{"id":675,"date":"2014-12-15T14:19:52","date_gmt":"2014-12-15T14:19:52","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=675"},"modified":"2014-12-15T14:19:52","modified_gmt":"2014-12-15T14:19:52","slug":"il-linguaggio-paraverbale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2014\/12\/15\/il-linguaggio-paraverbale\/","title":{"rendered":"Il linguaggio paraverbale"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Il silenzio \u00e8 una discussione portata avanti con altri mezzi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Che\nGuevara<\/p>\n\n\n\n<p>Nello scorso numero de Il Punto\n(inserisci collegamento ipertestuale) abbiamo analizzato, seppur brevemente, il\nlinguaggio gestuale e il significato che i diversi tipi di gesti assumono\nall&#8217;interno del flusso comunicativo e in che modo si pongono nei confronti\ndella parola. Ci siamo salutati concludendo che, quello gestuale, \u00e8 solo una\ndelle componenti del pi\u00f9 ampio linguaggio paraverbale ossia quell&#8217;insieme di\nmodalit\u00e0 con cui viene articolato il linguaggio e che sposta l&#8217;attenzione del\ndestinatario dal contenuto del linguaggio al modo in cui esso viene proposto.\nE\u2019 stato dimostrato sperimentalmente che la prima impressione che ci facciamo di\nuna persona \u00e8 influenzata per il 90% dalla sua comunicazione non verbale e solo\nper il 10% da ci\u00f2 che dice. E\u2019, dunque, necessario essere consapevoli dei\nmessaggi non verbali trasmessi, per avere fondamentali informazioni su di s\u00e9 e\nsull\u2019interlocutore. <\/p>\n\n\n\n<p>Il paralinguaggio \u00e8 costituito da\nuna serie di componenti che riguardano l&#8217;emissione vocale e che vanno dal ritmo\nall&#8217;intonazione, passando addirittura per i silenzi e che concorrono a comporre\nil significato complessivo del messaggio verbale.<\/p>\n\n\n\n<p>Una delle componenti pi\u00f9\nimportanti \u00e8 l<strong>&#8216;intonazione<\/strong>, ossia la\nvariazione dell&#8217;altezza dei suoni durante la pronuncia delle parole. Si tratta\ndi un elemento estremamente efficace soprattutto tenuto conto del fatto che in\nmolte lingue a diversa intonazione corrispondono diverse funzioni grammaticali\no addirittura diversi significati. Nella nostra lingua, ad esempio,\nl&#8217;intonazione consente di distinguere una frase affermativa (per la quale si\nusa un&#8217;intonazione discendente) da una interrogativa (per la quale utilizzeremo\nun&#8217;intonazione ascendente), mentre nel cinese mandarino per ogni vocale\nesistono 5 diversi tipi di intonazione che danno luogo a cinque differenti\nsignificati della parola. L&#8217;intonazione varia da soggetto a soggetto ma pu\u00f2, in\nogni caso, essere migliorata e resa maggiormente sonora con particolari\nesercizi di respirazione e utilizzo del diaframma: la cosiddetta voce impostata\nche pu\u00f2 potenziare di molto l\u2019efficacia espressiva e comunicativa di un\nsoggetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Strettamente legato\nall&#8217;intonazione \u00e8 il <strong>ritmo<\/strong> inteso\nsia come distribuzione degli accenti che come successione degli enunciati. Soffermarsi\nimprovvisamente su una parola o su una frase, accelerare inopinatamente su\naltre rende il discorso molto pi\u00f9 suggestivo ed espressivo, come ben sanno i\ngrandi lettori di poesia e di prosa. Esistono testi il cui vigore e la cui\nforza semantica sono dati pi\u00f9 dal ritmo di lettura e\/o enunciazione che non dal\ncontenuto linguistico. Inoltre studi recenti hanno dimostrato come il senso del\nritmo sia strettamente connesso alla comprensione della lingua parlata. In\nparticolare, lo studio dimostra per la prima volta l&#8217;esistenza di un\ncollegamento neurobiologico tra la capacit\u00e0 di tenere il ritmo e quella di\ncodificare i suoni della lingua parlata, con significative ricadute, per quanto\n\u00e8 possibile prevedere, sulle capacit\u00e0 di lettura.<\/p>\n\n\n\n<p>Appartengono alla categoria del\nritmo gli <strong>accenti<\/strong> che possono, tuttavia, essere considerati in modo autonomo dal\nmomento che, mettendo in rilievo alcune parole rispetto ad altre, costituiscono\nun elemento essenziale per capire un discorso e farsi capire dagli altri.\nSostanzialmente l&#8217;accento pu\u00f2 essere di due tipi: dinamico o espiratorio, se riguarda la forza o intensit\u00e0 relativa dei\nsuoni; musicale o cromatico, se riguarda l&#8217;altezza relativa di essi. Nelle moderne lingue europee, che hanno\naccento prevalentemente espiratorio, l&#8217;accento pu\u00f2 diventare estremamente utile\nnel parlare affettivo e nella interrogazione ed esclamazione (ad esempio: s\u00ec?,\ns\u00ec!). In molte altre lingue, ad esempio africane o dell&#8217;Estremo Oriente, predomina\nl&#8217;accento musicale poich\u00e9 serve a distinguere parole che altrimenti sarebbero\nidentiche.