{"id":671,"date":"2015-06-15T14:15:21","date_gmt":"2015-06-15T14:15:21","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=671"},"modified":"2015-06-15T14:15:21","modified_gmt":"2015-06-15T14:15:21","slug":"larte-di-fare-silenzio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2015\/06\/15\/larte-di-fare-silenzio\/","title":{"rendered":"L&#8217;arte di fare silenzio"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Di parlare, come \u00e8 noto, sono capaci tutti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>(Carl Gustav Jung) <\/p>\n\n\n\n<p>Prendo in prestito questa\naffermazione di Jung per aggiungere che se di parlare sono capaci tutti, di\ntacere sono capaci veramente in pochi. Parliamo in continuazione, malamente,\nspesso in modo sconsiderato ed eccessivo, ad alta voce, in pubblico, fuori luogo,\nsenza motivi specifici. Ci siamo abituati a vivere in un mondo fatto di parole,\nrumore e caos, di comunicazioni costanti e frenetiche, di suoni diversificati\nma ininterrotti, di connessioni illimitate e &#8230; abbiamo perso il gusto del\nsilenzio, ce ne siamo allontanati al punto da averne quasi timore. Si, perch\u00e9,\nspesso il silenzio viene visto, erroneamente, come una sorta di pausa\ninvestigativa della coscienza, un duello con se stessi, le proprie paure, un\nmomento nel quale fare i conti con la propria coscienza anche quando non se ne\nha voglia. Di qui la necessit\u00e0 di riempire la nostra esistenza di rumori, di\nparole, di rapporti e comunicazioni come se il caos informativo fosse la\npanacea di tutti i nostri mali, come se la confusione con la sua routine ci\nproteggesse anche da noi stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non \u00e8 sempre cos\u00ec, anzi, in\nmolti ambiti il silenzio assume un ruolo fondamentale. Viene, ad esempio,\nconsiderata una forma di grande rispetto collettivo osservare alcuni minuti di raccoglimento\ne silenzio durante la commemorazione di persone defunte; o ancora si pensi al\nfatto che in alcuni Stati, il diritto al silenzio \u00e8 una vera e propria forma di\nprotezione legale In campo religioso la pratica del silenzio viene considerata\nuna disciplina spirituale, soprattutto in ambito orientale ma anche nelle\nregole cristiane il silenzio \u00e8 uno dei vincoli obbligatori della vita\ncomunitaria. I costituenti americani, quando si riunirono nella Indipendence\nHall per scrivere la Costituzione degli Stati Uniti d\u2019America, fecero coprire\ndi terra le strade che circondavano la sede dei lavori per garantirsi silenzio\ne tranquillit\u00e0 e ancora oggi, in Giappone, quando un componente ritorna da un\nlungo viaggio, la famiglia si riunisce intorno al tavolo, bevendo t\u00e8, in\ncompleto silenzio. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Esiste un momento per tacere, cos\u00ec come esiste un momento per\nparlare. Nell\u2019ordine, il momento per tacere deve venire sempre prima: solo\nquando si sar\u00e0 imparato a mantenere il silenzio, si potr\u00e0 imparare a parlare\nrettamente<\/em> e\nancora <em>Mai l&#8217;uomo \u00e8 padrone di s\u00e8 come\nquando tace: quando parla sembra, per cos\u00ec dire, effondersi e dissolversi nel\ndiscorso, cos\u00ec che sembra appartenere meno a se stesso che agli altri<\/em>.\nQuesta apologia del silenzio \u00e8 contenuta nello splendido volumetto, scritto nel\n1771 dall\u2019abate Joseph Antoine Toussaint Dinouart, intitolato, appunto <em>Arte di tacere<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;autore distingue due modi di\ntacere: trattenendo la lingua e trattenendo la penna. Spesso si scrive male, si\nscrive troppo e su cose inutili oppure non si scrive abbastanza. Il buon senso\ne la ragione devono guidare tutte le scelte comunicative, orali o scritte che\nsiano perch\u00e9 solo in questo modo sar\u00e0 possibile mantenersi sulla strada della\ngiusta misura. Nell&#8217;ultima parte del trattato l&#8217;Abate espone dodici principi,\nuna sorta di elenco di regole del buon senso che mostrano ancora tutta la loro\nattualit\u00e0 e validit\u00e0 e alcuni dei quali ho piacere di ricordare. Il primo\nprincipio, ad