{"id":700,"date":"2012-12-15T15:59:11","date_gmt":"2012-12-15T15:59:11","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=700"},"modified":"2012-12-15T15:59:11","modified_gmt":"2012-12-15T15:59:11","slug":"talent-scouting-nelle-reti-informali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2012\/12\/15\/talent-scouting-nelle-reti-informali\/","title":{"rendered":"Talent scouting nelle reti informali"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Solo il cambiamento \u00e8\neterno, perpetuo e immortale<\/em> scrive\nArthur Schopenhauer, anticipando a suo modo un concetto con cui si confrontano\nquotidianamente moltissimi manager d\u2019azienda. Tuttavia, la maggior parte delle\nrisposte alla dinamicit\u00e0 dei mercati del XXI secolo \u00e8 stata di tipo\n\u201cadattativo\u201d, ovvero plasmata in funzione di ci\u00f2 che cambia, senza la fiducia\ndi poter intervenire sull\u2019ambiente esterno. Si innesca quindi un meccanismo di\n\u201creazione\u201d alle \u201cazioni\u201d esterne che spesso mette in seria difficolt\u00e0 le\naziende che vogliono mantenere un proprio vantaggio competitivo. Infatti, anche\nladdove ci si strutturi per essere snelli e veloci in risposta ai cambiamenti,\nsi corre sempre un alto rischio poich\u00e9 il ritmo dei cambiamenti stessi non \u00e8\ncostante, ma accelera con gli anni. Si prenda un uomo chiamato a raccogliere al\nvolo una mela che cade: diverso sar\u00e0 che questa si stacchi da un albero o cada\ndall\u2019ultimo appartamento di un grattacielo. \u00c8 palese che convenga prevedere la\ncaduta piuttosto che correre ai ripari. Come? Spostandosi da un\u2019ottica passiva\nad una attiva, generando le \u201cazioni\u201d che causeranno le \u201creazioni\u201d dei\ncompetitors, diventando cos\u00ec i fautori del cambiamento stesso. <\/p>\n\n\n\n<p>Diviene, dunque, imprescindibile rilassare il vincolo per\ncui tutto ci\u00f2 che \u00e8 esterno viene studiato e assunto come dato di fatto.\nOccorre anticipare i bisogni dei mercati e crearne di nuovi; ne \u00e8 un esempio\nVerganti<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>\nquando parla di <em>design driven innovation<\/em>.\nUn gruppo di imprenditori ci \u00e8 gi\u00e0 riuscito poich\u00e9 si \u00e8 reso conto che prima di\nagire all\u2019esterno \u00e8 necessario sviluppare e potenziare le proprie risorse\ninterne, sviluppare nuove conoscenze e accrescere la propria \u201cforza interiore\u201d.\nEcco quindi che il rapporto con l\u2019ambiente esterno passa da una a due vie,\ndiviene ininterrotto e di mutuo scambio. Tra le risorse interne da sviluppare,\nconoscenza e fluidit\u00e0 dei flussi di comunicazione emergono tra i pi\u00f9 importanti\nfattori abilitanti; acquistano dunque un grande valore tutte quelle figure che\nfanno da veicolo a questi due elementi. Si pone allora il problema di\nidentificare e valorizzare quei giocatori che difficilmente si muovono lungo le\nlinee degli organigrammi aziendali, ma, piuttosto, seguono la loro \u201crete\u201d di\nconnessioni informali. \u00c8 anche grazie a loro, e al valore intangibile delle\nloro connessioni, che si possono spiegare le differenze di performance tra\naziende operanti nello stesso settore e che abbiano apparentemente la stessa\nstruttura.<\/p>\n\n\n\n<p>La letteratura organizzativa ha proposto diverse classificazioni\ne descrizioni per alcuni ruoli particolarmente importanti dal punto di vista\ndelle connessioni informali che li caratterizzano: fra queste, una delle\nmaggiormente citate \u00e8 quella introdotta da Cross e Prusak<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>.\nQuesta tassonomia si rivela molto utile nel descrivere quattro ruoli\nfondamentali che possono essere assunti nelle reti informali: Central\nConnector, Boundary Spanner, Peripheral Specialist e Information Broker. In\nbreve, i Central Connectors sono tra le figure con il pi\u00f9 alto numero di\nconnessioni, sia in ingresso, sia in uscita; sono coloro a cui tutti si\nrivolgono di pi\u00f9 e sono una risorsa critica, in quanto spesso rappresentano il\ncamino pi\u00f9 agevole per le connessioni indirette. Gli Information Brokers hanno\nil pregio di mantenere la rete connessa: rimuovere uno di loro vorrebbe dire\ninterrompere i flussi di comunicazione tra gruppi di persone. I Boundary\nSpanners sono individui che mantengono connessioni vitali anche esternamente al\nproprio sottogruppo; servono come ponti tra comunit\u00e0, dipartimenti o ambienti\nesterni all\u2019organizzazione, facilitano lo scorrere dei flussi informativi e\nl\u2019acquisizione di nuova conoscenza. I Peripheral, infine, sono persone che si\ntrovano alla periferia delle reti per scelta o per difficolt\u00e0 di integrazione.\nQuando la scelta \u00e8 voluta essi sono spesso fonte di conoscenza specialistica\nche dispensano con parsimonia e sono, per questo, detti Specialists.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante la descrizione e la caratterizzazione dei\nruoli chiave siano ormai chiare ed esaustive e le dinamiche associate ad ogni\nruolo e la specifica importanza a livello aziendale siano state comprese, si\npresenta sempre il problema di identificare le persone che ricoprono un certo\nruolo: a tale scopo, vari autori hanno nel tempo proposto metriche e indicatori\nbasati sullo studio della rete di relazioni. Tuttavia, il problema rimane\nancora aperto: mentre \u00e8 facile disporre degli organigrammi convenzionali,\ninfatti, raramente si riesce ad avere una mappa accurata della rete delle\nconnessioni informali (sia interne, sia esterne all\u2019impresa) e questo pone un\nprimo, grande limite a tutte le metriche per l\u2019identificazione che trovano la\nloro base negli indicatori di rete. Niente rete, niente indici per trovare le\npersone chiave.