{"id":631,"date":"2007-09-15T13:18:37","date_gmt":"2007-09-15T13:18:37","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=631"},"modified":"2007-09-15T13:18:37","modified_gmt":"2007-09-15T13:18:37","slug":"la-battaglia-di-salamina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2007\/09\/15\/la-battaglia-di-salamina\/","title":{"rendered":"La battaglia di Salamina"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading\">ovvero l&#8217;importanza dei sistemi di governance<\/h4>\n\n\n\n<p>Sta sorgendo l\u2019alba del 23 settembre del\n480 a. C. Gli ateniesi, fuggiti per evitare la furia delle truppe di Serse,\nguardano dalle spiagge dell\u2019isola di Salamina la loro citt\u00e0 devastata dalle\nfiamme. In mare, 300 leggere triremi greche fronteggiano 700 potenti navi da\nguerra della flotta persiana. L\u2019eroica difesa delle Termopili era riuscita a\nritardare, ma non a fermare, l\u2019avanzata dell\u2019esercito persiano, il pi\u00f9 grande\nche il mondo avesse visto fino a quel momento. Lo stratega Temistocle, al\ncomando della flotta greca, sa che nelle ristrette acque del golfo di Saronico\nverranno decise le sorti di Atene. Al di l\u00e0 dello stretto, su una collina che\nsovrasta il mare, Serse siede su un trono, con il duplice obiettivo di godere\ndella vittoria finale, che gli permetter\u00e0 di completare la conquista della\nGrecia e, soprattutto, di motivare le truppe con la consapevolezza di essere\nosservate dal proprio sovrano. Serse pensa di non dover attendere a lungo. E\u2019\nconvinto che la vittoria sia a portata di mano: in fondo, cosa possono fare i\ncittadini di Atene, armati alla meglio, con le loro piccole imbarcazioni, e\nsenza nemmeno un monarca a dispensare ordini, contro la pi\u00f9 potente marina da\nguerra del mondo?<\/p>\n\n\n\n<p>Ma le aspettative dell\u2019imperatore\npersiano sono destinate a rimanere deluse. Sotto la guida di Temistocle gli\nateniesi si battono con tenacia e coraggio, sfruttando la superiore agilit\u00e0\ndelle proprie navi e la loro migliore conoscenza delle acque e delle correnti.\nAl tramonto, una piccola comunit\u00e0 di 30.000 cittadini avr\u00e0 avuto la meglio su\nuna formidabile macchina da guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni che seguono la vittoria di\nSalamina Atene sfrutter\u00e0 il vantaggio conseguito per estendere la sua influenza\nsu tutto l\u2019Egeo. Con un\u2019accorta combinazione di diplomazia e forza militare,\nsenza lasciarsi abbattere da occasionali insuccessi, gli ateniesi costruiscono\nil primo grande impero greco, tenendo in scacco i persiani e, al tempo stesso,\nripulendo il mare dai pirati e rendendo cos\u00ec i traffici pi\u00f9 sicuri. Fiorirono\nle arti, la filosofia e i commerci. Si svilupp\u00f2 un\u2019atmosfera libera, aperta al\nnuovo, agli esperimenti e all\u2019intrapresa. Filosofi, artisti, scienziati e poeti\naffluirono da tutto il Mediterraneo, affollando le accademie, i laboratori e le\npiazze di Atene.<\/p>\n\n\n\n<p>A rendere possibile tali successi fu non\ntanto il modello ateniese di democrazia, quanto il fatto che il sistema stesso\nera nato e cresciuto organicamente dai bisogni, dalle necessit\u00e0, dalle\nconvinzioni e dai comportamenti dei cittadini. Il sistema di governance\nateniese si basava su una gerarchia estremamente snella e appiattita. Un\ninsieme di processi e istituzioni, chiaramente definito e perfettamente\ncompreso dai cittadini, assicurava il rapido ed efficace funzionamento dello\nstato. Tutti i cittadini potevano partecipare alla grande assemblea, in cui si\ndiscuteva e si approvava qualunque iniziativa di rilievo. Un consiglio di 500\nuomini, con rotazione annuale dei membri, presiedeva al funzionamento\ndell\u2019assemblea e all\u2019esecuzione delle delibere. Il turn-over era elevatissimo\nin tutte le cariche esecutive, assegnate per elezione o estrazione a sorte,\ntanto che molti ateniesi avevano, nella loro vita, almeno un\u2019opportunit\u00e0 di\nassumere una qualche carica pubblica. Ma naturalmente le persone non percorrono\nmiglia per partecipare a un\u2019assemblea, non perdono tempo in cariche temporanee,\nnon rischiano la propria vita nelle battaglie solo perch\u00e9 vivono in democrazia,\nse non ci sono motivazioni profonde. Ad Atene queste derivavano da un sistema\ncondiviso di valori: la tutela dei diritti individuali, la consapevolezza che\ngli individui sono lo stato, la convinzione diffusa che la partecipazione alla\nvita della comunit\u00e0 forniva a ciascuno la migliore possibilit\u00e0 di migliorarsi,\ndi apprendere, di sviluppare i propri talenti. Come cittadino, quindi, ciascuno\ndoveva allo stato il miglior contributo e lo stato, a sua volta, doveva ai\npropri cittadini ogni opportunit\u00e0 di conseguire il proprio potenziale. <\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna barriera separava insomma gli\nateniesi dal governo della loro comunit\u00e0; anzi le regole che definivano il\nfunzionamento di tutte le attivit\u00e0 dello stato riflettevano la profonda fiducia\ndei cittadini nella propria abilit\u00e0, individuale e collettiva, di incidere sul\ndestino della citt\u00e0. Regnava in sostanza un\u2019atmosfera di fiducia, di serena\nconsapevolezza delle proprie forze, di impegno, di orgoglio. Lo storico\nTucidide riporta la frase di un generale ateniese alla vigilia di una\nmemorabile battaglia: \u201cLa nostra citt\u00e0 non \u00e8 fatta di navi n\u00e9 di mura, ma di\npersone.