{"id":662,"date":"2015-06-15T14:07:11","date_gmt":"2015-06-15T14:07:11","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=662"},"modified":"2015-06-15T14:07:11","modified_gmt":"2015-06-15T14:07:11","slug":"piccoli-mondi-e-grandi-dati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2015\/06\/15\/piccoli-mondi-e-grandi-dati\/","title":{"rendered":"Piccoli mondi e grandi dati"},"content":{"rendered":"\n<p>Ogni volta che apriamo il\nbrowser per navigare nel web spalanchiamo una finestra sul mondo, e abbiamo a\ndisposizione una quantit\u00e0 impressionante di informazioni, di notizie, di\nopzioni. Ci\u00f2 che forse manchiamo di prendere in debita considerazione \u00e8 che\nanche dall\u2019altra parte della finestra non solo ci osservano, ma tutto ci\u00f2 che\nfacciamo viene memorizzato e analizzato per i fini pi\u00f9 diversi.<\/p>\n\n\n\n<p>Provate a ricercare un prodotto su Amazon. Da quel momento quasi ogni volta che accedete a una nuova pagina web apparir\u00e0 un banner che reclamizza tale prodotto. Ma soprattutto la nostra presenza in rete genera un flusso imponente di informazioni, che costituisce il \u201cnocciolo duro\u201d dei Big Data, trasmesse tramite reti sempre pi\u00f9 sofisticate, estese e complesse. Si tratta di informazioni singolarmente irrilevanti ma nel loro complesso preziose tanto che la gara per l\u2019acquisizione, l\u2019interpretazione e l\u2019uso dei Big Data pu\u00f2 essere considerata il moderno equivalente della \u201ccorsa all\u2019oro\u201d che ha caratterizzato, in particolare, la California alla met\u00e0 dell\u2019Ottocento. D\u2019altra parte, come l\u2019oro, i Big Data sono \u201cestratti\u201d grezzi, sono pieni di \u201crumore\u201d, e devono quindi essere adeguatamente raffinati per poter essere utilizzati. Il volume e la variet\u00e0 di dati prodotti (cfr. fig. 1) aumentano a velocit\u00e0 crescente, e richiedono nuove tecnologie per l\u2019archiviazione, la sicurezza, l\u2019analisi, la visualizzazione dei dati stessi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/graf1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-663\"\/><figcaption>Fig. 1 &#8211;  Crescita esponenziale dell\u2019informazione archiviata (Fonte: S. Castellan, Tesi di Dottorato, 2015).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>I Big Data comprendono non solo i dati prodotti dalle comunicazioni e transazioni effettuate in rete, ma anche tutta la mole di informazioni generata dalle ricerche scientifiche, dai media di qualunque tipo, dai processi di produzione, commercializzazione e fruizione di beni e servizi, oltre che dalla recente esplosione dell\u2019Internet of Things, ovvero dalla crescita esponenziale del numero di \u201coggetti\u201d collegati a Internet. Come si vede dalla figura 2, nel 2008 \u00e8 avvenuto il sorpasso: il numero di oggetti interconnessi ha superato la popolazione mondiale. La figura mostra anche l\u2019andamento esponenziale delle previsioni di crescita, secondo cui nel 2020 ci saranno circa 50 miliardi di oggetti connessi contro una popolazione di circa 9 miliardi; mediamente quasi sei oggetti a testa, quindi nei paesi sviluppati molti di pi\u00f9 (gi\u00e0 oggi la maggior parte di noi ha 3-4 oggetti collegati a Internet, tra smartphone, tablet, pc \u2026 e magari anche automobile, frigorifero, lavatrice e sistema di allarme).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/graf2-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-664\"\/><figcaption>Fig. 2 \u2013 Crescita del numero di oggetti collegati a Internet: dati e previsioni<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>La crescita dopo il 2020\nprocede a velocit\u00e0 esponenziale, ma le previsioni si fermano qui, anche perch\u00e9\navvicinandosi ai 100 miliardi di oggetti interconnessi la rete comincer\u00e0 ad approssimare\nla complessit\u00e0 del cervello umano \u2026 e a questo punto la scienza lascia il posto\nalla fantascienza.