{"id":656,"date":"2010-06-15T13:53:36","date_gmt":"2010-06-15T13:53:36","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=656"},"modified":"2010-06-15T13:53:36","modified_gmt":"2010-06-15T13:53:36","slug":"dalla-realta-storica-al-fumetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2010\/06\/15\/dalla-realta-storica-al-fumetto\/","title":{"rendered":"Dalla realt\u00e0 storica al fumetto"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading\">due eroi ci insegnano l&#8217;arte del risparmio<\/h4>\n\n\n\n<p>In piazza del comune a Prato, di fronte al Palazzo Pretorio si erge una statua della fine del 1800, opera di tal Antonio Garella, che raffigura un uo- mo intabarrato con un tondo copricapo e un mucchio di fogli nella mano sinistra. Pur non potendo reggere il con- fronto con il poderoso parco scultoreo della Toscana, per i pratesi quest\u2019uomo rappre- senta un grande vanto cittadi- no, superiore addirittura ai \u201ccantucci\u201d e perfino agli \u201cstracci\u201d su cui Prato ha fon- dato il proprio benessere economico, almeno sino alla fine del secolo scorso. Si tratta, come recita l\u2019iscrizio- ne, del gran mercante pratese Francesco di Marco Datini che nel 1410 fondava per testamento il Ceppo dei Po- veri. Naturalmente, nell\u2019epi- taffio, si fa unicamente men- zione dell\u2019opera caritatevole piu\u0300 importante, lasciando alla analisi storica, sociologica ed economica gli altri aspetti di una complessa figura, per molti versi innovativa, nel campo della finanza, dell\u2019in- dustria e del commercio agli albori del Rinascimento. Francesco di Marco Datini nacque nel 1335. Figlio di un oste, rimase orfano, a causa della peste, in tenera eta\u0300 con un fratello minore da accudi- re, una modesta eredita\u0300 di poco piu\u0300 di quaranta fiorini, una casa e un piccolo appez- zamento di terreno. Si rese immediatamente conto del fatto che Prato fosse troppo piccola per lui e decise, per- tanto, di recarsi la\u0300 dove domi- navano il potere e il denaro: ad Avignone, con in tasca un piccolo capitale e tante idee per la testa. Tra queste ulti-<br> me, una su tutte sovrastava le altre e sarebbe divenuta il motto delle sue numerose aziende: Cho \u2018l nome di Dio e di Ghuadagno \u2026 soprattut- to ghuadagno.<br> La sua prima impresa mer- cantile riguardo\u0300 traffici d\u2019ar- mi. E fu imparziale. Datini vendeva armi a tutti: al papa- to e ai suoi nemici, ai gen- darmi del re e ai briganti che infestavano la Francia deva- stata dalle pestilenze e dalla Guerra dei Cent\u2019anni. In breve si trovo\u0300 ad aprire bot- teghe in tutta Avignone e una succursale a Barcellona. Con un\u2019abilita\u0300 e una lungimiranza sorprendenti il mercante di Prato abbandono\u0300 le grandi visioni strategiche dei banchieri fiorentini, e preferi\u0300 fondare una miriade di piccole imprese \u201ctaccagnamente\u201d ammini- strate e controllate da lui in modo da ripartire e quindi limitare i rischi: e se un an- no andava male l\u2019incetta del sale, l\u2019importazione di zaffe- rano compensava i danni. Quali e quanti erano gli ele- menti caratteristici del \u201csistema datiniano\u201d? Sostan- zialmente tre e precisamente: \u2022 Ciascuna delle unita\u0300 in<br> esso confluenti (aziende individuali o collettive, aziende decentrate con eventuali filiali, aziende specializzate) aveva pro- prie specifiche caratteristi- che giuridiche ed era auto- noma e unica nelle regole statutarie e nelle finalita\u0300 economico commerciali. Ognuna possedeva, inoltre, un proprio patrimonio non dipendente da altre entita\u0300 della stessa holding.<br> \u2022 Ciascuna azienda, tuttavia,<br> riconosceva un unico im- prenditore cui l\u2019intero siste- ma faceva riferimento, no- nostante la presenza, in alcu- ni casi, di altri soci. Datini ha sempre la maggioranza dei capitali in modo da poter determinare tutte le scelte strategiche. Tutte le aziende operano, dunque, in una sorprendentemente moderna logica di sistema, una vera rete economica, informativa e logistica nata e sviluppata intorno alla centralita\u0300 della funzione direzionale del- l\u2019imprenditore. Erano previ- sti, per ovvi motivi di inte- resse economico, anche rap- porti con altre numerose aziende estranee che agivano occasionalmente o perma- nentemente, sempre pero\u0300 con criteri di reciprocita\u0300, in modo da attivare virtuose sinergie tra i principali ope- ratori economici per la pene- trazione in aree di maggior interesse commerciali.<br> \u2022 Tutto era tenuto insieme da una efficientissima rete in- formativa. Datini possedeva un suo servizio postale che gli permetteva di inviare ordini e ricevere informazio- ni in tempi assai ridotti per l\u2019epoca: da Firenze i suoi corrieri arrivavano a Genova in soli tre giorni e ad Avi- gnone in sette. Per intenderci se gli altri mercanti usavano il comune servizio postale, Datini usava le e-mail!<br> Nella formazione dei fondaci, Datini adotto\u0300 sempre lo stesso procedimento: distaccava sul luogo un proprio collaborato- re, che iniziava le operazioni appoggiandosi a una compa- gnia corrispondente; in un secondo momento costituiva l\u2019azienda, affidandola a quel- lo stesso collaboratore, oppu- re a un fattore che traeva dal- la compagnia, e al quale ga- rantiva una crescita profes- sionale ed economica ma, naturalmente, una posizione societaria assolutamente mi- noritaria.