{"id":410,"date":"2017-06-22T22:53:24","date_gmt":"2017-06-22T22:53:24","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=410"},"modified":"2017-06-22T22:53:24","modified_gmt":"2017-06-22T22:53:24","slug":"combatti-e-impara-oppure-fuggi-e-peggiora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2017\/06\/22\/combatti-e-impara-oppure-fuggi-e-peggiora\/","title":{"rendered":"Combatti e impara, oppure fuggi e peggiora"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Tutti hanno, almeno una volta nella vita, sperimentato qualche situazione critica, o qualche sconfitta. Siamo stati scavalcati in una promozione, il nostro progetto \u00e8 stato abbandonato a favore di quello promosso dal nostro rivale, abbiamo perso influenza sulle decisioni, molte delle persone che credevamo vicine ci hanno abbandonato. La variet\u00e0 di queste situazioni, potenziali fonti di stress, \u00e8 praticamente infinita. Per\u00f2, nel contesto di cui ci occupiamo, hanno alcune caratteristiche comuni. La prima: emozioni negative. Tristezza, rabbia, rimpianti, invidia. La seconda: autostima e autoefficacia messe a dura prova. Ci sentiamo cio\u00e8 incapaci di far fronte alla situazione, percepiamo di non essere in grado di influenzare significativamente il corso degli eventi, e anche ci\u00f2 che credevamo sotto controllo sembra sfuggirci di mano. Terzo: i nostri argomenti cadono nel vuoto, non fanno presa sugli altri, nel caso migliore vengono ignorati, quando non esplicitamente confutati. Infine, subiamo pressioni per modificare le opinioni, posizioni e comportamenti cui eravamo abituati.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Reagire per riconquistare attenzione e controllo pu\u00f2 essere difficile. Infatti, le situazioni critiche causano una condizione di stress che riduce le nostre capacit\u00e0 di risposta proprio quando avremmo maggiore bisogno di lucidit\u00e0 e freddezza; la mente emozionale prende il sopravvento, portandoci in molti casi a decisioni e comportamenti inadeguati che quindi, a loro volta, costituiscono un\u2019ulteriore fonte di stress. Dal punto di vista relazionale ci\u00f2 pu\u00f2 provocare veri e propri disastri; oltretutto, per quanti sforzi facciamo, la condizione di stress viene immediatamente e inevitabilmente segnalata dal linguaggio del corpo, contribuendo a diffondere emozioni negative di cui veniamo subliminalmente percepiti come il centro, generando cos\u00ec un clima sfavorevole nei nostri confronti. Se a ci\u00f2 si aggiunge che lo stress scatena una serie di reazioni ormonali le quali conducono a una sensazione di malessere fisico, si capisce come riacquistare il pieno controllo di s\u00e9 stessi e della situazione richieda consapevolezza e impegno.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Il primo passo quindi per affrontare le situazioni critiche \u00e8 quello di far fronte allo stress e ricondurre le corrispondenti tensioni a livello accettabile, magari interpretando una crisi come una sfida motivante, e quindi come un\u2019opportunit\u00e0 per mettere alla prova noi stessi e le nostre capacit\u00e0. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Non possiamo nasconderci che gravi circostanze possano mettere a dura prova la nostra capacit\u00e0 di <i>coping<\/i>. Parliamo di eventi irreversibili e drammatici che comportano perdite definitive della salute, di affetti particolarmente cari, di risorse determinanti. \u00c8 vero che esistono persone che sono riuscite a fronteggiare situazioni di questo tipo, senza perdere l\u2019ottimismo, la voglia di dare un significato alla propria vita, di incidere in modo indelebile sul loro contesto ambientale e culturale (un esempio tra i tanti \u00e8 quello del grande astrofisico Stephen Hawking). Tuttavia, qualche esperienza personale mi ha insegnato quanto sia difficile, presuntuoso e inopportuno elargire consigli su come comportarsi e riprendersi in casi drammatici come questi, che spesso solo un aiuto professionale pu\u00f2 contribuire a superare.