{"id":249,"date":"2016-10-06T13:38:41","date_gmt":"2016-10-06T13:38:41","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=249"},"modified":"2016-10-06T13:38:41","modified_gmt":"2016-10-06T13:38:41","slug":"tecnologia-aritmetica-e-risorse-ragionamento-sui-futuri-possibili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2016\/10\/06\/tecnologia-aritmetica-e-risorse-ragionamento-sui-futuri-possibili\/","title":{"rendered":"Tecnologia, aritmetica e risorse: ragionamento sui futuri possibili"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Nel 1779 Ned Ludd, un giovane operaio inglese, distrusse un telaio in segno di protesta contro i bassi salari e la disoccupazione generati dalla rivoluzione industriale. Non \u00e8 certo che Ludd sia veramente esistito; certo \u00e8, per\u00f2, che a suo nome si ispir\u00f2 un movimento di protesta operaio che nel periodo 1811-1813 gener\u00f2, specialmente in Inghilterra, numerosi tumulti caratterizzati dalla distruzione di macchine industriali.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Il Luddismo \u00e8 stata la prima espressione e-splicita dei timori generati dal progresso tecnologico. All\u2019epoca tali timori riguardavano essenzialmente il mondo del lavoro; nel corso del tempo le preoccupazioni legate allo sviluppo delle tecnologie si sono estese anche ai rischi di potenziali conflitti condotti con armi sempre pi\u00f9 sofisticate e letali, all\u2019am-biente, ai comportamenti sociali e all\u2019esaurimento di preziose risorse non rinnovabili.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Nelle rappresentazioni dei futuri possibili prevalgono nettamente quelle distopiche. Non certo perch\u00e9 siano pi\u00f9 attendibili, ma perch\u00e9 attirano di pi\u00f9 l\u2019attenzione, si \u201cvendono meglio\u201d, presentano come manipoli di eroi coloro che si battono e si batteranno in futuro contro governi e colossi industriali. In realt\u00e0 le varie previsioni che sono state avanzate nel tempo non sono mai andate neanche lontanamente vicino alla realt\u00e0; e questo a cominciare da quelle luddiste o neo-luddiste: finora la storia ha dimostrato che l\u2019introduzione di nuove tecnologie ha sempre portato a maggiori consumi e a un miglioramento generaliz-zato delle condizioni di vita. Ma ovviamente nessuno pu\u00f2 garantire che continui cos\u00ec.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Mentre le visioni ottimistiche del futuro si fanno sempre pi\u00f9 rare, spesso il pessimismo tende a trasformarsi in cinismo, ovvero in una generalizzata mancanza di fiducia nelle istituzioni, nel prossimo, nell\u2019umanit\u00e0 nel suo complesso, e alla rinuncia a qualunque ideale di speranza e di progresso, con un conseguente diffondersi di comportamenti asociali quando non addirittura poco etici.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Uno sguardo al passato rivela quanto sia difficile effettuare previsioni, specialmente quando c\u2019\u00e8 di mezzo la tecnologia. Riportiamo qualche esempio:<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Dionysius Lardner (1793-1859), professore di astronomia all\u2019University College di Londra, afferm\u00f2 nel 1835: \u00abI treni non potranno mai viaggiare ad alta velocit\u00e0 perch\u00e9, superati i 190 Km\/h, si disintegreranno uccidendo i passeggeri\u00bb.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">William Orton (1826-1878), presidente della United States Telegraph Company, nel 1878 scrisse in un memorandum interno relativo alla proposta di acquisizione per 100.000 dollari della compagnia telefonica di Alexander Graham Bell: \u00abIl telefono ha troppi difetti per essere considerato un effettivo mezzo di comunicazione. \u00c8 solo un giocattolo senza va-lore\u00bb.