raramente, verrebbe in mente ai giovani dalla pelle ancora troppo liscia. Infatti, riparare le fratture significherebbe riformulare in modo chiaro i valori che guidano le scelte del Paese, significherebbe solidarieta\u0300, trasparenza e onesta\u0300. Significherebbe anche andare a cercare le radici degli stessi valori che hanno portato alla costruzione di quella infrastruttura, per conservarne, una volta per tutte, la loro memoria.<\/p>\n<p>Purtroppo, la storia racconta solo lo sforzo e le conseguenze di quella testa sollevata, vecchia metafora della presa di coscienza, ovvero la capacita\u0300 di percepire la propria condizione e portarla al di fuori del proprio contesto. Questa presa di coscienza avviene dentro il corpo di un giovane che ancora non ha visto sufficienti inverni per avere una barba bianca ma che possiede l\u2019energia da cui nascono nuove vite.<\/p>\n<p>Il racconto si esaurisce senza una vera e propria risoluzione al caos generato da quella domanda. Uno dei motivi principali fu proprio perche\u0301 quella presa di coscienza non si trasformo\u0300 mai in una azione di ricostruzione coesa, ma divento\u0300, lasciata in sordina, pretesto per la lotta tra due fazioni.<\/p>\n<p>Ognuna delle due generazioni aveva armi e debolezze diverse: i giovani possedevano fuoco e ingenuita\u0300, mentre i vecchi furbesche tane e molta paura di perdere le terre conquistate.<\/p>\n<p>Non ci fu, quindi, un vincitore e quel mondo non vide i colori di una nuova alba.<\/p>\n<p>Questo finale lascia aperto un grande interrogativo: se lo scontro non e\u0300 la soluzione alla crisi, se non rappresenta in modo assoluto il punto di partenza per il progresso, quale puo\u0300 essere il finale risolutivo a questa storia? Come e\u0300 possibile sfruttare nel modo migliore la coscienza che nasce, ed e\u0300 nata, da un momento di crisi? Come impedire la creazione di nuove lotte e divisioni? Quali sono le migliori strategie per preparare il terreno alla riqualificazione di una nuova infrastruttura, alleggerita dal superfluo ma senza perdere la memoria delle antiche costruzioni?<\/p>\n<p>Forse la risposta e\u0300 gia\u0300 scritta tra le righe di questa crisi, che ha messo in evidenza debolezze e inadeguatezze del sistema in cui ci muoviamo, chiedendo a gran voce un nuovo assetto sociale.<\/p>\n<p>In controtendenza alle classiche soluzioni post crisi che vogliono proclamare un vincitore, in controtendenza alle classiche rivoluzioni che vedono le masse danzare sui cadaveri, in questo articolo vogliamo proporre una profonda riflessione sulla coesione sociale come unico patto risolutivo all\u2019avvento di una nuova era.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 3\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Per la prima volta nella storia, ancor piu\u0300 delle grandi guerre, questa crisi ha assunto una dimensione globale, toccando ogni angolo del pianeta. Se da un lato questo portera\u0300 a ripercussioni senza eguali sull\u2019economia mondiale e quindi sulla difficolta\u0300 di una ricostruzione, dall\u2019altro prepara il terreno per una sensazione nuova. La primavera di questa sensazione sboccia nella possibilita\u0300 di sentirsi parte di un destino comune, una massa unica che avverte nella sua totalita\u0300 ogni sconfitta.<\/p>\n<p>La sensazione di percepirsi uno all\u2019interno di una moltitudine e\u0300 la premessa fondamentale per favorire l\u2019individuo nel processo di svestizione dall\u2019attaccamento alle proprie convinzioni. Questo rito di decomposizione del ego permette, nella sicurezza di non perdere la propria individualita\u0300, di accantonare le proprie idee e i propri modelli per discutere insieme a chi la pensa diversamente il disegno di una nuova societa\u0300.<\/p>\n<p>In questo processo, il primo strato che va sedimentandosi e\u0300 rappresentato da un sentimento di amore nei confronti dell\u2019uomo solo ed esclusivamente perche\u0301 ha la dignita\u0300 di essere umano.<\/p>\n<p>La coesione, come unica soluzione alla riforma sociale, si muove su diversi livelli: da quello internazionale, a quello del singolo nucleo familiare, da quello partitico a quello generazionale.<\/p>\n<p>L\u2019immagine piu\u0300 evocativa infatti, in contrasto con quella dei \u201cvincitori\u201d che danzano sui cadaveri, e\u0300 quella dei giovani capaci di prendere sulle proprie spalle i \u201cvecchi con la barba\u201d, senza lasciare indietro nessuno.