{"id":273,"date":"2016-12-18T12:17:56","date_gmt":"2016-12-18T12:17:56","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=273"},"modified":"2016-12-18T12:17:56","modified_gmt":"2016-12-18T12:17:56","slug":"tennis-oltre-il-campo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2016\/12\/18\/tennis-oltre-il-campo\/","title":{"rendered":"Tennis oltre il campo"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Approfitto del titolo di questa rubrica (<i>match point<\/i>) per deviare dai consueti argomenti cinematografici e parlare invece di\u2026 tennis, proseguendo il filo ideale del <a href=\"\/2016\/10\/06\/la-leadership-negli-sport-di-squadra\/\">numero precedente<\/a>, in cui ho valutato il concetto di leadership negli sport di squadra attraverso l\u2019esame di alcuni celebri film sportivi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Questa volta esaminer\u00f2, invece, alcuni famosi libri tennistici. Sono testi interessanti perch\u00e9 spesso gli insegnamenti che vengono impartiti sono applicabili non solo alla disciplina sportiva ma anche alla vita lavorativa e a quella personale.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-275 alignleft\" src=\"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/inner-197x300-1.jpg\" alt=\"inner\" width=\"197\" height=\"300\" \/>Il primo testo che andr\u00f2 ad analizzare \u00e8 uno dei pi\u00f9 famosi manuali di tennis mai scritti: <i>The Inner Game of Tennis<\/i> di Timothy Gallwey (Random House, 1997 &#8211; traduzione italiana: <i>Il gioco interiore del tennis<\/i>, Ultra 2013). Il libro \u00e8 stato pubblicato per la prima volta nel 1972, la famosa tennista statunitense Billie Jean King lo ha eletto a sua personale \u00abbibbia del tennis\u00bb, e all\u2019epoca della sua uscita fu una vera e propria rivoluzione nell\u2019ambito della manualistica sportiva.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Prima di questo testo, infatti, i manuali di questo tipo si concentravano quasi esclusivamente sulla tecnica, ossia quali esercizi fare per migliorare le proprie doti atletiche e la propria abilit\u00e0. Questo breve testo, invece, come si pu\u00f2 intuire dal titolo, si concentra esclusivamente sull\u2019allenamento mentale. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Gallwey, infatti, cap\u00ec un concetto fondamentale: allenare il corpo \u00e8 la cosa pi\u00f9 semplice, qualsiasi persona dotata di un livello minimo di coordinazione e salute pu\u00f2 migliorare la propria tecnica allenandosi. Questo vale per lo sport, ma anche per qualsiasi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>altra abilit\u00e0 umana. Gli ostacoli pi\u00f9 difficili da superare non sono quelli fisici ma quelli mentali. Basandosi in parte sulla teoria psicanalitica, Gallwey identifica due identit\u00e0 nella mente che lui chiama semplicemente <i>Self 1<\/i> e <i>Self 2<\/i>. Il <i>Self 2<\/i> \u00e8 l\u2019identit\u00e0 abile, allenata, che sa come agire per vincere. Il <i>Self 1<\/i> \u00e8 una sorta di super-io, l\u2019identit\u00e0 che frena il <i>Self 2<\/i> con giudizi, critiche, dubbi, paure. La ricetta vincente non \u00e8 continuare ad allenare ossessivamente solo il <i>Self 2<\/i>, ma allenare, contemporaneamente, anche il <i>Self 1<\/i>. La chiave fondamentale, secondo Gallwey, \u00e8 apparentemente semplice ma in realt\u00e0 incredibilmente difficile: lasciarsi andare. Non pensare troppo, non incartarsi in ragionamenti astrusi e inutili, non criticare troppo il <i>Self 2<\/i> e avere fiducia in lui e nelle sue abilit\u00e0. E questo non vale solo per il tennis: quante volte, nella vita, una persona si trova a perdere occasioni perch\u00e9 analizza troppo una situazione, si fa assalire dai dubbi, fino ad arrivare alla paralisi?<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-276\" src=\"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ugly-198x300-1.jpg\" alt=\"ugly\" width=\"198\" height=\"300\" \/>Un altro testo estremamente interessante \u00e8 <i>Winning Ugly &#8211; Mental Warfare in Tennis lessons from a Master<\/i> (Touchstone, 1994 &#8211; traduzione italiana: <i>Vincere Sporco &#8211; Guerra mentale nel tennis<\/i>, Priuli &amp; Verlucca, 2013), scritto da Brad Gilbert (con Steve Jamison), ex tennista medaglia d\u2019oro alle olimpiadi e per molti anni allenatore di Andre Agassi e dell\u2019attuale numero 1 ATP Andy Murray. Famosa la frase con cui si present\u00f2 ad Agassi, prima di diventare il suo coach: \u00abIo ho vinto un sacco di partite che avrei dovuto perdere. Tu hai perso un sacco di partite che avresti dovuto vincere. Penso di poterti essere utile.