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Darryl Francis Zanuck (1902-1979), fondatore e capo della 20th Century Fox, all\u2019inizio degli anni \u201950 dichiar\u00f2: \u00abLa televisione non ha mercato. Dopo al massimo sei mesi le persone si stancheranno di guardare una scatola tutte le sere\u00bb.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Thomas Watson (1874-1956), presidente IBM, nel 1943: \u00abIl mercato mondiale non potr\u00e0 mai assorbire pi\u00f9 di 5 computer all\u2019anno\u00bb.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Possiamo anche ricordare il famoso e bellissimo film <i>2001 Odissea nello spazio<\/i>, uscito nel 1968, dopo quattro anni di lavorazione, per la regia di Stanley Kubrik su soggetto di Arthur Clarke. Il film offriva numerose <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>antici-pazioni sulla tecnologia del 2001; per queste Kubrik si avvalse della consulenza di specia-listi e di alcune grandi aziende come IBM, General Electric, Bell, Honeywell, RCA e Whirpool. Ci\u00f2 nonostante l\u2019unica previsione che si \u00e8 avverata riguarda la capacit\u00e0 dei computer di battere a scacchi gli esseri umani.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Qualche volta l\u2019incapacit\u00e0 di prevedere evoluzioni tecnologiche ha avuto conseguenze catastrofiche, come nel caso della Kodak. Nel 1975 Steven Sasson, un ingegnere della Eastman Kodak, brevett\u00f2 la prima fotocamera digitale. Grande come un tostapane, quasi quattro chili di peso, registrava su una cassetta immagini in bianco e nero alla risoluzione di 0,01 megapixel. I dirigenti della Kodak, che pure avevano sponsorizzato il progetto, forse anche influenzati dall\u2019enorme differenza qualitativa con la fotografia chimica, non riuscirono a cogliere il potenziale dirompente di tale innovazione e osservarono: \u00abChi vorr\u00e0 mai guardare le foto dei propri figli su uno schermo?\u00bb. La Kodak prosegu\u00ec cos\u00ec nelle sue tradizionali e all\u2019epoca estremamente profit-tevoli linee di business. Nel 2009 il Presidente Obama confer\u00ec all\u2019Ing. Sasson la National Medal of Technology and Innovation, la pi\u00f9 alta onorificenza concessa negli USA a scienziati e inventori. Tre anni dopo la Kodak dichiarava fallimento.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Non sono per\u00f2 mancate anche straordinarie intuizioni fuori tempo, come quelle di Leonardo Da Vinci, o come le anticipazioni fantascientifiche di Giulio Verne. Da questo punto di vista, tuttavia, il caso pi\u00f9 eclatante \u00e8 quello di Charles Babbage (1791-1871), una delle menti pi\u00f9 geniali dell\u2019era moderna. Matematico inglese, invent\u00f2 e realizz\u00f2 una incredibile quantit\u00e0 di strumenti e di tecniche per migliorare i processi produttivi, le comunicazioni, i servizi. Ma la<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>sua fama \u00e8 dovuta soprattutto a due trattazioni teoriche: la prima, il pro-getto, mai realizzato, di una serie di macchine da calcolo; la seconda, un trattato di politica economica e industriale che anticipava di decenni le opere di<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>John Stuart Mill, di Karl Marx, di Fredriech Taylor. La pi\u00f9 ambiziosa delle macchine da calcolo progettate da Babbage, il \u201cmotore analitico\u201d, incorporava, con una tecnologia meccanica, tutte le caratteristiche che si ritroveranno, quasi due secoli dopo, nei primi calcolatori elettronici: sistemi separati per la memorizzazione dei dati e per l\u2019esecuzione dei calcoli; controllo a schede perforate; una variet\u00e0 di periferiche; persino un processore vettoriale. La macchina era cos\u00ec sofisticata per la sua