\u201d Se sentissimo un simile pronunciamento da uno dei nostri \u201ctop\nmanager\u201d, quanti sarebbero disposti a crederci?<\/p>\n\n\n\n<p>Il declino delle organizzazioni comincia\nquando i sistemi di governance di cui sono dotate non rispecchiano pi\u00f9 i valori\ndi fondo e le aspettative delle persone. Allora i processi di decisione\ndiventano inefficienti; le giuste istanze di partecipazione si traducono nella\nproliferazione di organi pseudo-democratici, pletorici e di fatto privi di\nqualunque funzione se non quella di fornire una giustificazione all\u2019incapacit\u00e0\ndi formulare e perseguire strategie; si diffonde un senso di sfiducia\ncollettiva nei confronti dei dirigenti e in generale della struttura di\ncomando, da cui nessuno si sente pi\u00f9 rappresentato; si generano comportamenti\nopportunistici, volti alla difesa di privilegi e interessi piuttosto che alla\ncrescita collettiva; prevalgono cinismo e individualismo, mentre cala il senso\ndi appartenenza alla comunit\u00e0. Le prestazioni complessive si deteriorano perch\u00e9\nnon si riesce a rispondere efficacemente ai problemi e alle minacce poste\ndall\u2019ambiente esterno.<\/p>\n\n\n\n<p>Per uscire da situazioni di questo tipo\noccorre una riprogettazione profonda dei sistemi di governance. Operazione\nmolto difficile, per almeno tre ragioni. In primo luogo, la maggior parte delle\npersone ha paura dei cambiamenti; e la paura aumenta quando non c\u2019\u00e8 fiducia in\ncoloro che lo propongono e che dovrebbero gestire la transizione. Poi, occorre\nrisolvere un paradosso: costruire un processo decisionale che da un lato\ngarantisca la partecipazione di tutti gli stakeholder e dall\u2019altro assicuri\nqualit\u00e0, efficienza e tempestivit\u00e0 delle decisioni. Infine, le proposte di\ncambiamento si scontrano inevitabilmente con i meccanismi \u201comeostatici\u201d, propri\ndi qualunque struttura organizzata, che tendono inevitabilmente alla conservazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nuovo pu\u00f2 diventare possibile con\nl\u2019affermarsi di una leadership forte e riconosciuta, capace di porsi alla guida\ndi un vasto processo di rinnovamento della cultura e dei valori. Una leadership\nin grado di esprimere una visione e di basare su di essa posizioni forti e\ncoerenti. Purtroppo, per\u00f2, \u00e8 proprio quando ci troviamo in queste condizioni\nche scopriamo quanto le nostre organizzazioni siano carenti di leadership, al\ndi l\u00e0 dell\u2019abuso e dell\u2019uso improprio che del termine si fa oggi in molti contesti.\n<\/p>\n\n\n\n<p>In risposta alle minacce di natura\nglobale che caratterizzano l\u2019attuale periodo storico, e che diverranno in\nprospettiva sempre pi\u00f9 fiere sul piano dell\u2019ambiente, della competitivit\u00e0,\ndella sicurezza, \u00e8 essenziale per il bene futuro che le nostre organizzazioni,\ndalle istituzioni alle imprese, si pongano il problema di far crescere al loro\ninterno leader in grado di far rinascere in tutti spirito e orgoglio da\n\u201ccittadini\u201d. Parleremo ancora di questo argomento e di come sia possibile\nintraprendere questa strada. Per ora ci accontentiamo di indicare una prima\ncondizione: \u00e8 necessario essere consapevoli che la leadership, pur essendo\nfonte di potere, non ha nulla a che fare con le battaglie per la spartizione\ndei posti di comando e le relative querelle, ma riguarda invece la capacit\u00e0 di\ncreare un clima di fiducia, di sviluppare il potenziale delle persone, di\noffrire strumenti e percorsi di apprendimento adeguati alle sfide che \u00e8\nnecessario affrontare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ovvero l&#8217;importanza dei sistemi di governance Sta sorgendo l\u2019alba del 23 settembre del 480 a. C. Gli ateniesi, fuggiti per evitare la furia delle truppe di Serse, guardano dalle spiagge dell\u2019isola di Salamina la loro citt\u00e0 devastata dalle fiamme. In mare, 300 leggere triremi greche fronteggiano 700 potenti navi da guerra della flotta persiana. 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