esempio, afferma che <em>\u00e8 bene trattenere la penna, se non si ha\nda scrivere qualcosa che valga pi\u00f9 del silenzio<\/em>; il quarto ricorda, invece,\nche <em>trattenere la penna quando si \u00e8 obbligati a scrivere \u00e8 segno di debolezza\ne di imprudenza, ma scrivere quando si dovrebbe trattenere la penna \u00e8 segno di\nleggerezza e di scarsa discrezione<\/em>; infine l&#8217;ultimo, il dodicesimo,\nsostiene che <em>desiderare fortemente di scrivere una cosa \u00e8 motivo sufficiente\nper astenersene<\/em> ovvero \u00e8 bene meditare, riflettere prima di comunicare\nqualsiasi cosa in modo da avere la certezza di essere riusciti a frenare e\ncorreggere i primi impulsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Scrive Oscar Wilde <em>A volte \u00e8 meglio tacere e sembrare stupidi\nche aprire bocca e togliere ogni dubbio<\/em>. Questo naturalmente non vuole\nessere un incitamento al silenzio cosmico, un&#8217;esortazione ad abbandonare ogni\ntentativo di far conoscere le proprie idee, ma l&#8217;invito a riflettere\nsull&#8217;importanza del silenzio all&#8217;interno di ogni organizzazione, familiare, lavorativa\no aziendale che sia. Ognuno di noi deve, senza ombra di dubbio, saper\ncomunicare all&#8217;interno della propria organizzazione, del proprio nucleo ma deve\nanche saper imparare a tacere quando \u00e8 necessario, quando la situazione lo\nrichiede o lo impone. Questo perch\u00e9 il silenzio, anzitutto, consente di\nascoltare veramente, in profondit\u00e0 e attentamente, le necessit\u00e0 dell&#8217;altro e ci\ndefinisce, quindi, le priorit\u00e0 del nostro agire. Nella confusione o nel\ncontinuo chiacchiericcio, infatti, finiamo per udire solo ci\u00f2 che prevale e non\nci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 importante o urgente. Allo stesso tempo il nostro silenzio\nvalorizza chi ci sta accanto, chi sta intessendo un dialogo con noi, lo esorta\na confidarsi, ad offrirsi senza paure n\u00e9 riserve. Ascolto e silenzio sono le modalit\u00e0 attraverso cui si esplica la\ncomprensione Quest&#8217;ultimo\ndato pu\u00f2 essere particolarmente utile in ambito lavorativo perch\u00e9 pu\u00f2 agevolare\ne stimolare pensieri creativi e processi innovativi. Il silenzio, poi, crea le\ncondizioni perch\u00e9 ci si possa interrogare in profondit\u00e0, in merito alle scelte\ncompiute o da compiere, al ruolo che vogliamo agire, ai progetti e ai modelli\nche vogliamo perseguire. Infine non va dimenticato che, come accennato negli\narticoli precedenti de Il punto legati al linguaggio, anche il silenzio parla.\nIn assenza di parole parlano gli occhi, il volto, il corpo e non mentono, non\ncercano scorciatoie, vanno diritte alla met\u00e0. Quante volte, nel corso della\nvita, \u00e8 stato pi\u00f9 incisivo un abbraccio, un complice scambio di sguardi, un gesto\npiuttosto che una qualsiasi parola scritta o parlata?<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque l&#8217;arte del tacere \u00e8 una\ndisciplina estremamente difficile ma ricca di sfumature e di benefici, un modo\ndi insegnare agli altri ad interpretare senza l&#8217;ausilio delle parole, un vero e\nproprio esercizio altruistico e non solo un banale fatto di galateo e buone\nmaniere.<\/p>\n\n\n\n<p>Se poi la vita ci obbliga a\nparlare a tutti i costi difendiamoci ricorrendo a poche, preziose e selezionate\nparole come quelle che compongono uno dei capolavori della musica di tutti i\ntempi: <em>Enjoy the silence<\/em> dei Depeche\nMode (1990)<\/p>\n\n\n\n<p><em>All I ever wanted<\/em><em>All I ever needed<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Is here in my arms<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Words are very unnecessary<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>They can only do harm<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di parlare, come \u00e8 noto, sono capaci tutti (Carl Gustav Jung) Prendo in prestito questa affermazione di Jung per aggiungere che se di parlare sono capaci tutti, di tacere sono capaci veramente in pochi. 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