{"id":590,"date":"2011-03-15T15:13:07","date_gmt":"2011-03-15T15:13:07","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=590"},"modified":"2011-03-15T15:13:07","modified_gmt":"2011-03-15T15:13:07","slug":"molto-piu-di-un-gioco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2011\/03\/15\/molto-piu-di-un-gioco\/","title":{"rendered":"Molto pi\u00f9 di un gioco"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019analisi del negoziato attraverso l\u2019applicazione della teoria dei giochi, discussa negli ultimi due articoli di questa rubrica, permette di evidenziare come il comportamento delle controparti sia spesso dovuto essenzialmente alle caratteristiche<br>della situazione negoziale nella quale sono coinvolti. Tuttavia, la capacit\u00e0 descrittiva della teoria dei giochi \u00e8 limitata dal fatto che i comportamenti dei negoziatori reali si rivelano spesso difformi da quelli previsti dal modello di razionalit\u00e0 perfetta dei decisori, alla base di tale teoria. Anche le persone apparentemente pi\u00f9 fredde e calcolatrici possono adottare comportamenti negoziali parzialmente, o totalmente, irrazionali, a causa dei bias che affliggono il processo decisionale degli esseri umani.<br>Si consideri, ad esempio, il dottor Riedenschneider (Sam Jaffe), uno dei protagonisti del film<em> Giungla d\u2019asfalto <\/em>di John Huston. Egli ha elaborato un piano per la rapina a una gioielleria e, non appena uscito di prigione, si impegna a individuare tutte le persone che servono per portarlo a termine. Riedenschneider conduce perfettamente le negoziazioni con i diversi complici, relative al loro ruolo nel piano e al loro compenso, tranne quella condotta con l\u2019avvocato Emmerich (Louis Calhern), il quale, oltre a finanziare l\u2019impresa, si impegna anche a farsi carico personalmente dello smercio della refurtiva; allettato dalla promessa di ottenere un prezzo migliore rispetto a quello ottenibile con i canali tradizionali di ricettazione, il dottor Riedenschneider accetta la proposta di Emmerich. Non \u00e8 solo l\u2019avidit\u00e0 a portarlo a sottovalutare l\u2019importanza di vincolare adeguatamente la promessa di Emmerich; infatti, Riedenschneider si fida della reputazione di cui l\u2019avvocato gode negli ambienti criminali e, soprattutto, confida nell\u2019apparente perfezione del suo piano, rimanendo vittima di una forma di illusione del controllo, un bias cognitivo che porta a sopravvalutare la propria capacit\u00e0 di gestire le situazioni. Se avesse avuto migliori informazioni sulla reale situazione finanziaria di Emmerich e, principalmente, se avesse adottato un comportamento pi\u00f9 vicino a quello suggerito dalla teoria dei giochi nei contesti caratterizzati da incertezza e dalla possibilit\u00e0 di comportamenti opportunistici delle controparti, Riedenschneider avrebbe salvato s\u00e9 stesso e i suoi complici da un destino tragico.<br>L\u2019illusione del controllo non rappresenta l\u2019unico bias cognitivo che pu\u00f2 influenzare l\u2019andamento di un negoziato, come dimostra ampiamente l\u2019estenuante trattativa descritta da <em>La guerra dei Roses<\/em> di Danny DeVito. I Rose sono Oliver (Michael Douglas), un avvocato dedito ossessivamente al lavoro, e Barbara (Kathleen Turner), una casalinga frustrata che, dopo un matrimonio ventennale, chiede al marito di divorziare. La trattativa per la divisione dei beni si incaglia sull\u2019assegnazione della bellissima casa, che per entrambi rappresenta un elemento irrinunciabile: Barbara la rivendica, visto che ha provveduto personalmente alla sua scelta e sistemazione, mentre Oliver la ritiene il frutto principale di anni e anni di lavoro. In sostanza, entrambi risultano affetti da ancoraggio, un bias cognitivo che consiste nel fissare un dato elemento (\u00e0ncora) come punto di riferimento per la valutazione della situazione negoziale e, quindi, per la definizione dei comportamenti e delle concessioni; nel caso in questione, l\u2019\u00e0ncora \u00e8 chiaramente la casa, il cui possesso, agli occhi di entrambi i coniugi, identificher\u00e0 definitivamente il vincitore della trattativa. L\u2019evoluzione della situazione porter\u00e0 i due coniugi addirittura a suddividersi la casa in zone di competenza, continuando una convivenza sempre pi\u00f9 difficile, in cui i dispetti reciproci diventano sempre pi\u00f9 feroci; in sostanza, il negoziato tra marito e moglie si trasforma presto in una \u201cguerra\u201d in cui l\u2019obiettivo di entrambi \u00e8 solo quello di sopravanzare la controparte, rinunciando a priori a qualsiasi compromesso.<br>In altri casi, il negoziato pu\u00f2 sfociare in una guerra reale, specialmente se i comportamenti dei politici che guidano le controparti sono frutto di un processo decisionale affetto pesantemente da vari bias cognitivi, come dimostra la vicenda fantapolitica, ma non troppo, raccontata ne <em>La seconda guerra civile americana<\/em> di Joe Dante.