epoca e per la complessit\u00e0 della meccanica necessaria al funzionamento che Babbage non riusc\u00ec mai a costruirla. Negli anni \u201980 un team finanziato dal Museo della Scienza londinese costru\u00ec una versione completa e funzionante del \u201cmotore differenziale\u201d, una delle prime macchine da lui progettate e realizzate solo parzialmente. Il prototipo costruito dopo pi\u00f9 di centocinquanta anni dalla sua concezione consisteva di oltre 4.000 componenti, pesava tre tonnellate, era largo tre metri e mezzo e alto due; messo in funzione nel 1991 produsse risultati accurati alla trentunesima cifra decimale.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Una previsione sullo sviluppo tecnologico che sembra reggere alla prova del tempo \u00e8 quella formulata da Gordon Moore, fondatore di Intel, in un famoso articolo dall\u2019eloquente titolo \u201cCramming More Components onto Integrated Circuits\u201d pubblicato sulla rivista <i>Electronics<\/i> il 19 aprile 1965. La legge di Moore stabilisce che il numero di transistor contenuto in un microprocessore raddoppia ogni 18 mesi. In effetti lo sviluppo e il lancio di nuove gene-razioni di chip ha rispettato finora questa previsione di crescita esponenziale con sorprendente regolarit\u00e0. \u00c8 interessante vedere cosa succeder\u00e0 quando le attuali tecnologie di produzione raggiungeranno il loro limite fisico: attualmente i microprocessori pi\u00f9 potenti hanno circuiti di circa 14 nanometri, ma quando si arriver\u00e0 all\u2019ordine dei 2-3 nanometri, i componenti si avvicineranno alle dimensioni atomiche e saranno quindi molto instabili; inoltre, con tale densit\u00e0 di circuiti, sar\u00e0 molto difficile dissipare il calore prodotto. Quindi, o si verifica l\u2019emergere di una nuova tecnologia, oppure anche la legge di Moore perder\u00e0 la sua capacit\u00e0 previsiva.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-252\" src=\"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Schermata-2016-10-06-alle-15.55.49-1.png\" alt=\"\" width=\"300\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Molte previsioni di grande successo, anche mediatico, si basano, come la legge di Moore, sull\u2019estrapolazione esponenziale delle tendenze in corso. Molti fenomeni naturali e sociali seguono infatti una legge di questo tipo. Le conseguenze di comportamenti esponenziali sono quasi sempre sorprendenti: all\u2019inizio, infatti, la crescita esponenziale \u00e8 molto lenta (cfr. Fig.1), e il relativo fenomeno pu\u00f2 quindi passare inosservato; poi, improvvisamente, la curva si impenna e, quando il fenomeno diventa evidente, pu\u00f2 essere troppo tardi per porvi rimedio. Albert A. Bartlett (1923-2013), professore di fisica nell\u2019Universit\u00e0 del Colo-rado a Boulder, ha studiato a lungo fenomeni come la crescita della popolazione e dei consumi di energia sottolineando come tassi di crescita che appaiono non preoccupanti possano in realt\u00e0 nascondere serie minacce per il futuro del genere umano e ha sostenuto che \u00ab\u2026il pi\u00f9 grande limite della razza umana \u00e8 la nostra incapacit\u00e0 di comprendere la funzione esponenziale\u00bb. Bartlett ha svolto una grande opera di divulgazione. La sua famosa presentazione \u201cArithmetic, Population and Energy\u201d, ancora oggi reperibile sul web, \u00e8 stata tenuta da lui e dai suoi collaboratori 1472 volte. In effetti l\u2019esponenziale sorprende sempre. Ad esempio se ogni nostro passo \u00e8 lungo 1 metro, 30 passi ci fanno compiere 30 metri. Trenta passi esponenziali, raddoppiando cio\u00e8 la loro lunghezza ad ogni falcata, ci farebbero compiere ben 26 volte il giro della Terra! Oppure, se riuscissimo a piegare un foglio di carta a met\u00e0 per 103 volte raggiungeremmo uno spessore di quasi 100 miliardi di anni luce, oltre il diametro dell\u2019Universo conosciuto.