<\/p>\n\n\n\n<p>E mentre le reti crescono,\nnuovi algoritmi si affermano, le potenze di calcolo aumentano continuamente, il\nmondo diventa sempre pi\u00f9 interconnesso e quindi sempre pi\u00f9 piccolo. In effetti\n\u00e8 proprio la possibilit\u00e0 di superare facilmente, a livello di interconnessioni\nanche deboli, i confini del proprio gruppo, della propria comunit\u00e0, del proprio\nterritorio che genera il fenomeno dei \u201cpiccoli mondi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La\nprima idea di \u201cpiccolo mondo\u201d si deve a Frigyes Karinthy, un popolare scrittore\nungherese che, nel 1929, in un breve racconto intitolato \u201cCatene\u201d, ipotizz\u00f2 che\ndue persone sconosciute potessero essere collegate tra loro tramite non pi\u00f9 di\ncinque passaggi intermedi. Un\u2019intuizione sorprendente, se si considera che circa\nquaranta anni dopo Stanley Milgram, professore di psicologia ad Harvard, forn\u00ec\nla prima prova sperimentale di come tutti al mondo fossero raggiungibili da\nchiunque altro attraverso un numero sorprendentemente piccolo di intermediari.<\/p>\n\n\n\n<p>Milgram\n\u00e8 rimasto famoso per molti suoi esperimenti nel campo della psicologia sociale,\nalcuni dei quali sarebbero oggi certamente giudicati poco etici. Il suo\nesperimento pi\u00f9 famoso, condotto nel 1961, aveva lo scopo di studiare il\ncomportamento di alcuni soggetti di fronte a una autorit\u00e0 che impartisce ordini\nin conflitto con valori etici e morali. L\u2019esperimento venne condotto nei mesi\nsuccessivi all\u2019inizio del processo contro il criminale nazista Adolf Eichmann.\nUn gruppo di volontari fu reclutato, tramite inserzioni ed estrazioni casuali\ndall\u2019elenco telefonico, con il finto proposito di partecipare a una ricerca\nsulla memoria e sugli effetti delle punizioni sull\u2019apprendimento. Vennero\nquindi condotti, uno per volta, in una stanza ove un altro soggetto (in realt\u00e0\nun attore) era legato a una specie di sedia elettrica ed era sottoposto a una\nserie di domande da parte dello stesso Milgram; ogni volta che la risposta non\nera considerata soddisfacente, il volontario di turno doveva, tramite un apposito\nquadro elettrico, somministrare una scossa di intensit\u00e0 crescente: gli\ninterruttori da azionare erano 30, ciascuno con una targhetta in cui era\nriportata la tensione corrispondente, dai 15 V del primo, indicati come \u201cscossa\nleggera\u201d, ai 450 V dell\u2019ultimo, indicati come \u201cscossa estremamente pericolosa\u201d.\nAl volontario veniva fatta percepire, affinch\u00e9 si rendesse conto di cosa stava\nfacendo, l\u2019intensit\u00e0 della scossa relativa alla terza leva (45 V). Milgram, con\nla complicit\u00e0 dell\u2019attore che sbagliava le risposte e in realt\u00e0 fingeva solo di\npercepire la corrente lanciando grida strazianti e implorazioni d\u2019aiuto, chiese\na tutti di somministrare le scosse fino ad arrivare ai (finti) 450 V. Nel corso\ndell\u2019esperimento molti volontari protestarono chiedendo di interrompere la\nprova data l\u2019evidente sofferenza del soggetto interrogato; tuttavia ben 26 su\n40 continuarono a somministrare le scosse su richiesta di Milgram, fino ad\narrivare ai 450 V. I risultati ottenuti sono stati confermati da altri\nricercatori, e sono stati interpretati in vario modo dal punto di vista della\npsicologia sociale. \u00c8 divertente ricordare come nel famoso film <em>Ghostbusters<\/em> (1984) l\u2019attore Bill Murray\ninterpreti il personaggio di un assistente universitario che effettua su uno\nstudente e una studentessa un esperimento ironicamente simile a quello di\nMilgram. I due giovani devono \u201cleggere il pensiero\u201d del professore indovinando\nquale carta egli stia guardando, e ogni volta che uno di loro sbaglia riceve\nuna scossa. Per interessare la studentessa il professore finge che le sue\nrisposte siano tutte corrette, mentre il ragazzo riceve sempre una scossa,\nanche quando indovina.