{"id":647,"date":"2010-03-15T13:42:39","date_gmt":"2010-03-15T13:42:39","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=647"},"modified":"2010-03-15T13:42:39","modified_gmt":"2010-03-15T13:42:39","slug":"neuromarketing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2010\/03\/15\/neuromarketing\/","title":{"rendered":"Neuromarketing"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading\">cosa succede nella nostra testa quando facciamo shopping<\/h4>\n\n\n\n<p>Come recita il famoso studioso d\u2019affari e neuroni Martin Lindstrom: per fare shopping ci vuole cervello!!! Le teorie di marketing, i focus group, le indagini sui potenziali acquirenti, sono ormai tecniche obsolete. E\u2019 stato, infatti, ampiamente dimostrato che come consumatori scegliamo in base a meccanismi che sfuggono completamente alle leggi del marketing puro e semplice e che molte scelte di acquisto provengono dalla parte meno cosciente del nostro cervello. Ecco allora il neuromarketing: una disciplina a meta\u0300 strada tra il marke- ting e le neuroscienze alla quale Martin Lindstrom ha dedicato il suo ultimo saggio. Truth and lies about why we buy e\u0300 diventato in pochi mesi un best-seller negli Stati Uniti d\u2019America ed e\u0300 il frutto di uno studio durato 4 anni e realizzato in collaborazione con la Oxford University. L\u2019autore racconta come siano sufficienti un particolare tipo di elettroencefalogramma e una risonanza magnetica fun- zionale per rivelare aspetti impensabili del nostro com- portamento quando entriamo in un negozio o abbiamo una somma da spendere. La men- te, infatti, e\u0300 spesso in condi-<br> zione di farsi ingannare e utilizzera\u0300 processi irrazionali per attuare le sue scelte. Questo spiega perche\u0301 tante volte torniamo a casa e sco- priamo di aver comprato oggetti che non ci servono o capi che non solo non ci va- lorizzano ma ci stanno, addi- rittura, molto male. Emble- matico e\u0300 il risultato di un test ormai divenuto celebre. A una serie di persone, di eta\u0300, condizione sociale e forma- zione diversa, e\u0300 stato chiesto di scegliere tra due prodotti inventati: il UATAN e il FO. L\u201985% degli intervistati ha scelto il primo solo ed esclu- sivamente perche\u0301 si trattava dell\u2019anagramma dell\u2019Autan, il famoso anti-zanzare che il nostro cervello ha ben scol- pito nella memoria. Il neuro- marketing studia, dunque, proprio questi meccanismi di catalogazione e archiviazio- ne in cui e\u0300 organizzata la nostra testa e spiega come sia assolutamente necessario che la pubblicita\u0300 scelga di parlare attraverso canali cerebrali emotivi, legati alle emozioni capaci di farci considerare necessario e\/o bello anche cio\u0300 che non lo e\u0300. E\u2019 il caso dei neuroni specchio, respon- sabili di tante delusioni. Si tratta di veri e propri tessuti nervosi che attivandosi crea- no in noi la sensazione di poter vivere cio\u0300 che, in real- ta\u0300, si sta solo guardando. Se, ad esempio, vediamo una donna estremamente affasci- nante indossare un capo vio-<br> la, saremo tentati di acquistar- ne uno analogo anche se il viola contrasta in modo inde- gno con la nostra carnagione. Dietro a tali scelte errate non si nasconde solo l\u2019inconscio desiderio di essere altro da se\u0301 ma anche una serie di mecca- nismi di sopravvivenza, sicu- rezza e riproduzione. Acquistiamo oggetti e indos- siamo abiti non solo per ripa- rarci dal freddo ma anche per il bisogno atavico che ogni essere umano ha di piacere, di inserirsi in un contesto, di atti- rare un compagno: bisogni primari che lo shopping soddi- sfa pienamente. Pensiamo ai Suv: macchine enormi, molto costose, difficili da parcheg- giare che tuttavia hanno un numero altissimo di acquirenti. Perche\u0301?<\/p>\n\n\n\n<p>Perche\u0301 curano, negli uomini, l\u2019esigenza profonda di essere o apparire forti e, nelle donne, la necessita\u0300 di sentirsi protette e al tempo stesse sicure di se\u0301. La decisione non e\u0300 razionale: i neuroscienziati spiegano che il 70% degli acquisti fatti sono pilotati dal cervello primitivo, dal bisogno intrinseco di pro- vare soddisfazione nel posse- dere qualcosa, anche se non serve, spiegando, al contempo, perche\u0301 ormai la maggior parte della pubblicita\u0300 non funzioni: dei nuovi marchi lanciati sul mercato, 9 su 10 falliscono dopo i primi 3 mesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quale pu\u00f2 essere la soluzione? La sensorialit\u00e0, ri- sponde Lindstrom. \u00abGran parte della comunicazione si concentra sui messaggi visi- vi, ogni societ\u00e0 cerca di co- struire un logo efficace, pre- potente [&#8230;] Ma un brand non \u00e8 un logo, \u00e8 quel che gli sta intorno, le emozioni che sug- gerisce. In futuro, se le azien- de vorranno vendere bene, dovranno far leva su approcci sensoriali, stimolare tutti i sensi. Nello stand del caff\u00e8 di un supermarket ci dovr\u00e0 esse- re il rumore della moka, e l\u2019aroma, o un contenitore dove poter toccare i chicchi: cos\u00ec il consumatore potr\u00e0 vivere per un paio di secondi la \u201csensazione del caff\u00e8\u201d\u00bb. Dunque le zone sensoriali di tipo immersivo costituiscono la prossima frontiera nella vendita al dettaglio. E\u2019 gi\u00e0 successo nel mondo del turi- smo in cui la Singapore Airli- nes non solo seleziona il per- sonale in base a canoni esteti- ci ben precisi, cura l\u2019abbiglia- mento e l\u2019arredamento ma ha anche fatto in modo che il profumo dei fazzolettini di- stribuiti durante il volo sia lo stesso che viene spruzzato all\u2019interno delle cabine solle- ticando i canali sensoriali dei propri passeggeri. <\/p>\n\n\n\n<p>Dunque se avete comprato l\u2018ennesimo rossetto pur avendone dieci ancora intonsi o l\u2019ultimo modello di cellulare pur avendone ricevuti due a Natale sappiate che non \u00e8 colpa vostra ma del cervello primitivo e che tutto sommato i nostri gesti hanno anche una funzione sociale: far girare l\u2019economia. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>cosa succede nella nostra testa quando facciamo shopping Come recita il famoso studioso d\u2019affari e neuroni Martin Lindstrom: per fare shopping ci vuole cervello!!! 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