<br> Se Prato era la sede naturale dell\u2019azienda domestico-patri- moniale, Francesco in realta\u0300 vi risedette solo in modo di- scontinuo. Per motivi fiscali preferiva Firenze dove, dopo vari traslochi, scelse un fon- daco in via Santa Cecilia co- stituito da una grande stanza con le pareti rivestite di le- gno, una fila di panche per i clienti, un tavolo scrittoio con un sedile (i clienti, quando trattavano gli affari stavano in piedi, come l\u2019imprendito- re; solo lo scrivano incaricato di scrivere i contratti stava seduto). In fondo la cassafor- te con il denaro e i documen- ti, chiusa da poderosi chiavi- stelli. Sul tavolo carte, l\u2019aba- co, la stadera, la canna per le misure e una lucerna. Nel retrobottega un letto per il garzone che dormiva a guar- dia del fondaco. Oltre allo scrivano e al garzone tre o quattro apprendisti prestava- no in forma gratuita il loro lavoro imparando l\u2019arte (come gli odierni stagisti).<br> A Prato il grande mercante aveva la sua casa e soprattut- to la moglie, l\u2019abile Marghe- rita Bandini, di venticinque anni piu\u0300 giovane di lui, che non gli diede mai un erede, ma che, in compenso, si prese cura di tutti i figli illegittimi che il marito andava semi- nando per il mondo.<br> Datini scriveva, scriveva tut- to: dalle lettere commerciali al voluminoso epistolario con<br> la moglie, documenti giunti fino a noi (nel poderoso \u201carchivio Datini\u201d) da cui si evince la grandezza della vi- sione economica e mercantile e la debolezza dell\u2019uomo: cinico e avaro. Egli commer- cia tutto (perfino schiavi) ma e\u0300 pieno di rimorsi che confida all\u2019amico Lapo Mazzei, ed e\u0300 anche pieno di affanni e di paure. A cominciare da quella per il fisco. Non tiene segreti gli eventuali insuccessi com- merciali, ma li amplifica allo scopo appunto di sottrarsi alle tasse.<br> Marita la figlia Ginevra con una dote di 1000 fiorini, ma esige il rimborso del prezzo da lui pagato per il pranzo di nozze e fa firmare al genero l\u2019impegno di restituire la som- ma in caso di morte della ra- gazza. Anche dalla moglie pretende dettagli su tutto e, in questo, l\u2019epistolario e\u0300 illumi- nante. Si interessa di tutto e vuol sapere tutto: quante uova sono state consumate nella casa, le spese per il vestiario, per le provviste e persino per le elemosine! Vuole rispar- miare e risparmia su tutto, escluso sul guardaroba, natu- ralmente il suo. Ama molto vestirsi bene e ha un guarda- roba favoloso per i tempi; basti dire che si cambia una camicia al giorno, la vuole di bucato e ne possiede ben sei! Muore il 16 agosto 1410. Se- polto nella chiesa di San Francesco, lascia un patrimo- nio di oltre 100.000 fiorini. Un capitalista ante litteram, il primo esempio di imprendito- re a 360\u00b0, su scala mondiale, modernissimo per i suoi tem- pi, un vero e proprio antesi- gnano di molti strumenti fi- nanziari e non. La sua rete di societa\u0300 e\u0300 molto simile a una holding della nostra era: il gioco di scatole cinesi, i siste-<br> mi di evasione fiscale, le mo- dalita\u0300 di gestione del suo im- pero mercantile finanziario lo mostrano come personaggio di palpitante attualita\u0300. Per non parlare del suo minuzioso e mastodontico archivio: un database di una mente compu- terizzata cinque secoli e mez- zo prima della realizzazione dei moderni P.C.<br> Quattrocentocinquantasette anni dopo la morte di France- sco di Marco Datini, nasceva, nel decrepito maniero di Mon- te Fosco nei pressi di Gla- sgow, l\u2019ultimo erede della famiglia (clan) dei McDuck: Scrooge, figlio di Fergus McDuck. Per comodita\u0300 usere- mo i nomi italiani: Paperon de Paperoni e Fergus de Papero- ni. Mi riferisco alla \u201csaga\u201d in dodici capitoli realizzata da Gioachino don Hugo Rosa, considerata da tutti gli appas- sionati del genere, l\u2019autentica storia di Paperon de Paperoni, il grande, originale personag- gio creato nel 1947 dal geniale disegnatore disneyano Carl Barks ispirandosi al personag- gio di Ebnezer Scrooge ne Il Canto di Natale di Charles Dickens. E\u2019 doveroso ricorda- re che Barks potrebbe essersi ispirato anche alla vita di un miliardario americano immi- grato dalla Scozia, tal Andrew Carnegie. Perche\u0301 Paperon de Paperoni? Perche\u0301 molte sono le analogie tra questo perso- naggio di fantasia e Francesco di Marco Datini a cominciare dal fatto che entrambi sono dei self made men.<br> Curiosi? Allora vi aspetto sul prossimo numero de Il Punto con il dettagliato parallelismo tra il mercante tra i piu\u0300 ricchi del suo tempo e il papero piu\u0300 ricco del mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>due eroi ci insegnano l&#8217;arte del risparmio In piazza del comune a Prato, di fronte al Palazzo Pretorio si erge una statua della fine del 1800, opera di tal Antonio Garella, che raffigura un uo- mo intabarrato con un tondo copricapo e un mucchio di fogli nella mano sinistra. 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