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esperimento\nche qui ci interessa \u00e8 del 1967. Milgram selezion\u00f2 circa 300 persone nel\nmidwest americano e chiese loro di far pervenire una lettera a un\u2019altra persona\na loro sconosciuta residente a Boston, di cui venne fornito solo il nome e\nl\u2019occupazione. Le istruzioni stabilivano che ciascuno dovesse inviare la\nlettera a colui che, tra tutte le persone direttamente conosciute, potesse a\nsuo giudizio avere la maggiore probabilit\u00e0 di conoscere personalmente il\ndestinatario finale. A tale intermediario veniva ovviamente richiesto di\ncomportarsi allo stesso modo, procedendo cos\u00ec fino alla consegna finale.\nL\u2019aspettativa era che la catena comprendesse diverse decine di passaggi. Invece\nle lettere furono consegnate con un numero medio di intermediari pari a 5.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando\nMilgram pubblic\u00f2 i suoi risultati (Stanley Milgram, The Small World Problem, <em>Psychology Today<\/em>, 1967, Vol. 2, 60\u201367)\nquesti fecero grande scalpore e ispirarono il famoso concetto dei \u201csei gradi di\nseparazione\u201d. In realt\u00e0 si scopr\u00ec presto che delle circa 300 persone iniziali 96\nerano residenti anch\u2019essi a Boston e solo due terzi vivevano effettivamente nel\nNebraska; inoltre, solo met\u00e0 di questi ultimi erano stati effettivamente scelti\na caso, mentre gli altri erano azionisti delle maggiori aziende americane, e il\ntarget era un agente di borsa. Di fatto solo i 96 residenti del Nebraska costituivano\nuna popolazione compatibile con le ipotesi dell\u2019esperimento: purtroppo per\u00f2\nsolo diciotto delle 96 lettere originate da tale popolazione arrivarono a\ndestinazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante\nla scarsa attendibilit\u00e0 statistica dell\u2019esperimento di Milgram, il concetto dei\nsei gradi di separazione si diffuse in modo virale. Ha ispirato un film del\n1993, una famosa serie televisiva americana e diversi giochi, tra cui il\npopolarissimo \u201cOracolo di Kevin Bacon\u201d, creato nel 1994 da tre allievi\ndell\u2019Albright College, in Pennsylvania: il numero di Bacon di un attore\/attrice,\ncome definito nel gioco, \u00e8 il numero di gradi di separazione tra\nl\u2019attrice\/attore in questione e lo stesso Bacon, calcolato secondo la seguente\nregola:<\/p>\n\n\n\n<ul><li>Kevin Bacon ha un numero di Bacon pari a 0;<\/li><li>Gli attori che hanno lavorato direttamente con lui\nhanno un numero di Bacon pari a 1;<\/li><li>Chi ha non ha lavorato con Bacon, ma con un attore\navente numero di Bacon pari a N acquisisce a sua volta un numero di Bacon pari\na N+1.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Dal\nsito <a href=\"http:\/\/www.oracleofbacon.com\">www.oracleofbacon.com<\/a> si pu\u00f2 calcolare facilmente il numero di Bacon di\nqualunque attore al mondo. Ad esempio, Roberto Benigni ha un numero di Bacon\npari a 2, avendo lavorato nel film \u201cIl piccolo diavolo\u201d (1988) con Walter\nMatthau, che ha un numero di Bacon pari a 1 essendo comparso con quest\u2019ultimo\nnel film JFK (1991). Beppe Grillo ha un numero di Bacon pari a 3 avendo\nrecitato nel film \u201cScemo di guerra\u201d (1985) con Alessandra Vazzoler, che a sua\nvolta \u00e8 apparsa nel film \u201cLe grand bleu\u201d (1988) con Paul Herman, il quale ha\nlavorato nel film \u201cSleepers\u201d (1996) con lo stesso Bacon. La media tra tutti gli\nattori degli ultimi 100 anni \u00e8 pari a 2,984, il che significa che meno di tre\nlink separano Bacon da chiunque altro abbia recitato nel cinema (per la\ncronaca, il vero centro della cinematografia mondiale \u00e8 l\u2019attore Dennis Hopper:\ninfatti la media dei numeri di Hopper \u00e8 solo 2,776). Insomma, l\u2019insieme degli\nattori cinematografici degli ultimi cento anni, pur molto numeroso, \u00e8 un\n\u201cpiccolo mondo\u201d!