<\/p>\n\n\n\n<p>La forza articolatoria con la\nquale viene emesso un enunciato si chiama comunemente <strong>volume<\/strong> e ha una valenza fortemente espressiva. A differenza degli strumenti\nmusicali, infatti, la voce umana \u00e8 molto duttile e pu\u00f2, dunque, piegarsi meglio\nalle esigenze espressive proprio attraverso l&#8217;uso del volume. Sono stati\ncondotti molti studi a tal proposito anche per smentire alcuni luoghi comuni\nlegati al volume della voce come quello, imperante, secondo cui una\ncomunicazione \u00e8 tanto pi\u00f9 efficace tanto maggiore \u00e8 il volume. Anzi \u00e8 stato\ndimostrato che \u00e8 vero il contrario: in generale chi tende ad alzare la voce\nsuscita un senso di fastidio, d\u00e0 l\u2019impressione di non avere altre armi per\ndifendere le proprie teorie. Pi\u00f9 ascoltato \u00e8, in genere, chi parla con pacata\nfermezza e con un tono di voce medio &#8211; basso. <\/p>\n\n\n\n<p>Il volume \u00e8 senza dubbio legato\nanche agli stati d&#8217;animo di colui che parla: se il volume della voce si alza\nprobabilmente state parlando di qualcosa che vi sta particolarmente a cuore;\ncos\u00ec come un volume di voce basso sta a significare che vi sono in gioco\nfattori emotivi molto intensi.Fortemente\nlegati al volume sono altri fattori importanti come le<strong> pause<\/strong>, <strong>la\nvelocit\u00e0 <\/strong>e persino i <strong>silenzi.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Pausa e velocit\u00e0 sono importanti\nindicatori del contenuto emotivo del discorso. E&#8217; stato ampiamente dimostrato e\nstatisticamente provato che, ad esempio, se si prova collera o rabbia durante\nun eloquio, si utilizzi una frequenza della voce pi\u00f9 alta, con presenza di\npause molto brevi o assenti. Al contrario, la paura si caratterizza per un\naumento della frequenza media della voce, della sua variabilit\u00e0 ed estensione; quando\nsi \u00e8 tristi la frequenza e l\u2019intensit\u00e0 della voce si abbassano e aumentano le\npause, per contro all\u2019emozione della gioia \u00e8 associata un aumento sia della\nfrequenza che dell\u2019intensit\u00e0, una tonalit\u00e0 acuta della voce e un\u2019accelerazione\ndel ritmo di articolazione. Dunque pause e velocit\u00e0, se gestite sapientemente,\ndiventano uno strumento preziosissimo nel processo comunicativo. <\/p>\n\n\n\n<p>Un discorso a parte merita il <strong>silenzio<\/strong>. I silenzi, infatti, sono generalmente fonte\ndi imbarazzo all\u2019interno di una conversazione ma bisogna imparare a distinguere\ntra il silenzio dovuto ad un momento di riflessione e quindi necessario\nall\u2019interlocutore, il silenzio che intende comunicare qualcosa e che spesso \u00e8\nuna tacita richiesta di aiuto e di sostegno e il silenzio che indica, invece,\nuna chiusura alla comunicazione. Spesso il silenzio, purch\u00e9 breve, conferisce\nsolennit\u00e0 al concetto e attira l&#8217;attenzione degli interlocutori: \u00e8 il caso\ndella pausa prima di pronunciare il nome della propria azienda o durante una\nspiegazione prima del nome di un&#8217;opera, di un monumento, di un progetto e cos\u00ec\nvia. E&#8217; dunque assolutamente necessario rispettare i silenzi e garantire\nall&#8217;altro il tempo di parlare altrimenti si rischia di mostrare disinteresse se\nnon addirittura prevaricazione. Il silenzio, tra l&#8217;altro, ha valori differenti\nin molte parti del mondo: se in Italia \u00e8 per lo pi\u00f9 considerato fonte di\nimbarazzo, nei paesi orientali \u00e8 considerato proprio uno dei metodi migliori\nper entrare in sintonia con gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, per concludere, l&#8217;analisi\ndi alcune delle componenti del paralinguaggio non si pu\u00f2 non considerare la<strong> dizione <\/strong>ossia il modo in cui vengono\narticolati i fonemi e in cui vengono scandite sillabe, parole ed enunciati. Avere\nuna buona dizione \u00e8 assolutamente necessario a livello comunicativo poich\u00e9\nrende immediatamente comprensibile, e di conseguenza efficace, ci\u00f2 che viene\ndetto. Una cattiva dizione penalizza tanto chi ascolta, che deve fare pi\u00f9\nfatica a capire ci\u00f2 che viene detto, quanto chi parla che corre il rischio di\nnon venire ascoltato anche quando ha cose importanti o interessanti da dire. <\/p>\n\n\n\n<p>In tali contesti pu\u00f2 essere\nd&#8217;aiuto la prosodia, quella parte della linguistica, cio\u00e8, che studia l&#8217;intonazione,\ngli accenti, il ritmo etc. e che pu\u00f2 essere allenata attraverso semplici ma\nefficaci esercizi. Differente \u00e8 la questione relativa alla prossemica ossia\nl&#8217;organizzazione e la gestione dello spazio fisico durante l&#8217;interazione e\ndella quale parleremo nel prossimo numero de Il Punto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il silenzio \u00e8 una discussione portata avanti con altri mezzi &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Che Guevara Nello scorso numero de Il Punto (inserisci collegamento ipertestuale) abbiamo analizzato, seppur brevemente, il linguaggio gestuale e il significato che i diversi tipi di gesti assumono all&#8217;interno del flusso comunicativo e in che modo si pongono nei confronti della parola. 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