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">A parte quindi questi casi \u201ccatastrofici\u201d, se vogliamo avere la possibilit\u00e0 di recuperare, mantenere e magari migliorare la nostra posizione all\u2019interno del sistema relazionale organizzativo o sociale, dobbiamo in primo luogo reagire allo stress e riportarci in condizioni di lucidit\u00e0. Ci\u00f2 non vuol dire soffocare le emozioni. Al contrario significa dare a esse il giusto peso e capitalizzarle per trovare la spinta motivazionale ad agire. Per questo per\u00f2 dobbiamo trasformare in positivo le pulsioni negative che in questi casi affollano il cuore e la mente.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Il primo suggerimento \u00e8 quello di accettare senza avvilirsi un adeguato periodo \u201cdi ripresa\u201d, naturalmente proporzionato alla natura e all\u2019entit\u00e0 dello stress subito. Se subiamo un incidente di natura fisica (ad esempio una brutta caduta, una storta o, peggio, una frattura) \u00e8 necessario dare al nostro organismo il tempo di guarire prima di riprendere le usuali attivit\u00e0. La stessa cosa \u00e8 opportuna per quanto riguarda gli \u201cincidenti emozionali\u201d. Prendiamoci allora un giusto intervallo di tempo (qualche giorno, non mesi!) per crogiolarci nella rabbia e nel risentimento; poi basta! Metabolizziamo lo stressore, collochiamolo in una giusta prospettiva, pianifichiamo una strategia di risposta e concentriamoci sulle azioni da compiere per recuperare.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Proviamo in primo luogo a porci una domanda: qual \u00e8 l\u2019importanza su una scala da 1 a 10? Ad esempio, trovando un graffio sulla fiammante carrozzeria della macchina nuova chiunque sarebbe probabilmente portato a reagire come se fosse un evento da 8, mentre al massimo si tratta a dir tanto di un 2. E che tracce lascer\u00e0 su di me tra sei mesi? Ci penser\u00f2 ancora, sar\u00e0 ancora importante? Ovviamente, almeno se viviamo a Roma o in un\u2019altra grande citt\u00e0, tra sei mesi l\u2019auto sar\u00e0 abbastanza piena di graffi e piccole ammaccature.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Valutiamo anche l\u2019utilit\u00e0 delle nostra reazioni emozionali e comportamentali: sono appropriate ed efficaci? Il problema viene risolto, o ridotto oppure si accentua per ci\u00f2 che sto facendo? Come posso influenzare o migliorare la situazione corrente? Non \u00e8 che per caso la vita sta cercando di insegnarmi qualcosa? E come posso mettere a frutto questa situazione sgradevole?<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Non dimentichiamo infatti che tutte o quasi le situazioni di crisi, se prese per il verso giusto, possono costituire fortissimi stimoli per apprendere e migliorare. Chiediamoci allora anche se c\u2019\u00e8 qualcosa da imparare per modificare azioni, comportamenti, ecc. per evitare che il problema si ripresenti in futuro.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Impariamo quindi a motivarci ad affrontare problemi e opportunit\u00e0 in una nuova prospettiva, in un\u2019ottica problem solving. Modifichiamo il modo con cui percepiamo le situazioni favorevoli e, soprattutto, le avversit\u00e0, cambiando le associazioni mentali. Sostituiamo nella nostra mente le emozioni dolorose e spiacevoli con quelle positive e piacevoli. Aumentiamo la nostra capacit\u00e0 di sostenere la fatica emotiva necessaria per uscire dalle routine e dalle crisi in cui ci troviamo intrappolati. Nello stesso tempo, valutiamo onestamente come e quanto sia necessario aumentare o perfezionare le competenze tecniche relative al dominio in cui operiamo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Se riflettiamo, infatti, ci rendiamo conto che, qualunque essa sia, la causa che ha determinato ci\u00f2 che per noi rappresenta un\u2019oggettiva situazione di crisi essa pu\u00f2 essere ricondotta a uno o pi\u00f9 dei seguenti tre casi fondamentali:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li class=\"li1\"><span class=\"s1\">carenze