<\/p>\n\n\n\n<p>Nel\n2001 Duncan Watts, professore alla Columbia University, ha ricreato\nl\u2019esperimento di Milgram su Internet, utilizzando un messaggio e-mail invece di\nuna lettera. In questo caso le mail, indirizzate a 19 destinatari finali, sono state\nfatte partire da 48.000 persone in 157 paesi. Analizzando i risultati Watts\ntrov\u00f2 una media di sei intermediari. Nel 2011 uno studio analogo \u00e8 stato\nriproposto su vasta scala da un gruppo di ricercatori dell\u2019Universit\u00e0 degli\nstudi di Milano in collaborazione con Facebook, calcolando il grado di\nseparazione tra tutte le coppie di individui allora presenti su tale SNS (721\nmilioni, con 69 miliardi di connessioni). I risultati sono stati sorprendenti,\ncon una media di 4.74 gradi di separazione e con il 92% delle coppie separato\nda non pi\u00f9 di 4 gradi. Ovviamente quest\u2019ultimo esperimento non \u00e8\nperfettamente equivalente a quello di Milgram: infatti nel caso specifico lo studio\n\u00e8 consistito nel calcolare i percorsi minimi tra tutte le coppie di nodi\nall\u2019interno di un grafo di grandi dimensioni, percorsi che non sono\nnecessariamente a conoscenza dei singoli individui; a ci\u00f2 si aggiunge che molti\nutenti annoverano tra gli amici nella loro pagina Facebook persone che non\nconoscono affatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci si\npotrebbe anche chiedere, al di l\u00e0 delle medie, quale sia il \u201cdiametro\u201d del web,\novvero la lunghezza del massimo percorso geodetico che \u00e8 possibile individuare.\nUna risposta, anche se un po\u2019 datata, ci \u00e8 stata fornita nel 1999 da Albert\nLaslo Barabasi, il quale ha determinato che il web \u00e8 un \u201cpiccolo mondo\u201d, in cui\nnon pi\u00f9 di 18 \u201cclic\u201d separano qualunque coppia di nodi. Dal 1999 il Web \u00e8\ncresciuto in modo esponenziale, e il diametro potrebbe essere cambiato: ma \u00e8\nanche possibile che, nonostante la crescita del numero di nodi e delle loro\ninterconnessioni, o meglio proprio per questo, il diametro stesso si sia\naddirittura ridotto. Non c\u2019\u00e8 dubbio sul fatto che la straordinaria crescita\ndelle possibilit\u00e0 di connettersi e comunicare, oltre a generare una buona parte\ndei big data, determini anche la riduzione del diametro della rete. Un semplice\nesempio: immaginiamo che un nostro amico abbia una cinquantina di \u201ccontatti\u201d\ntra amici, colleghi, ex compagni di scuola, vicini di casa e semplici\nconoscenze. Cinquanta non \u00e8 un numero altissimo per una persona normale:\nsecondo la legge di Dunbar, di cui abbiamo parlato nel precedente editoriale,\nle possibilit\u00e0 cognitive degli esseri umani permettono di gestire\ntranquillamente fino a 150 relazioni sociali.<\/p>\n\n\n\n<p>Comunque,\nse ciascuno dei 50 contatti del nostro amico ha a sua volta una sfera\ndimensionale paragonabile, quest\u2019ultimo sar\u00e0 collegato indirettamente, a due\ngradi di separazione, con 2.500 persone. Ogni successivo grado di separazione\naumenta questo numero di un multiplo di 50. A sei gradi arriviamo cos\u00ec a\n15.625.000.000 potenziali contatti indiretti, oltre il doppio della attuale\npopolazione mondiale. Il problema per\u00f2 \u00e8 che abbiamo ignorato completamente le\nsovrapposizioni: in altri termini, \u00e8 probabile che le sfere relazionali di due\namici non siano casuali, ma si sovrappongano in buona parte, rendendo questo\ncalcolo poco realistico. Ma \u00e8 proprio la dematerializzazione delle\ninterconnessioni generata da Internet e dai SNS ad aggiungere elevate\ncomponenti di causalit\u00e0 ai sistemi relazionali, generando contemporaneamente\ngran parte del flusso dei Big Data e l\u2019effetto \u201csmall word\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>I\nfenomeni che abbiamo appena descritto stanno aprendo nuovi straordinari filoni\ndi ricerca nel campo della teoria delle reti, con interessanti e diversificate\napplicazioni che si estendono, tra l\u2019altro, al trasporto dell\u2019energia, alla\ntrasmissione delle malattie infettive, alla progettazione dei motori di\nricerca, alle comunicazioni e alla componentistica elettronica, oltre che allo studio\ne alla previsione dei comportamenti sociali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni volta che apriamo il browser per navigare nel web spalanchiamo una finestra sul mondo, e abbiamo a disposizione una quantit\u00e0 impressionante di informazioni, di notizie, di opzioni. 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