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Questa propriet\u00e0 dell\u2019esponenziale \u00e8 anche alla base della famosa leggenda sull\u2019invenzione degli scacchi. Intorno all\u2019anno Mille, un annoiato principe indiano annunci\u00f2 a tutti che avrebbe soddisfatto qualunque desiderio di colui che fosse riuscito a farlo divertire. Nessuno riusc\u00ec nell\u2019impresa finch\u00e9 non si present\u00f2 a corte un mercante che insegn\u00f2 al principe un nuovo gioco di sua invenzione. Il principe si appassion\u00f2 velocemente e, constatando di non essere pi\u00f9 annoiato, chiese al mercante quale ricompensa desiderasse. Questi, con aria dimessa, chiese un chicco di grano per la prima casella della scacchiera, due chicchi per la seconda, quattro chicchi per la terza, e via a raddoppiare fino all&#8217;ultima casella. Il principe, stupito dall\u2019apparente esiguit\u00e0 della richiesta, diede ordine affinch\u00e9 essa venisse immedia-tamente esaudita. Ma ben presto i suoi dignitari scoprirono che tale quantit\u00e0 di riso non si poteva ottenere neanche coltivando l\u2019intera superficie terrestre. Non potendo esaudire la richiesta, e non potendo neppure sottrarsi alla parola data, il principe diede ordine di giu-stiziare immediatamente il geniale ma sfortunato mercante.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">In effetti il numero di chicchi risultante \u00e8 di 264-1, pari a 18.446.744.073.709.551.615, pi\u00f9 di quanti ne siano stati prodotti nei secoli fino ai nostri giorni. Questa propriet\u00e0 era notissima durante il Medioevo con il nome di \u201cduplicatio scacherii\u201d, tanto che vi appare un accenno anche nella <i>Divina Commedia<\/i> (<i>Para-diso<\/i>, XXVIII, 91-93), dove viene adoperata dal sommo poeta per dare un\u2019idea del numero di angeli presenti nei cieli, talmente tanti che il loro numero supera il raddoppiare di casella in casella nella scacchiera: \u00abL\u2019incendio suo seguiva ogne scintilla\/ ed eran tante, che \u2018l numero loro\/ pi\u00f9 che \u2018l doppiar de li scacchi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>s\u2019inmilla\u00bb.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">La crescita esponenziale \u00e8 tipica anche delle popolazioni batteriche. Nella gi\u00e0 citata presentazione di Bartlett si ipotizza di mettere un batterio in una bottiglia alle 11:00 di mattina. Dopo un minuto, i batteri sono 2; dopo 2 minuti sono 4; dopo 3 minuti sono 8; e cos\u00ec via finch\u00e9, a mezzogiorno, la bottiglia \u00e8 piena. Non essendoci pi\u00f9 spazio, la popolazione \u00e8 destinata all\u2019estinzione. Ma quando si accorgono i batteri che la loro risorsa vitale sta per esaurirsi? Se pensiamo che un minuto prima di mezzogiorno la bottiglia \u00e8 piena solo a met\u00e0, \u00e8 facile rendersi conto che l\u2019imminenza della fine verr\u00e0 percepita solo pochi secondi prima, quando ormai sar\u00e0 troppo tardi per intervenire. Immaginiamo per\u00f2 che i batteri dispongano di un governo particolarmente illuminato, che a mezzogiorno meno un minuto annunci la scoperta di nuove ingenti risorse: altre 3 bottiglie della stessa dimensione disponibili per la crescita. Potranno quindi dormire sonni tranquilli? Assolutamente no: alle 12:00 si esaurisce la prima bottiglia, alle 12:01 la seconda, alle 12:02 la popolazione si raddoppia ancora portando alla saturazione le ultime due bottiglie. Insomma, se quando stiamo ancora bene (bottiglia originale con ancora met\u00e0 dello spazio disponibile) le risorse si quadruplicano, l\u2019estinzione viene rinviata solo di 2 minuti. Bartlett rendeva e-splicita la metafora avvertendo che il genere umano si trova a \u00abun minuto prima di mezzogiorno\u00bb.