{"id":688,"date":"2013-06-15T15:37:23","date_gmt":"2013-06-15T15:37:23","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=688"},"modified":"2013-06-15T15:37:23","modified_gmt":"2013-06-15T15:37:23","slug":"limportanza-di-cambiare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2013\/06\/15\/limportanza-di-cambiare\/","title":{"rendered":"L&#8217;importanza di cambiare"},"content":{"rendered":"\n<p>In questo nuovo numero de\nIl Punto ho deciso di trattare un argomento a me molto caro e di grande\nattualit\u00e0, la resistenza al cambiamento, anche per celebrare la nuova veste\ngrafica della rivista della nostra Scuola. Come di consueto lo far\u00f2 attingendo\nal vasto repertorio letterario della nostra tradizione conducendovi, questa\nvolta, nella Sicilia del 1860.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Nunc et in hora mortis nostrae. Amen<\/em>. Con questa frase ha\ninizio la celebre opera <em>Il Gattopardo<\/em>\nche Giuseppe Tomasi di Lampedusa inizi\u00f2 a scrivere nel 1954 ispirandosi alle\nvicende del bisnonno, il principe Giulio, che aveva vissuto lo sbarco dei\ngaribaldini e l\u2019annessione della Sicilia al Regno d\u2019Italia. Il romanzo,\nambientato in Sicilia, tra Palermo e il feudo agrigentino di Donnafugata, narra\nla storia di Don Fabrizio Corb\u00e8ra, Principe di Salina e della sua\nfamiglia tra il 1860 e il 1910. Colto, nobile, autorevole padre di sette figli,\nDon Fabrizio assiste inerte alle vicende e ai cambiamenti che avvengono nella\nsua terra, consapevole che la classe sociale alla quale appartiene,\nl&#8217;aristocrazia, \u00e8 destinata ad estinguersi ma incapace di opporsi o di\nsfruttare al meglio le possibilit\u00e0 che i cambiamenti in atto potrebbero\noffrirgli. Dopo l\u2019annessione al Regno d\u2019Italia, infatti, gli viene proposto un\nimportante incarico politico che egli, tuttavia, rifiuta proponendo come suo\nsostituto Don Calogero, un uomo ricco ma incolto e non nobile, la cui figlia\nandr\u00e0 in sposa al nipote Tancredi. Quest\u2019ultimo \u00e8 entrato nella storia della letteratura\nper essere colui che ha pronunciato la celebre frase: <em>Se vogliamo che tutto rimanga come \u00e8, bisogna che tutto cambi!<\/em>\nAcuto, spregiudicato, forse un po\u2019 annoiato e fatalista, Tancredi si lascia\ntrascinare dagli eventi, aderendo entusiasticamente alle truppe piemontesi e\nmostrando tutta la sua alterit\u00e0 rispetto alla pacatezza dello zio.<\/p>\n\n\n\n<p>La &#8220;grandezza&#8221;\ndel libro non sta tanto nella trama, volutamente scarna per enfatizzare la\nmorale del racconto, quanto nel modo articolato e sapiente con il quale l\u2019autore\ndescrive la vita e il pensiero dei suoi personaggi. <em>Il Gattopardo<\/em>, infatti, pi\u00f9 che un romanzo storico sembrerebbe\nessere un\u2019amara riflessione sul tema della morte, del disfacimento ma\nsoprattutto del cambiamento e delle capacit\u00e0 di adattarcisi. Ogni personaggio,\nanche quelli minori, affronta i cambiamenti in modo del tutto personale: chi\nrimanendo legato al proprio <em>status<\/em>\nalla vana ricerca di qualche cosa che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 e chi, al contrario, abbandonandosi\nsenza riserve a nuove esperienze ed emozioni. Don Fabrizio \u00e8 colui che\nmaggiormente patisce la sofferenza del passare del tempo, che pi\u00f9 di altri,\nanche per motivi anagrafici, sente l\u2019avvicinarsi della morte e la violenza di\nuna Sicilia, terra amatissima, che vuole costringerlo ad essere \u201caltro\u201d da se.