{"id":622,"date":"2008-12-15T11:15:34","date_gmt":"2008-12-15T11:15:34","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=622"},"modified":"2008-12-15T11:15:34","modified_gmt":"2008-12-15T11:15:34","slug":"uomini-e-donne-istruzioni-per-luso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2008\/12\/15\/uomini-e-donne-istruzioni-per-luso\/","title":{"rendered":"Uomini e donne, istruzioni per l&#8217;uso"},"content":{"rendered":"\n<p>In questo numero vorrei concludere il mio percorso di analisi, iniziato ormai due numeri fa, sulle principali metafore dell\u2019organizzazione, esaminando, sempre attraverso l\u2019ausilio di esempi tratti da film celebri, una delle immagini pi\u00f9 importanti tra quelle messe in luce dalla letteratura manageriale: la metafora dell\u2019<strong>organismo vivente<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Essa si distingue dalle metafore precedentemente analizzate, l\u2019imbarcazione e la macchina, perch\u00e9 riconosce anzitutto un ruolo centrale ai soggetti che interagiscono con l\u2019organizzazione, pur facendo parte dell\u2019ambiente esterno. Attraverso di essa, infatti, l\u2019organizzazione viene vista come un <strong>sistema aperto <\/strong>che non pu\u00f2 essere completamente autosufficiente, ma che \u00e8 costretto ad adattarsi alle condizioni ambientali, cos\u00ec come avviene agli organismi viventi. Questi ultimi devono modificare i loro comportamenti, e talvolta le loro stesse <strong>funzioni <\/strong>vitali, a causa dei bisogni specifici che vengono indotti in maniera contingente dall\u2019ambiente; allo stesso modo, le organizzazioni devono essere in grado di attuare un <strong>adattamento <\/strong>efficace rispetto alle condizioni dell\u2019ambiente esterno. Ci\u00f2 non significa che esse devono rinunciare alla loro identit\u00e0, come invece fa Leonard Zelig, in \u201cZelig\u201d di Woody Allen, il quale, poich\u00e9 teme di essere considerato un \u201cdiverso\u201d all\u2019interno della societ\u00e0, cambia continuamente personalit\u00e0, idee, lingua, persino connotati adeguandoli a quelli delle persone con cui si trova in contatto. Piuttosto le organizzazioni devono essere in grado di identificare alcuni stati di <strong>inerzia <\/strong>che possono rivelarsi critici e che necessitano di cambiamenti strutturali; ci\u00f2 pu\u00f2 essere possibile solo interrogandosi sulla propria condizione e sulla capacit\u00e0 di comprendere e anticipare la natura delle relazioni che si intraprendono con i soggetti esterni, specie quelli pi\u00f9 vicini e importanti. Un per- corso non molto diverso da quello compiuto dalla professoressa Marion Post (Gena Rowlands) in \u201cUn\u2019altra donna\u201d, uno dei film pi\u00f9 intensi dello stesso Woody Allen. Marion, dopo aver casualmente ascoltato le confessioni di una giovane donna ad uno psicanalista, comincia ad interrogarsi su s\u00e9 stessa e sui suoi rapporti con le persone apparentemente pi\u00f9 vicine, il marito, i familiari, gli amori passati; solo attraverso un profondo e penoso esame della sua vita ella sar\u00e0 in grado di ri- conoscere le ragioni della sua inquietudine e di operare i cambiamenti necessari a raggiungere finalmente uno stato di serenit\u00e0 con s\u00e9 stessa e con il suo ambiente. Il percorso di adattamento ad un ambiente, caratterizzato per di pi\u00f9 da un\u2019elevata <strong>complessit\u00e0 <\/strong>e <strong>dinamismo<\/strong>, non pu\u00f2 non dipendere dalle caratteristiche personali e contingenti del singolo soggetto e ci\u00f2 fa s\u00ec che non esista un\u2019unica soluzione ottima, quanto piuttosto una <strong>variet\u00e0 <\/strong>di potenziali configurazioni diverse che possono coesistere, cos\u00ec come esiste un\u2019immensa variet\u00e0 di organismi viventi. L\u2019evoluzione di una data specie \u00e8 regolata dalle leggi della <strong>selezione naturale<\/strong>, che fanno s\u00ec che l\u2019azione dell\u2019ambiente porti all\u2019eliminazione di tutti gli organismi che si rivelano perdenti. Allo stesso modo, le singole organizzazioni riescono a sopravvivere fin quando la loro configurazione si rivela adeguata alle regole imposte dall\u2019ambiente o finch\u00e9 sono in grado di mutare in maniera sufficientemente veloce. Talvolta la selezione non \u00e8 il risultato dell\u2019opera, lenta e impersonale, dell\u2019ambiente, ma avviene attraverso l\u2019azione di un soggetto esterno, che contende all\u2019organizzazione le risorse necessarie per sopravvivere. In tal caso si svilupper\u00e0 una contesa per il <strong>presidio del mercato <\/strong>che spesso porta all\u2019eliminazione del soggetto pi\u00f9 debole, un po\u2019 come avviene in \u201cGangs of New York\u201d di Martin Scorsese, dove la lotta per il controllo del crocevia di Five Points tra i \u201cnativi\u201d, guidati da Bifi il Macellaio (Daniel Day Lewis), e i \u201cconigli morti\u201d, guidati da Amsterdam Vallon (Leonardo Di Caprio) si conclude in un massacro nel quale solo i soggetti pi\u00f9 forti, o forse pi\u00f9 fortunati, riusciranno a sopravvivere. Il ruolo dell\u2019ambiente esterno, e la necessit\u00e0 di adattamento