{"id":641,"date":"2009-12-15T13:33:27","date_gmt":"2009-12-15T13:33:27","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=641"},"modified":"2009-12-15T13:33:27","modified_gmt":"2009-12-15T13:33:27","slug":"lamentele-e-clima-aziendale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2009\/12\/15\/lamentele-e-clima-aziendale\/","title":{"rendered":"Lamentele e clima aziendale"},"content":{"rendered":"\n<p>Navigando su Internet alla ricerca di libri e articoli interessanti per scrivere il capitolo \u201cDiagnosi e cambiamento del clima organizzativo\u201d del volume <em>Direzione aziendale <\/em>di prossima pubblicazione, mi sono imbattuta in un articolo molto avvincente. Descrive un libro originale e curioso scritto dal Prof. John Weeks intitolato <em>Unpopular Culture. The Ritual of Complaint in a British Bank<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>Il professor Weeks ha collaborato con diverse Universi- t\u00e0 prestigiose quali l\u2019IMD di Losanna dove lavora attual- mente, l\u2019INSEAD e il MIT. Studioso delle organizzazio- ni e della cultura organizzati- va, ha pubblicato questo li- bro dopo un\u2019intensa ricerca sul campo, entrando nelle strutture operative di una grande banca retail inglese (The British Armstrong Bank o BritArm) per un an- no come \u201cosservatore parte- cipante\u201d. L\u2019obbiettivo era quello di comprendere il perch\u00e9 della diffusa abitudi- ne alla lamentela e alla criti- ca da parte dei dipendenti. Per fare questo ha intervista- to, seguito e lavorato insieme a impiegati e manager di tutti i livelli aziendali. La scelta non \u00e8 stata casuale: una grande banca retail infatti non rappresenta il mondo pi\u00f9 affascinante e stimolante in cui lavorare: la burocrazia, la staticit\u00e0 delle cose e la ripeti- tivit\u00e0 del lavoro contribuiscono a farne un ambiente di lavoro non motivante.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019idea del libro nasce da una semplice domanda: quante volte la pausa caff\u00e8 \u00e8 un\u2019occa- sione per lamentarsi delle cose che non vanno in azienda? Ci si lamenta dei capi, dei collaboratori, dei colleghi, delle altre aree aziendali, in pratica di tutto e tutti! E ma- gari ci si lamenta anche di quanto in azienda le persone si lamentino. <\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 difficile saper interpretare le lamentele e, se non se ne comprendono a fondo le motivazioni, si rischia di condurre vere e proprie battaglie contro i mulini a vento inasprendo, ulteriormente, il clima azien- dale e, di conseguenza, la produttivit\u00e0. L\u2019obiettivo dello studio del professor Weeks \u00e8 stato quello di comprendere se l\u2019atto del lamentarsi sia sem- plicemente una riproduzione irrazionale della cultura di cui ci si lamenta o se invece nasca da una sincera volont\u00e0 di con- trastarla e cambiarla. <\/p>\n\n\n\n<p>Le critiche stesse alla cultura\naziendale, secondo lo studio-\nso, sono parte integrante della\ncultura organizzativa e lamen-\ntarsi della cultura aziendale\ndiventa un modo per associar-\nsi a essa pi\u00f9 di quanto non sia\nun modo per prenderne le\ndistanze.\n<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLe persone si lamentano del- la propria societ\u00e0 &#8211; spesso nei termini e per le stesse ragioni per cui si lamentano del tempo &#8211; non perch\u00e9 sperano di cambiare qualcosa, ma per- ch\u00e9 questi piccoli rituali di negativit\u00e0 avvicinano le per- sone che hanno in questo modo la percezione di condi- videre le proprie esperienze e sofferenza. La \u201crecita\u201d della lamentela innocua di- venta parte integrante di una consolante abitudine che mette le persone a proprio agio fra loro. Le lamentele possono cos\u00ec contribuire a rafforzare i legami sociali e costruire un senso di comunit\u00e0\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Le lamentele non sono per\u00f2 tutte uguali e non tutte sono gestibili allo stesso modo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Professor Weeks cataloga, infatti, anche le varie tipolo- gie di lamentela e cerca inol- tre di capire quali motivazio- ni spingano le persone a rimanere in un\u2019organizzazio- ne di cui fondamentalmente si lamentano. <\/p>\n\n\n\n<p>Una prima forma di lamente- la \u00e8 \u201c<strong>lo screditare<\/strong>\u201d, critica passiva che si fa senza per\u00f2 avere la seria volont\u00e0 di cambiare lo status quo delle cose. Il desiderio di cambia- re esiste, ma manca la con- vinzione di poter incidere sul cambiamento. Spesso \u00e8 pi\u00f9 un modo per creare una con- nessione con gli altri, per condividere quello che si pensa non vada. Si ha la stessa impressione di parlare del tempo o della partita di calcio del giorno prima: in realt\u00e0 questo tipo di lamentela non \u00e8 altro che una base co- mune su cui costruire una connessione. <\/p>\n\n\n\n<p>La seconda forma \u00e8 \u201c<strong>il disap-\nprovare<\/strong>\u201d, critica in cui il desi-\nderio di far cambiare le cose \u00e8\npi\u00f9 forte. E\u2019 una piccola e\niniziale sollecitazione ad agire.\nAnche in questo caso per\u00f2 \u00e8\ndifficile lo scontro diretto.\nSpesso, infatti, c\u2019\u00e8 bisogno di\nuna qualche forma di autoriz-\nzazione interna o esterna affin-\nch\u00e9 l\u2019argomento possa essere\naffrontato. Il rischio che si\ncorre con il disapprovare \u00e8 che\nsi venga scambiati per una\npersona che non fa squadra in\nquanto non coinvolta diretta-\nmente.\n<\/p>\n\n\n\n<p>La terza forma \u00e8 \u201c<strong>il dar conto<\/strong>\u201d, approccio giustificativo dell\u2019accettare quello di cui ci si lamenta. Il lamentarsi si traduce in questo modo in un tentativo di appianare il pro- blema invece di trovare una soluzione per risolverlo. L\u2019ultima forma \u00e8 \u201c<strong>il diagnosticare<\/strong>\u201d, simile al \u201cdar conto\u201d, ma pi\u00f9 conflittuale rispetto ai problemi dell\u2019organizzazione e di chi la gestisce. Se non accompagnata anche da una certa dose di autocritica, pu\u00f2 diventa- re un modo per scaricare la colpa su colleghi di altri uffici o sui livelli superiori o inferiori al proprio. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma allora: perch\u00e9 si rimane nell\u2019organizzazione di cui ci si lamenta tanto?<\/p>\n\n\n\n<p>Anche in questo caso l\u2019autore dell\u2019originale testo ha cataloga- to varie giustificazioni. La pri- ma \u00e8 la classica frase \u201c<strong>ci lavoro solamente<\/strong>\u201d, come a dimostrare che la \u201cvita vera\u201d si sviluppi altrove. La seconda consiste nel \u201c<strong>mi ci ritrovo incastrato<\/strong>\u201d, a significare che \u00e8 troppo faticoso mettere in discussione tutto quello che si \u00e8 imparato e dover cominciare in un\u2019altra realt\u00e0 lavorativa. Una ulteriore giusti- ficazione \u00e8 quella del \u201c<strong>potrebbe andarmi peggio<\/strong>\u201d, in cui si pensa che alla fine dei conti si \u00e8 avuto pi\u00f9 di quanto ci si poteva aspettare. C\u2019\u00e8 poi il \u201c<strong>sono lo stereotipo del banca- rio<\/strong>\u201d, ovvero alla fine le persone riconoscono che le cose per cui si lamentano sono il vero motivo per cui rimangono in azienda, come ad esempio la sicurezza di un posto fisso, la routine, gli orari stabiliti, etc&#8230; <\/p>\n\n\n\n<p>Infine, il \u201c<strong>non sono il solito\nbancario<\/strong>\u201d, dove la persona\nsi illude di rimanere in a-\nzienda per cambiare le cose,\nperch\u00e9 fa parte di quel pic-\ncolo gruppo che in realt\u00e0\nnon si trova l\u00ec per altri moti-\nvi se non per trasformare la\nrealt\u00e0 che li circonda.\n<\/p>\n\n\n\n<p>Il testo fornisce un\u2019interessante e originale chiave di lettura esortandoci a riflettere sulle reali motivazioni che ci spingono, fisiologicamente, a lamentarci e a imparare ad apprezzare ci\u00f2 che di positivo c\u2019\u00e8 in esso. Il tutto attraverso una proposta di indagine nuova ma seria e una capacit\u00e0 di ascolto diversa dal solito e quindi, probabilmente, in grado di trovare soluzioni meno standardizzate e, forse, pi\u00f9 utili. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Navigando su Internet alla ricerca di libri e articoli interessanti per scrivere il capitolo \u201cDiagnosi e cambiamento del clima organizzativo\u201d del volume Direzione aziendale di prossima pubblicazione, mi sono imbattuta in un articolo molto avvincente. Descrive un libro originale e curioso scritto dal Prof. John Weeks intitolato Unpopular Culture. 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