{"id":581,"date":"2006-12-15T09:41:07","date_gmt":"2006-12-15T09:41:07","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=581"},"modified":"2006-12-15T09:41:07","modified_gmt":"2006-12-15T09:41:07","slug":"luomo-e-un-animale-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2006\/12\/15\/luomo-e-un-animale-sociale\/","title":{"rendered":"L&#8217;uomo \u00e8 un animale sociale"},"content":{"rendered":"\n<p>\u201cAnthropos politic\u00f2n z\u00f2on est\u00ec\u201d: l\u2019uomo \u00e8 un animale politico. Questo scriveva Aristotele (384 \u2013 322 a.C.) nel suo \u201cLa Politica\u201d, volendo affermare che l\u2019uomo \u00e8 per natura portato ad aggregarsi in gruppi e a condurre una vita comunitaria. Ci\u00f2 che, secondo l\u2019insigne filosofo greco, differenzia i gruppi di uomini da quelli degli altri animali \u00e8 la presenza, nei primi, degli aspetti organizzativi. Inoltre, il fatto che la necessit\u00e0 di aggregazione sia spontanea e naturale implica che vi sia una certa gradualit\u00e0 nella sua realizzazione: innanzi tutto la famiglia, nucleo naturale dei processi di aggregazione sociale, costituita da genitori, figli e schiavi; quindi il villaggio; infine la p\u00f2lis \u2013 la citt\u00e0, lo Stato. <\/p>\n\n\n\n<p>Se ci si sofferma a riflettere anche pochi secondi, i concetti espressi da Aristotele sono pi\u00f9 che mai attuali: chiunque di noi pu\u00f2 dichiarare la propria appartenenza ad un gruppo, iniziando, molto probabilmente, da quello familiare e amicale. <\/p>\n\n\n\n<p>Iniziamo proprio dagli amici. Nella parte centrale di un foglio provate a scrivere in ordine sparso i nomi dei vostri amici pi\u00f9 stretti e cari e aggiungete anche il vostro; quindi, disegnate una linea che colleghi due nomi se ritenete che quelle due persone siano molto amiche anche fra loro. Ci\u00f2 che otterrete \u00e8 un \u201cgrafo\u201d o \u201crete\u201d delle vostre amicizie: in esso i nomi sono chiamati \u201cnodi\u201d, mentre le linee sono dette \u201carchi\u201d, \u201ccollegamenti\u201d o \u201clink\u201d. Ora, immaginate di aggiungere sul foglio i nomi degli amici pi\u00f9 cari dei vostri amici e create nuovi collegamenti nel modo gi\u00e0 descritto: probabilmente il vostro nome sar\u00e0 collegato solamente a pochi altri nomi e ci saranno persone che non conoscerete affatto. Dal grafo cos\u00ec ottenuto, per\u00f2, potrete verificare quale percorso dovreste seguire per poter parlare con una persona a voi completamente sconosciuta e di quanti intermediari avreste bisogno a tale scopo. In altri termini, potrete rendervi conto che una distanza apparentemente incolmabile (fra due persone che non si conoscono affatto) nella realt\u00e0 non \u00e8 poi cos\u00ec ampia: il mondo \u00e8 pi\u00f9 piccolo di ci\u00f2 che possa sembrare. <\/p>\n\n\n\n<p>Lo scorso 2 agosto il Corriere della Sera titolava: \u201cIl mondo \u00e8 piccolo, provata sul web la teoria dei 6 gradi di separazione\u201d. Secondo questa teoria \u2013 sviluppata dallo psicologo Stanley Milgram negli anni \u201960 \u2013 ogni persona pu\u00f2 essere collegata con qualsiasi altra attraverso una catena di conoscenze con non pi\u00f9 di cinque intermediari (dunque, sei archi separerebbero le due persone). Il titolo del quotidiano si riferisce alla rete degli utilizzatori di Messenger, il software di Microsoft che consente di inviare messaggi istantanei ad utenti Internet: in questa rete esiste un arco fra due utenti se questi scambiano fra loro messaggi di testo. Secondo l\u2019articolo attraverso un monitoraggio continuo durato due anni i ricercatori hanno trovato che il numero medio di passaggi necessari per connettere 180 miliardi di diverse coppie di utenti del sistema \u00e8 poco pi\u00f9 di sei (in particolare 6,6). Certo, esistono coppie che per essere connesse hanno bisogno di un numero di intermediari ben superiore (anche 28), ma \u00e8 sorprendente sapere che potremmo, comunque, essere in grado di contattare qualunque altro utente sul globo attraverso appena cinque intermediari. <\/p>\n\n\n\n<p>I risvolti della nostra attitudine come esseri umani ad aggregarci in reti di varia natura sono molteplici e vanno ben al di l\u00e0 di ci\u00f2 che si potrebbe pensare in prima battuta: un esempio \u00e8 costituito dalle strategie che possono essere seguite per la lotta alle epidemie virali, come quelle generate dal vaiolo, ormai dichiarato eradicato gi\u00e0 dal 1979. La lotta al vaiolo ha avuto successo anche grazie ad una nuova strategia di attacco messa a punto dall\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 (OMS) e lanciata a partire dal 1\u00b0 gennaio del 1967. <\/p>\n\n\n\n<p>Fino a quel momento si era perseguita la strada della vaccinazione a tappeto dell\u2019intera popolazione mondiale, ma coperture vaccinali della popolazione anche molto elevate (80%-90%) non si dimostravano comunque sufficienti a contenere le epidemie, che continuavano a diffondersi ciclicamente, soprattutto nelle aree ad alta densit\u00e0 di popolazione. Nel 1966 in Nigeria, regione nella quale la popolazione gi\u00e0 vaccinata raggiungeva il 90% del totale, scoppi\u00f2 una nuova epidemia di vaiolo. Le scorte ridotte di