\nL\u2019autore lo introduce nel tessuto narrativo attraverso graduali descrizioni,\nche ne permettono una presentazione prima fisica e successivamente anche\npsicologica E\u2019 consapevole della necessit\u00e0 e dell\u2019imminenza del cambiamento, ne\ncomprende appieno la portata storica ma ne \u00e8 letteralmente pietrificato. Sente\nil crollo fisico, sociale, familiare, sente che presto domineranno nuove\nlogiche. Incapace di accogliere il tempo che passa, aspetta la fine guardando\nil gattopardo (simbolo del casato) stampato sulle tazzine da caff\u00e8, sulle\ntende, sui fazzoletti ma non pi\u00f9 stampato sulle vesti della storia che comincia\na vivere nei ricordi della sua memoria e della sua stanza nobiliare. Al\ncontrario Tancredi rappresenta il futuro. Egli \u00e8 la reincarnazione della bellezza,\ndella forza, dei nuovi valori che non riesce a condividere con lo zio ma che\nsente urgentemente suoi. E\u2019 a tratti esuberante e\nirrequieto, spesso imprevedibile, a volte profondamente serio. L\u2019autore non lo\ndisegna come un concentrato di virt\u00f9 e valori ma \u00e8 pur sempre un personaggio\npositivo, forse facilmente condizionabile, ma sicuramente astuto e abile\nnell\u2019arte oratoria. Ma c\u2019\u00e8 un aspetto che pi\u00f9 di tutti lo rende il personaggio\nvincente del romanzo: la voglia e la capacit\u00e0 di accettare i cambiamenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Come allora e, a maggior\nragione, oggi il cambiamento \u00e8 una vera e propria costante all\u2019interno di un\nqualsiasi contesto aziendale, grande o piccolo che sia. Non a caso, nell\u2019ultimo\ndecennio, il saper gestire il cambiamento \u00e8 divenuta una capacit\u00e0 fondamentale\nanche perch\u00e9 sotto l\u2019incalzare delle grandi trasformazioni e delle turbolenze\neconomiche e di mercato le imprese si sono trovate costrette ad adottare\nsignificative strategie di risposta. Ma come facilitare il cambiamento? Uno dei\nfattori principali \u00e8 senza dubbio la creazione di un\u2019atmosfera di apertura e\ncomunicazione. In qualsiasi fase di cambiamento \u00e8 necessario che tutte le\npersone coinvolte in esso ricevano quante pi\u00f9 informazioni possibili sia per\npoter comprendere al meglio la portata dell\u2019evento sia per non cadere vittime\ndi fraintendimenti e voci false. Tancredi mette al corrente lo zio degli\nimminenti cambiamenti ma non fornisce dettagliate informazioni su di essi. Si\nlimita a ripetere che il cambiamento \u00e8 necessario ma non si preoccupa di\nspiegarne le motivazioni: la sua stessa celebre frase contiene in s\u00e9 una\ncontraddizione di fondo. Altro importante fattore di agevolazione al mutamento\n\u00e8 agire nel modo pi\u00f9 obiettivo possibile, essere pronti a presentare e spiegare\nanche gli aspetti pi\u00f9 complessi e lunghi del rinnovamento, tenendo sempre in\nconsiderazione gli impatti emotivi e gli aspetti psicologici di resistenza al\ncambiamento. Tancredi non guarda al futuro con gli occhi dello zio, non riesce\na comprendere il senso di fine che pervade Don Fabrizio, l\u2019inquietudine di un\nuomo che vede ingiallire la propria vita come in una vecchia fotografia. Tancredi\n\u00e8, senza dubbio, un uomo coraggioso, audace, desideroso di cambiare ma\nassolutamente incapace di coinvolgere chi gli sta intorno nell\u2019entusiasmo delle\nmutazioni. La sua, per dirla con termini moderni, non \u00e8 una leadership\nevolutiva e innovativa. Un buon leader deve saper coinvolgere tutti gli\nindividui che partecipano al progetto, trasformando ogni problema in una\npreziosa opportunit\u00e0 di crescita. La capacit\u00e0 che gli altri avranno di\naffrontare e superare la normale resistenza al cambiamento deriver\u00e0 proprio\ndalla capacit\u00e0 che il leader dimostrer\u00e0 di produrre impressioni, sensazioni,\nreazioni e azioni. Si tratta di un processo ad anelli dove tutto \u00e8\nconsequenziale: la capacit\u00e0 comunicativa del leader si traduce in comportamenti\ne azioni che coinvolgono l\u2019intera organizzazione e che hanno a loro volta un\nimpatto sul processo di comunicazione interna. La visione del cambiamento,\ndunque, deve essere la visione di un cambiamento generativo, che sia in grado\ndi creare nuove possibilit\u00e0 e arricchire l\u2019azienda tutta e le persone che la\nagiscono. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo nuovo numero de Il Punto ho deciso di trattare un argomento a me molto caro e di grande attualit\u00e0, la resistenza al cambiamento, anche per celebrare la nuova veste grafica della rivista della nostra Scuola. 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