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, nel nostro lavoro di ricerca \u2013 in corso di\npubblicazione su rivista \u2013 oltre a studiare nuovi e pi\u00f9 efficienti indicatori\nper l\u2019identificazione dei ruoli chiave, abbiamo cercato di superare questo\nproblema: ci siamo chiesti quale altro elemento potesse rivelarsi utile allo\nscopo e, soprattutto, quali elementi caratterizzanti i dipendenti fossero gi\u00e0 a\ndisposizione del datore di lavoro o comunque facilmente acquisibili. La\nrisposta pi\u00f9 naturale e diretta \u00e8 legata ai tratti di personalit\u00e0, generalmente\nosservabili attraverso i colloqui di selezione del personale. Le\ncaratteristiche di ciascun individuo, infatti, possono essere misurate con un\nquestionario e riassunte in cinque tratti fondamentali: Extraversion,\nAgreebleness, Openness to Experience, Conscientiousness e Neuroticism<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>.\nIl primo riporta la tendenza a relazionarsi con il mondo esterno, ad essere\ngregari, energetici e orientati all\u2019azione; il secondo mostra valori alti in\ncoloro che sono amichevoli, cooperativi, generosi e pronti ad aiutare gli\naltri; il terzo descrive l\u2019attitudine ad essere immaginativi, creativi, aperti\nmentalmente, curiosi e a pensare in modo astratto e non conforme; il quarto si\nriferisce alla capacit\u00e0 di controllare gli impulsi personali, di rivolgersi ad\nobiettivi di lungo termine, di essere responsabili, affidabili e organizzati;\nl\u2019ultimo ha valori alti per coloro che non reggono bene lo stress, che sono\nansiosi, rabbiosi o tendono alla depressione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il legame fra ciascun tratto di personalit\u00e0 e le\nspecifiche figure dipende necessariamente dal tipo di relazione che viene\nrilevata nelle reti informali. Se si considera, ad esempio, una rete d\u2019amicizia\nci si potrebbe aspettare un maggior numero di connessioni per le persone con\nalto grado di Extraversion e Agreebleness; queste potrebbero quindi pi\u00f9\nfacilmente cadere nel ruolo di Central Connector.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel nostro caso \u00e8 stato effettuato un esperimento cui\nhanno partecipato 180 studenti universitari: \u00e8 stato possibile mappare sia la\nloro rete informale di collaborazione per rapporti di studio, sia i tratti di\npersonalit\u00e0 di ciascuno. I risultati, naturalmente disponibili in forma\nanonima, confermano forti associazioni tra i cinque tratti di personalit\u00e0 e i\nruoli assunti dagli studenti all\u2019interno della rete di relazioni informali\ncaratterizzante l\u2019aula: ad esempio, \u00e8 risultato che le persone maggiormente\ncentrali (Central Connectors) nella rete sono quelle che presentano\ncontemporaneamente alti valori di Conscientiousness e bassi valori di\nNeuroticism.<\/p>\n\n\n\n<p>La possibilit\u00e0 di trovare associazioni statisticamente\nsignificative fra i tratti di personalit\u00e0 degli individui e lo specifico ruolo\nassunto nella rete informale delle loro relazioni ha un grande impatto\nnell\u2019avvalorare l\u2019ipotesi di potersi basare sullo studio della personalit\u00e0 per\nidentificare le persone chiave. Questo fatto apre una nuova possibilit\u00e0 per il\nmanagement sia nella gestione delle risorse umane, sia in quella della\nprogettazione e del cambiamento organizzativo: infatti, porre le diverse\npersone nel ruolo a loro maggiormente \u201cadatto\u201d permette loro, da un lato, di\nsviluppare appieno le proprie potenzialit\u00e0; dall\u2019altro, consente di individuare\nle persone che \u2013 volenti o nolenti \u2013 possono agevolare o impedire i flussi di\ncomunicazione all\u2019interno dell\u2019organizzazione e, di conseguenza, influenzare la\ncircolazione delle informazioni e della conoscenza.<\/p>\n\n\n\n<p>I grandi talenti delle reti informali possono fare la\ndifferenza nel veicolare i cambiamenti, nel generare nuova conoscenza e nello\nsviluppare competenze distintive e, quindi, nel raggiungimento di un vantaggio\ncompetitivo sostenibile; sono una risorsa semplicemente troppo importante per\nessere ignorata.<br><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Verganti R.\n(2008), <em>Design, Meanings and Radical\nInnovation: a Meta-Model and a Research Agenda<\/em>, Journal of Product\nInnovation Management.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Cross, R. and Prusak, L.\n(2002), <em>The people who make organizations\ngo \u2013 or stop<\/em>, Harvard Business Review, Vol. 80, No. 6, pp 104\u2013112.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> McCrae, R.R. and Costa, P.T.\n(1990), <em>Personality in adulthood<\/em>, New\nYork: Guilford Press.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Solo il cambiamento \u00e8 eterno, perpetuo e immortale scrive Arthur Schopenhauer, anticipando a suo modo un concetto con cui si confrontano quotidianamente moltissimi manager d\u2019azienda. 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