<br>Questo film narra il conflitto innescato dalla mancata accoglienza, da parte del Governatore populista e xenofobo dell\u2019Idaho (Beau Bridges), di un gruppo di bambini pakistani, profughi dopo la guerra nucleare scoppiata nel loro Paese. La chiusura delle frontiere decretata dal Governatore scatena la reazione del Presidente degli Stati Uniti (Phil Hartman), il quale teme ricadute pesanti per la sua immagine, in vista delle elezioni dell\u2019anno successivo. Per questo motivo, la Casa Bianca prova anzitutto a contattare telefonicamente il Governatore, ma questi \u00e8 troppo impegnato a ottenere le grazie di una giornalista di origine messicana (sigh!). A questo punto, il Presidente non trova altra soluzione che rifarsi al precedente di Eisenhower, che nel 1953, dopo un ultimatum, invi\u00f2 l\u2019Esercito nello Stato dell\u2019Arkansas, affinch\u00e9 rispettasse le leggi federali sull\u2019integrazione; l\u2019ultimatum del Presidente pi\u00f9 che una scelta ponderata, sembra il prodotto del bias della ricerca locale, che fa s\u00ec che le decisioni vengano prese sulla base degli schemi mentali che ci sono pi\u00f9 prossimi, piuttosto che su un\u2019attenta analisi e su un uso creativo di tutte le informazioni disponibili. La risposta negativa del Governatore all\u2019ultimatum \u00e8 anch\u2019essa interpretabile come il frutto di un bias cognitivo, l\u2019escalation del conflitto, che consiste nel perseverare e rendere pi\u00f9 estrema la linea di condotta intrapresa nel  negoziato, anche quando sarebbe pi\u00f9 opportuno rianalizzarla e correggerla, alla luce dei risultati ottenuti e delle prospettive future; questo bias \u00e8 dovuto al fatto che le persone temono che la revisione delle loro precedenti decisioni venga letta come una mancanza di fermezza e di coerenza e il suo effetto viene amplificato dal ruolo dei media, che nel film svolgono un ruolo centrale nell\u2019indirizzare la situazione verso la guerra civile.<br>I bias cognitivi possono limitare fortemente le capacit\u00e0 di un soggetto di negoziare efficientemente e, per questo motivo, possono essere attuate delle tecniche psicologiche di debiasing che aiutano le persone a prendere coscienza, e al limite a correggere, i propri bias. Tuttavia, come evidenziato anche dagli esempi precedenti, anche i bias che affliggono le controparti possono influenzare notevolmente l\u2019esito della negoziazione; in questi casi, si pu\u00f2 cercare di approfittare dei \u201cdifetti\u201d del processo decisionale delle controparti in modo da ottenere soluzioni negoziali pi\u00f9 vantaggiose, oppure si pu\u00f2 provare a far prendere coscienza anche agli altri soggetti dell\u2019esistenza di tali bias. Un simile percorso \u00e8 attuato dai due protagonisti, Paulina Escobar (Sigourney Weaver) e suo marito Gerardo (Stuart Wilson) del claustrofobico <em>La morte e la fanciulla<\/em> di Roman Polanski. Questo film, ambientato in un Paese sudamericano appena uscito da una dittatura sanguinaria, racconta la negoziazione tra i due coniugi relativamente al destino da riservare a Roberto Miranda (Ben Kingsley), un dottore che, dopo aver aiutato Gerardo a sistemare la ruota della sua auto, viene preso in ostaggio da Paulina, che riconosce in lui la persona che, durante la dittatura, la violent\u00f2 nel corso di un interrogatorio. I due coniugi, pur legati da un profondo amore, cementato dalla comune militanza politica nel corso degli anni della dittatura, si trovano per\u00f2 a condurre il negoziato da obiettivi contrapposti. Gerardo, che sta per essere nominato a capo di una commissione governativa volta a scoprire i criminali che hanno compiuto atrocit\u00e0 nel corso della dittatura, vorrebbe da un lato aiutare la moglie a superare il ricordo dello stupro subito, ma dall\u2019altro vuole tutelare il suo spirito garantista. Paulina intende quantomeno ottenere una confessione del dottore e, in caso contrario, \u00e8 disposta ad ammazzarlo. La negoziazione tra i due coniugi \u00e8 resa pi\u00f9 difficile dalla presenza di framing contrapposti, che fanno s\u00ec che essi leggano la medesima situazione in modi diversi: cos\u00ec Gerardo vede lo spirito apparentemente mite del dottore come una prova della sua innocenza, mentre Paulina lo associa al ricordo del comportamento, per molti versi simile, adottato dal dottore che la violent\u00f2. Alla fine, quando la verit\u00e0 verr\u00e0 a galla, i frame dei due coniugi si capovolgeranno, per poi riallinearsi in un finale per molti versi amaro\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019analisi del negoziato attraverso l\u2019applicazione della teoria dei giochi, discussa negli ultimi due articoli di questa rubrica, permette di evidenziare come il comportamento delle controparti sia spesso dovuto essenzialmente alle caratteristichedella situazione negoziale nella quale sono coinvolti. 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