dell\u2019organizzazione, non \u00e8 tuttavia l\u2019unico elemento che caratterizza la metafora dell\u2019organismo vivente. Un altro aspetto importante che viene sottolineato da questa immagine \u00e8 il fatto che l\u2019organizzazione, cos\u00ec come gli esseri viventi, \u00e8 composta da diversi organi, che necessitano di una forte <strong>integrazione <\/strong>e il cui stato influenza la salute dell\u2019organismo nel suo complesso. Occorre perci\u00f2 che l\u2019organizzazione monitori e favorisca la salute di tutte le sue componenti, poich\u00e9 \u00e8 sufficiente che un solo elemento sia insoddisfatto perch\u00e9 si producano effetti devastanti, come l\u2019ecatombe nucleare causata dalla folle e solitaria azione del generale Jack D. Ripper (Sterling Hayden) ne \u201cIl Dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba\u201d di Stanley Kubrick. In questo senso, poich\u00e9 la componente principale delle organizzazioni attuali \u00e8 data dalle <strong>risorse umane<\/strong>, \u00e8 bene che si faccia leva sui fattori che possono influenzare la loro motivazione, tenendo conto che non tutti hanno per\u00f2 la stessa efficacia. E\u2019 possibile ordinare i fattori motivazionali in diversi modi, anche se la classificazione pi\u00f9 famosa in letteratura \u00e8 senza dubbio la <strong>scala dei bisogni <\/strong>di Maslow (1964), che individua cinque tipi di bisogni cui sono connessi alcuni specifici fattori che possono concorrere a soddisfarli. Alla base della scala di Maslow vi sono i <strong>bisogni fisiologici<\/strong>, ossia i bisogni necessari alla stessa sopravvivenza delle persone e che ogni organizzazione dovrebbe garantire ai propri dipendenti, come la salute, il sonno, la sete e la fame; quando le persone non sono in grado di soddisfare tali bisogni, saran- no indotte ad assumere anche comportamenti animaleschi, come quelli tenuti dai personaggi de \u201cIl minestrone\u201d di Sergio Citti, che vagano per l\u2019Italia affetti da una fame cronica alla ricerca di un pasto che possa soddisfarli. Tuttavia la soddisfazione dei bisogni fisiologici non \u00e8 sufficiente a garantire la soddisfazione di una persona; emergono infatti altri bisogni, come quelli di <strong>sicurezza<\/strong>, legati al senso di protezione da minacce e privazioni. La forza di questa leva motivazionale \u00e8 ben espressa ne \u201cLe vite degli altri\u201d di Florian Henckel von Donnersmarck, nel quale l\u2019attrice Christa-Maria Sieland (Martina Gedeck), nonostante il legame che la lega a suo marito, arriva a denunciarlo perch\u00e9 terrorizzata dalla possibilit\u00e0 di perdere la propria carriera e il proprio pubblico. Successivamente nella scala di Maslow \u00e8 indicato il bisogno di <strong>appartenenza<\/strong>, ossia la necessit\u00e0 delle persone di sentirsi accettate e amate all\u2019interno del proprio ambiente. Un esempio paradigmatico in tal senso \u00e8 fornito dal protagonista di \u201cRushmore\u201d di Wes Anderson, il giovane studente Max Fisher (Jason Schwartzman) il quale sente un cos\u00ec forte bisogno di sentirsi accettato nel suo ambiente, la sua scuola, da farsi promotore delle pi\u00f9 varie iniziative, dal giornale scolastico, al club di francese, a quello filatelico, a quello schermistico, fino a quello di calligrafia e di apicoltura. Il penultimo gradino della scala di Maslow \u00e8 occupato dal bisogno di <strong>stima<\/strong>, sia in senso di autostima sia di eterostima; anche questo bisogno pu\u00f2 essere ben analizzato a partire da un personaggio di \u201cRushmore\u201d, l\u2019industriale Herman Blume (Bill Murray), il quale mette in gioco il suo patrimonio per guadagnare la stima, e l\u2019amore, di una professoressa e, soprattutto, per recuperare un po\u2019 di fiducia in s\u00e9 stesso. L\u2019ultimo gradino della scala di Maslow \u00e8 dato dal bisogno di <strong>autorealizzazione <\/strong>e probabilmente uno dei perso- naggi che meglio esemplifica l\u2019ansia data da tale bisogno \u00e8 Charles F. Kane (Orson Welles), il protagonista di \u201cQuarto potere\u201d; egli, nono- stante una carriera che gli ha permesso di realizzare buona parte delle proprie ambizioni, si render\u00e0 conto solo in punto di morte della vacuit\u00e0 della propria vita. Probabilmente, come d\u2019altro canto dimostrano anche gli <strong>esperimenti di Hawthorne<\/strong>, per raggiungere la propria soddisfazione non \u00e8 sufficiente appagare i propri desideri personali, ma \u00e8 necessario sentirsi parte di una comunit\u00e0 solidale, come quella, tutta femminile, che aiuta Raimunda (Penelope Cruz) a ricostruirsi una vita, dopo alcune esperienze traumatiche, in \u201cVolver\u201d di Pedro Almodovar.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo numero vorrei concludere il mio percorso di analisi, iniziato ormai due numeri fa, sulle principali metafore dell\u2019organizzazione, esaminando, sempre attraverso l\u2019ausilio di esempi tratti da film celebri, una delle immagini pi\u00f9 importanti tra quelle messe in luce dalla letteratura manageriale: la metafora dell\u2019organismo vivente. 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