<\/p>\n<p>Come nella giullarata de <em>Il Cieco e lo Storpio<\/em> raccontata da Dario Fo, anche questa nuova unione avra\u0300 forti gambe e lucidi occhi. I giovani infatti hanno dentro di loro, non solo l\u2019energia di avanzare, ma anche quella di battere nuovi terreni, mentre i vecchi con la barba (espressione addolcita) possiedono la memoria delle conquiste passate, nonche\u0301 la capacita\u0300 di vedere ben oltre il presente tangibile.<\/p>\n<p>Riadattando le parole di Vittorio Foa rilasciate in un\u2019intervista RAI, questo patto di coesione tra fazioni dello stesso colore puo\u0300 avviarsi solo ed esclusivamente attraverso un processo di speranza. La speranza infatti rappresenta quel sentimento che ci mantiene in tensione verso una determinata meta.<\/p>\n<p>Tale tensione e\u0300 sostenuta da due azioni principali: la prima, da parte della classe piu\u0300 vecchia, tramite l\u2019insegnamento e la trasmissione profonda del senso e la seconda da parte della classe nuova attraverso la scelta.<\/p>\n<p>Si\u0300, perche\u0301 oggi la partita si gioca nella scelta del giusto modello di consumo, nella scelta delle nuove politiche di lavoro, nella scelta di non cedere a nuovi \u201cfinti\u201d valori, ma lasciare spazio a quelli da riscoprire, nella scelta equilibrata tra meritocrazia e democrazia.<\/p>\n<p>Scelte che, in quanto tali, prevederanno delle conquiste e delle rinunce, ma che potranno essere affrontate solamente coesi, in una nuova rivoluzione copernicana dei sentimenti, basata su ingredienti quali la tolleranza e l\u2019empatia, catalizzatori di una reazione in grado guidare all\u2019immagine di un mondo nuovo.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 4\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>La capacita\u0300 di coagulare gli sforzi per risolvere problemi comuni, presuppone la capacita\u0300 di sentire nella medesima maniera, e in questo sentire comune, trovare quella molla che spinga ad accantonare il \u201cproprio particolare\u201d per un \u201cbenessere collettivo\u201d che promuove quello del singolo individuo.<\/p>\n<p>E forse, in questa capacita\u0300 di sentire oltre i propri confini sara\u0300 possibile allontanarsi un po\u0300 dalle proprie meschinita\u0300, trovando nelle vulnerabilita\u0300 di ognuno la leva per accedere ad una dimensione ulteriore, fatta di creativita\u0300 e unione.<\/p>\n<p>Ma dove fallisce questa coesione?<\/p>\n<p>Semplice: se il vecchio con la barba mina il cammino del giovane al fine di farlo inciampare logorando le sue energie, o se per paura si copre gli occhi nascondendo consigli preziosi.<\/p>\n<p>Semplice: se il giovane con la pelle lucida si ostina a non voler ascoltare i consigli del vecchio con la barba ritenendolo ormai inutile, o per pigrizia smette di camminare.<\/p>\n<p>Semplice: se l\u2019uomo, vinto dalle proprie paure, cerca di censurare le sue debolezze e le sue fragilita\u0300, di non vedere quei tubi che perdono e stremato dal raccogliere l\u2019acqua smette di sperare, finche\u0301 qualcosa si spezza rianimando lotte e separazione.<\/p>\n<p>Ogni volta che torno a casa, passeggio per un po\u2019, in silenzio, davanti alla mia libreria, riscoprendo i libri che hanno definito i miei contorni. Questa mattina, ne ho preso uno molto vecchio, era di mio nonno, la copertina rigida rosso bordeaux e le pagine ingiallite. Mentre lo sollevavo e\u0300 caduta una pagina, staccata dalle altre.<\/p>\n<p>Recitava cosi\u0300: \u201cE l\u2019alba di una nuova luna venne. Ormai esausti i vecchi dalla barba bianca e i giovani dalla pelle lucente si guardarono per la prima volta negli occhi, e nelle iridi gli uni degli altri videro riflesse le stesse preoccupazioni, gli stessi desideri, la stessa voglia di costruire un mondo migliore. Gettarono le armi e posero le fondamenta dei comandamenti di un nuovo patto sociale: La Rivoluzione Si Fa nel Mezzo. In quel punto di incontro nato non dalla lotta contro un nemico comune ma per la costruzione di un bene comune\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSi narra che la pesante infrastruttura che sovrasta la testa di uomini e donne da millenni sia stata costruita in epoche lontane da vecchi saggi, per sostenere la vita dell\u2019intera umanita\u0300. Con il passare del tempo sostituirono, aggiunsero e manutenerono molte delle sue parti. 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