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Riflessioni analoghe a quelle di Bartlett, anche se ben pi\u00f9 documentate, sono quelle contenute nel famoso \u201cRapporto sui limiti dello sviluppo\u201d, commissionato al MIT dal Club di Roma e pubblicato<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>nel 1972, il quale stimava che la crescita economica non potesse conti-nuare<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>indefinitamente a causa della limitata disponibi-lit\u00e0 di risorse naturali, specialmente petrolio, e della limitata capacit\u00e0 di assorbimento degli inquinanti da parte del pianeta. L\u2019inizio del collasso economico mondiale veniva collocato all\u2019interno dei primi due-tre decenni di questo secolo. Nel 1992 \u00e8 stato pubblicato un primo aggiornamento del Rapporto, col titolo \u201cBeyond the Limits\u201d, nel quale si sosteneva che erano gi\u00e0 stati superati i limiti della &#8220;capacit\u00e0 di carico&#8221; del pianeta. Un secondo aggiornamento, dal titolo Limits to Growth: The 30-Year Update \u00e8 stato pubblicato nel 2004 spostando l&#8217;accento dall&#8217;esaurimento delle risorse alla degradazione dell&#8217;ambiente. Tali previsioni catastrofiche non sembrano per ora confermate dai fatti, anche se non manca chi sostiene che l\u2019attuale evoluzione dell\u2019economia, della popolazione e delle risorse ambientali sia in linea con gli scenari elaborati nei suddetti rapporti.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Un altro scenario critico sullo stesso orizzonte temporale viene dal fronte tecnologico. Come si vede dalla figura 2, nel 2008 il numero di \u201coggetti\u201d connessi in rete ha superato quello degli esseri umani presenti sulla Terra. La crescita delle interconnessioni ha un chiaro andamento esponenziale ed \u00e8 facile prevedere che nel 2020 ci saranno ben 50 mi-liardi di oggetti connessi contro una popolazione di circa 7,5 miliardi di persone. Ci trove-remo inoltre nel tratto pi\u00f9 ripido dell\u2019esponenziale, che quindi dovrebbe crescere molto velocemente: e quando la rete superer\u00e0 i 100 miliardi di oggetti interconnessi la sua complessit\u00e0 inizier\u00e0 ad approssimare quella del cervello umano. Di qui a ipotizzare scenari \u201calla <i>Matrix<\/i>\u201d, in cui le macchine prendono il sopravvento sugli uomini, utilizzati come fonte di energia in un mondo completamente depauperato di risorse, il passo \u00e8 breve.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-255\" src=\"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Schermata-2016-10-06-alle-15.55.58-1.png\" alt=\"\" width=\"400\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Insomma, nei prossimi decenni ci aspetta l\u2019i-nizio dell\u2019estinzione? Come vedremo nel prossimo numero, la probabilit\u00e0 che la nostra specie si estingua per esaurimento delle risorse e per sovrasviluppo \u00e8 piuttosto bassa. Il rischio maggiore per il genere umano \u00e8 la diffusa incapacit\u00e0 di ragionare in modo scientificamente rigoroso. Se ci sar\u00e0 una catastrofe la causa non sar\u00e0 la scarsit\u00e0 di risorse, la sovrappopolazione o i flussi migratori, ma la nostra inefficienza organizzativa e gestionale: in termini pi\u00f9 semplici, il nostro vero nemico \u00e8 la stupidit\u00e0. Ma di questo parleremo nel prossimo editoriale.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1779 Ned Ludd, un giovane operaio inglese, distrusse un telaio in segno di protesta contro i bassi salari e la disoccupazione generati dalla rivoluzione industriale. 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