\u00bb Questa frase ben riassume il punto di vista dell\u2019autore:<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Gilbert, in carriera, \u00e8 arrivato al 4<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>posto del ranking ATP, battendo in molti match diversi campioni considerati da esperti e appassionati pi\u00f9 bravi e pi\u00f9 \u201cbelli\u201d da vedere di lui (due su tutti: Becker e McEnroe). Nel saggio spiega come ci sia riuscito: sfiancandoli sul piano mentale, pi\u00f9 che su quello tecnico. Gilbert parla onestamente del suo stile tennistico come \u201cbrutto\u201d (da cui il titolo del libro) ed \u00e8 perfettamente consapevole di quali fossero i suoi limiti da questo punto di vista. Una delle parti pi\u00f9 divertenti del libro \u00e8 il racconto della sua partita contro la leggenda del tennis John McEnroe alla Masters Cup del 1986, in cui McEnroe perse in un crescendo di nervosismo e lamentele, spinto a errori ripetuti da un calmissimo Gilbert, sempre in perfetto controllo della partita. McEnroe considerava l\u2019avversario molto al di sotto della sua altezza, e fu talmente sconvolto dalla sconfitta che alla fine del match, a soli ventisette anni d\u2019et\u00e0, dichiar\u00f2 alla stampa di volersi ritirare e non tocc\u00f2 una racchetta per sei mesi, prima di tornare sui suoi passi. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Anche la vittoria di Gilbert contro Becker agli US Open del 1987 fu ottenuta con una precisa strategia di superiorit\u00e0 mentale. Gilbert, consapevole di essere tecnicamente inferiore al grande campione tedesco, decise di sfruttare un difetto psicologico di quest\u2019ultimo: l\u2019impazienza. La sua strategia<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>principale fu quella di ribattere costantemente qualsiasi palla di Becker, senza cercare colpi vincenti, fiducioso del fatto che l\u2019avversario sarebbe stato annoiato e innervosito da questo atteggiamento e avrebbe cercato di forzare. Fu esattamente cos\u00ec che and\u00f2, e dopo un\u2019iniziale dominio di Becker, Gilbert vinse 2\/6, 6\/7, 7\/6, 7\/5, 6\/1. Anche questo manuale insegna, in definitiva, che ci\u00f2 che conta nelle sfide \u00e8 il dominio mentale e che un atteggiamento psicologico solido e positivo pu\u00f2 sopperire enormemente alle carenze tecniche di qualsiasi tipo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-277 alignleft\" src=\"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/open-203x300-1.jpg\" alt=\"open\" width=\"203\" height=\"300\" \/>E non posso non concludere questa breve rassegna con uno dei libri tennistici pi\u00f9 celebri degli ultimi anni: <i>Open<\/i>, l\u2019autobiografia di Andre Agassi (Vintage, 2010 &#8211; traduzione italiana: <i>Open. La mia storia<\/i>, Einaudi 2015). <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">\u00abOdio il tennis, lo odio con tutto il cuore\u00bb. Sembra quasi incredibile che uno dei pi\u00f9 grandi campioni di tutti i tempi, una persona che ha dedicato al tennis tutta la sua vita, possa fare una simile dichiarazione. Questa biografia, onesta fino alla crudelt\u00e0, racconta del bambino schiavizzato dal padre per essere trasformato in una macchina tennistica perfetta, dei turbamenti, dell\u2019infelicit\u00e0, della sofferenza che si accompagna a una vita ossessivamente dedicata a un unico obiettivo. Ma racconta anche di come quei sacrifici lo abbiano fatto diventare quello che \u00e8 e soprattutto di come, alla fine di una carriera splendente ma tormentata, l\u2019uomo abbia saputo trovare la felicit\u00e0 ritrovando se stesso e facendo la pace con quello sport che gli aveva contemporaneamente dato e tolto tutto. Un testo che non \u00e8 un manuale, ma contiene comunque dei grandi insegnamenti: sapersi guardare dentro e capire le proprie \u201cdebolezze\u201d \u00e8 in realt\u00e0 un\u2019incredibile dimostrazione di \u201cforza\u201d interiore, e uno dei passi pi\u00f9 difficili che una persona possa compiere. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">\u00abL\u2019immagine \u00e8 tutto\u00bb \u00e8 un noto slogan apparso in una pubblicit\u00e0 della Canon del 1990 per cui Agassi fece da testimonial. In brevissimo tempo lo slogan si trasfer\u00ec dal prodotto al testimonial, e quella frase condizion\u00f2 Agassi per tutta la carriera. L\u2019epifania finale del libro \u00e8 un insegnamento banale ma autentico: in una sorta di ribaltamento di quello slogan, Agassi capisce che per essere felici e completi bisogna accettarsi per quello che si \u00e8 e non nascondersi dietro alla propria immagine.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Approfitto del titolo di questa rubrica (match point) per deviare dai consueti argomenti cinematografici e parlare invece di\u2026 tennis, proseguendo il filo ideale del numero precedente, in cui ho valutato il concetto di leadership negli sport di squadra attraverso l\u2019esame di alcuni celebri film sportivi. Questa volta esaminer\u00f2, invece, alcuni famosi libri tennistici. 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