vaccino costrinsero l\u2019OMS ad ideare una nuova strategia per contenere e debellare l\u2019epidemia. Innanzi tutto, le autorit\u00e0 locali furono impegnate nel localizzare e nell\u2019isolare prontamente i villaggi colpiti, che sarebbero, poi, stati vaccinati con le scorte residue. In secondo luogo, del 10% della popolazione non ancora coperta da vaccino vennero vaccinate solamente le comunit\u00e0 che, per il loro stile di vita, erano maggiormente \u201cconnesse\u201d con il resto della popolazione (ossia legate con un numero maggiore di altre comunit\u00e0) e, quindi, pi\u00f9 passibili di diffondere il virus. Questa strategia, accoppiata ad un vaccino affidabile, permise di raggiungere per la prima volta nella storia la completa eradicazione di un virus: l\u2019ultimo caso di decesso da vaiolo risale, infatti, al 26 ottobre 1977 in Somalia. <\/p>\n\n\n\n<p>Da questo esempio si pu\u00f2 facilmente dedurre l\u2019importanza dell\u2019analisi e della misurazione delle relazioni e dei flussi che si instaurano tra persone, gruppi, organizzazioni, etc.: questo studio \u00e8 dominio della Social Network Analysis (SNA), metodologia sviluppatasi a partire dai contributi di Jacob Levi Moreno, padre della sociometria. Nell\u2019approccio adottato dalla SNA la societ\u00e0 \u00e8, dunque, vista come insieme di individui (nodi della rete) pi\u00f9 o meno connessi gli uni agli altri attraverso una rete di relazioni (archi della rete). <\/p>\n\n\n\n<p>La rappresentazione delle relazioni mediante rete e l\u2019utilizzo di tecniche tipiche della teoria dei grafi rende possibile, poi, condurre una serie di analisi, volte ad evidenziare le caratteristiche della specifica rete considerata. Ad esempio, ci si potrebbe chiedere quale nodo della rete abbia il maggior numero di collegamenti diretti con gli altri nodi; oppure quale nodo faccia da ponte fra due gruppi di nodi che, altrimenti, non potrebbero mai essere connessi; ancora, si pu\u00f2 indagare quale nodo possa raggiungere tutti gli altri con il percorso pi\u00f9 corto possibile e possa essere considerato, quindi, maggiormente centrale. Questo per citare solo alcune tipologie di possibili analisi. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 chiaro che uno studio dei fenomeni sociali impostato su queste basi consente applicazioni in numerosissimi campi, compresi quelli aziendali. Al di l\u00e0 delle relazioni formali, attestate dagli organigrammi aziendali, \u00e8 di fondamentale importanza conoscere la rete dei rapporti informali che sussistono fra le persone che lavorano in un\u2019organizzazione. Si pensi, ad esempio, ad un contesto aziendale nel quale si intenda promuovere la condivisione di conoscenze fra gli agenti: in una tale situazione sarebbe importantissimo capire se gruppi che dovrebbero comunicare fra loro sono effettivamente connessi o se persone che posseggono competenze fondamentali non risultino, al contrario, isolate. Ancora, volendo promuovere un cambiamento all\u2019interno dell\u2019organizzazione si potrebbe cercare di individuare le persone che, in quanto rappresentative di interi gruppi, possono maggiormente favorire la diffusione del cambiamento all\u2019interno dell\u2019intera rete aziendale. Ancora, \u00e8 possibile individuare colli di bottiglia che bloccano il fluire delle informazioni. Inoltre, al di l\u00e0 dei talenti degli individui che ne fanno parte, sono le relazioni fra le persone e l\u2019intersezione fra le loro competenze a decretare la bont\u00e0 di un team di lavoro: cos\u00ec, come nello sport, team costituiti da validissimi esperti che non comunicano volentieri fra loro rischiano di avere una performance decisamente peggiore di team di persone non altrettanto esperte ma fortemente coese. <\/p>\n\n\n\n<p>Anche la capacit\u00e0 di innovazione pu\u00f2 essere influenzata dalle relazioni, soprattutto quando queste si instaurino e rafforzino fra gruppi disciplinari con competenze differenti: infatti, il confronto con realt\u00e0 diverse porta molto spesso a riconsiderare realt\u00e0 date per assodate e a vedere i problemi sotto una nuova prospettiva, cos\u00ec come pu\u00f2 mettere in evidenza possibilit\u00e0 di intersezione delle competenze che nessuno dei gruppi coinvolti avrebbe mai sospettato. <\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, puntare sempre sulle relazioni, ma con attenzione al loro utilizzo: sembra che le informazioni personali che molti giovani tra i 14 e i 21 anni stanno diffondendo su siti di social networking potranno, un giorno, rischiare di danneggiarli nella ricerca di un lavoro. Circa il 71% di loro dichiara, infatti, di non voler essere oggetto di una ricerca da parte dei college o di aziende prima di aver avuto il tempo di rimuovere un po\u2019 di materiale. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cAnthropos politic\u00f2n z\u00f2on est\u00ec\u201d: l\u2019uomo \u00e8 un animale politico. Questo scriveva Aristotele (384 \u2013 322 a.C.) nel suo \u201cLa Politica\u201d, volendo affermare che l\u2019uomo \u00e8 per natura portato ad aggregarsi in gruppi e a condurre una vita comunitaria. 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