tecniche, nel senso che le conoscenze, le abilit\u00e0, le competenze e l\u2019esperienza che possediamo si sono rivelate inadeguate rispetto ai compiti da affrontare, ai progetti da sviluppare, agli argomenti da sostenere, producendo risultati al di sotto delle attese e delle prestazioni dei nostri pari;<\/span><\/li>\n<li class=\"li1\"><span class=\"s1\">carenze di comunicazione, nel senso che non siamo stati in grado di presentare, valorizzandoli con efficacia, gli argomenti a nostro favore;<\/span><\/li>\n<li class=\"li1\"><span class=\"s1\">carenze relazionali, nel senso che abbiamo trascurato di coltivare una rete di rapporti interpersonali su cui far leva nei momenti in cui fosse necessario un supporto di opinioni, consigli e, anche, prese di posizione.<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">In ogni caso, sono nostre carenze. Se abbiamo fallito, \u00e8 evidente che qualcuno ci ha superato su uno o pi\u00f9 di questi tre piani. Per prima cosa dobbiamo procedere consapevolmente a \u201crestaurare\u201d la fiducia in noi stessi. Identifichiamo con realismo chi siamo, i nostri punti di forza e gli inevitabili lati deboli della nostra personalit\u00e0, competenze e abilit\u00e0, confrontandoli con le nostre ambizioni e aspirazioni, ovvero con l\u2019immagine di ci\u00f2 che vorremmo essere. Su questa base costruiamo un percorso di apprendimento che da un lato ci conduca a nuovi comportamenti e, dall\u2019altro, a rivedere, estendere e migliorare il nostro sistema relazionale a supporto delle nostre aspirazioni. Lo schema in figura 1 rappresenta questo processo, proposto per la prima volta nella \u201cteoria del cambiamento intenzionale\u201d elaborata a partire dagli anni \u201970 da Kolb e Boyatzis (Fig. 1).<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><a href=\"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/labella1-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-411\" src=\"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/labella1-1.jpg\" alt=\"labella1\" width=\"459\" height=\"344\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Fig. 1 \u2013 Il percorso di autoapprendimento<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Il processo parte da due discontinuit\u00e0 (indicate in rosso), innescate da una situazione di stress, che rappresentano rispettivamente la scoperta di chi vogliamo essere (sarebbe meglio dire \u201cdiventare\u201d) e la chiara presa di conoscenza di ci\u00f2 che siamo veramente. \u00c8 questa la base per capire come costruire sui punti di forza che certamente abbiamo e come attenuare i punti di debolezza che pure, altrettanto certamente, abbiamo. Facendo riferimento allo schema della figura 2, ci\u00f2 significa ad esempio porsi l\u2019obiettivo di passare dallo stato S1 allo stato S3, che rappresenta un notevole miglioramento rispetto ai due ipotetici attributi U1 e U2.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Se ci applichiamo con onest\u00e0 intellettuale e perseveranza arriveremo a individuare e sperimentare nuovi comportamenti, sensazioni ed emozioni; selezioneremo quelli che ci portano pi\u00f9 vicino all\u2019immagine ideale che abbiamo costruito e, tramite la pratica continua, riusciremo a consolidarli, rendendoli automatici. Tuttavia il processo di cambiamento presenta molti elementi di criticit\u00e0: potremmo all\u2019inizio non riuscire a centrare l\u2019obiettivo, ed essere costretti almeno temporaneamente ad attestarci su un traguardo intermedio; oppure potremmo temporaneamente scivolare sotto il livello raggiunto rispetto a uno dei due attributi, generando una criticit\u00e0 di processo che per\u00f2 pu\u00f2 non essere gravissima se la caduta rispetto a uno di essi \u00e8 compensata dall\u2019incremento dell\u2019altro (l\u2019area veramente critica, che rappresenta un arretramento totale e quindi da evitare, \u00e8 indicata in figura 2 come area dello stress). Per questo sottolineiamo ancora l\u2019importanza di sviluppare un sistema di relazioni capaci di sostenerci e darci fiducia nell\u2019affrontare questo percorso di autoapprendimento. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><a href=\"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/labella2-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-412\" src=\"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/labella2-1.jpg\" alt=\"labella2\" width=\"483\" height=\"362\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Fig. 2 &#8211;<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Le criticit\u00e0 del cambiamento<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Quando finalmente raggiungiamo lo stato desiderato S3 nuove abilit\u00e0 e nuovi comportamenti sono stati acquisiti, le percezioni affinate, le emozioni e i sentimenti sono positivi e stimolanti; e tutto funziona senza scosse, in modo spontaneo: possiamo definirci capaci inconsapevoli (quadrante QIV in figura 3) perch\u00e9 non abbiamo pi\u00f9 bisogno di riflettere sulle azioni da compiere. Tuttavia questo processo di autoapprendimento deve essere intrapreso in modo ciclico, ogni volta che una crisi rivela l\u2019inadeguatezza dello stato in cui ci troviamo. Infatti, a lungo andare quello che era un punto di arrivo diventa insoddisfacente, ci adagiamo nella routine e anche se ci sembra di non avere pi\u00f9 nulla da imparare, diventiamo inadeguati rispetto all\u2019evolversi delle circostanze: siamo caduti, senza rendercene conto, nel quadrante QI ove rimaniamo finch\u00e9 una crisi riveli la nostra incapacit\u00e0. A questo punto passiamo nel quadrante QII, siamo consapevoli: possiamo affrontare la sfida avviando il processo descritto nelle figure 1 e 2, oppure rifiutare il cambiamento necessario negando l\u2019evidenza. La scelta \u00e8 sempre la solita: fight (combatti e impara) or flight (fuggi e peggiora). Se fuggiamo, torniamo in QI, ma siamo meno felici di prima, anche perch\u00e9 ci\u00f2 peggiora l\u2019autostima. QII \u00e8 comunque il quadrante in cui iniziamo l\u2019esplorazione, capiamo che le mappe mentali, le percezioni, i comportamenti hanno bisogno di aggiornamenti. Se affrontiamo la sfida con volont\u00e0 e impegno, accettando anche il forte carico emotivo che ci\u00f2 comporta, arriviamo (magari per tentativi e percorsi non lineari, come abbiamo visto poco sopra) nel quadrante QIII: ormai non abbiamo pi\u00f9 paura, sappiamo che possiamo farcela. \u00c8 lo stadio del commitment, non ci ferma pi\u00f9 nessuno: potremmo anche non farcela ad andare oltre, ma almeno siamo decisi. <\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><a href=\"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/laella3-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-413\" src=\"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/laella3-1.jpg\" alt=\"laella3\" width=\"474\" height=\"287\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Fig. 3 \u2013 I quattro stati mentali<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">QIV \u00e8 il punto di arrivo: nuove conoscenze, capacit\u00e0 e competenze sono state acquisite, nuovi comportamenti sono divenuti automatici, il sistema relazionale \u00e8 stato aggiornato. E per un po\u2019 possiamo godere il meritato successo, almeno finch\u00e9 nuove circostanze e\/o cambiamenti nell\u2019ambiente organizzativo e relazionale in cui operiamo non determinino una nuova situazione di crisi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\"><span class=\"s1\">Tratto con adattamenti da: A. La Bella (2017) <b><i>Leadership, comunicazione e carisma, Scienza e tecnica della seduzione.<\/i><\/b><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti hanno, almeno una volta nella vita, sperimentato qualche situazione critica, o qualche sconfitta. Siamo stati scavalcati in una promozione, il nostro progetto \u00e8 stato abbandonato a favore di quello promosso dal nostro rivale, abbiamo perso influenza sulle decisioni, molte delle persone che credevamo vicine ci hanno abbandonato. 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