{"id":724,"date":"2008-06-15T16:37:33","date_gmt":"2008-06-15T16:37:33","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=724"},"modified":"2008-06-15T16:37:33","modified_gmt":"2008-06-15T16:37:33","slug":"dal-caos-alla-forma-ovvero-creativita-e-business","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2008\/06\/15\/dal-caos-alla-forma-ovvero-creativita-e-business\/","title":{"rendered":"Dal Caos alla forma, ovvero: creativita\u0300 e business"},"content":{"rendered":"\n<p>Nella mitologia greca il Caos costituiva il \u201cprincipio\u201d, una massa informe di tutti gli elementi della natura, da cui ha avuto origine il mondo. Nella moderna teoria dei sistemi il caos fa riferimento non tanto al disordine totale, quanto a sistemi perfetta- mente ordinati che manife- stano per\u00f2 una estrema sen- sibilit\u00e0 alle pi\u00f9 piccole per- turbazioni. La descrizione completa del comportamen- to di tali sistemi richiedereb- be un enorme, al limite infi- nito, ammontare di informa- zioni. Esso pu\u00f2 tuttavia es- sere rappresentato in forma facilmente comprensibile dalla visualizzazione del movimento di un sistema in un paesaggio di valli, colli- ne, precipizi, punti di sella, che costituiscono la riprodu- zione grafica dei sottostanti sistemi di equazioni. <\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 acquista ulteriore\ninteresse se si pensa che uno\ndei pi\u00f9 antichi ed efficaci\nmodi di comprendere noi\nstessi e l\u2019essenza della natu-\nra passa proprio attraverso\nrappresentazioni pittoriche\ncome i mandala, la sacra\ngeometria della Divina\nCommedia, l\u2019albero del\nmondo, il serpente che mor-\nde la sua coda. Carl Jung ha\nfatto riferimento a queste\nimmagini come ad archetipi\ndell\u2019inconscio collettivo.\n<\/p>\n\n\n\n<p>La natura caotica dell\u2019espe-\nrienza \u00e8 stata catturata in\nmodo analogo nelle opere di\ngrandi artisti, che hanno\nportato la pittura a formida-\nbili livelli di rappresentazio-\nne del mondo: la calibrazio-\nne, l\u2019accostamento, la lumi-\nnosit\u00e0 e la saturazione dei\ncolori, le prospettive irreali,\nle atmosfere oniriche tra-\nsportano la mente dell\u2019os-\nservatore calamitandone\nl\u2019attenzione e trascinandolo\nalle frontiere del suo incon-\nscio, luogo da cui si pu\u00f2\nmeglio percepire l\u2019essenza\ndella realt\u00e0. Con queste ope-\nrazioni creative gli artisti\nriconducono il caos a forme\ncomprensibili, anche se non\ndeterministiche e prevedibi-\nli.\n<\/p>\n\n\n\n<p>si ritrovano nell\u2019attivit\u00e0 di\nimpresa, che d\u00e0 forma a\npercezioni, bisogni ed e-\nmozioni attraverso l\u2019uso di\ncapitali e persone, in con-\ntesti in cui l\u2019orizzonte tem-\nporale di previsioni affida-\nbili si fa sempre pi\u00f9 ristret-\nto o manca del tutto, a cau-\nsa della forte sensibilit\u00e0\nall\u2019indeterminazione ini-\nziale sulla conoscenza del\nsistema, in un mondo in\ncui l\u2019insieme delle possibi-\nli evoluzioni diventa sem-\npre pi\u00f9 complesso. Anche\nin questo caso, un processo\nfortemente creativo.\n<\/p>\n\n\n\n<p>Se si prova a caratterizzare il processo creativo ci si accorge di quanto lontano dalla realt\u00e0 sia il \u201cmito del genio\u201d, secondo il quale la creativit\u00e0 \u00e8 caratteristica di individui straordinari dota- ti di altrettanto straordinari poteri mentali (un esempio classico \u00e8 nelle rappresen- tazioni teatrali e cinemato- grafiche della vita di Wol- fgang Amadeus Mozart, dipinto come un individuo\nimmaturo e asociale che,\nlavorando in una condizio-\nne di quasi ipnotica frene-\nsia, riesce a produrre straor-\ndinarie composizioni). La\nconcezione della creativit\u00e0\ncome illuminazione \u00e8 fuor-\nviante. Infatti in tutti i setto-\nri, dalla creazione artistica\nalla definizione di <em>business\nideas<\/em>, alla scoperta scienti-\nfica e all\u2019invenzione, la\nproduzione del \u201cnuovo\u201d\nrichiede soprattutto metodo\ne fatica: prove, correzioni,\nesperimenti ripetuti fino\nalla noia (Thomas Edison\nha detto: \u201c<em>genius is 1 per\ncent inspiration and 99 per\ncent perspiration<\/em>\u201d).\n<\/p>\n\n\n\n<p>Ma da dove nascono le ide-\ne? Il processo di generazio-\nne non \u00e8 solo e semplice-\nmente racchiuso nelle menti\ndei \u201ccreativi\u201d, ma nasce\ndall\u2019interazione tra tre ele-\nmenti: l\u2019intuizione, la per-\ncezione e il talento, caratte-\nristiche dell\u2019individuo; i\nmetodi, le pratiche, le espe-\nrienze accumulate caratteri-\nstiche di uno specifico do-\nminio; i soggetti che costi-\ntuiscono il sottoinsieme\nsociale di riferimento e per i\nquali la \u201ccreazione\u201d ha va-\nlore (che pu\u00f2 di volta in\nvolta essere identificato, ad\nesempio, negli appassionati\nd\u2019arte o in un segmento di\nmercato). Ma la cosa pi\u00f9\nimportante \u00e8 che, per quanto\nstrano possa sembrare, il\nprocesso creativo \u00e8 sempre\nlo stesso e ha le sue radici\nnei processi cognitivi che\ntutti, quotidianamente, utiliz-\nziamo.\n<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni esempi ci aiuteranno non solo ad inquadrare la creativit\u00e0 nella sua corretta dimensione, ma anche a ca- pire cosa possiamo fare se vogliamo migliorare tale capacit\u00e0 a livello individuale e collettivo. <\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1907, a 25 anni, Pablo Picasso dipinge <em>Les Demoi- selles d\u2019Avignon<\/em>. Avignone, in questo caso, non \u00e8 la citt\u00e0 francese, ma una strada di quello che oggi definiremmo il \u201cquartiere a luci rosse\u201d di Barcellona. Il quadro rappre- senta cinque donne, selvag- giamente distorte nelle facce e nei corpi. La distorsione delle immagini non era nuo- va nelle arti figurative, ma mai era stata portata a questo livello. I visi deformati sem- brano separati dal resto del corpo. Un motivo a losanga permea la scena e sembra l\u2019elemento compositivo fon- damentale. Una delle donne sembra guardare nella dire- zione dell\u2019osservatore, ma d\u00e0 la sensazione di essere vista da dietro, come se la testa fosse girata ad un ango- lo impossibile. Il quadro in- clude, in basso al centro, una natura morta che richiama alcuni elementi geometrici delle figure umane e, proten- dendosi verso l\u2019osservatore, gli d\u00e0 l\u2019impressione di essere all\u2019interno della scena. <\/p>\n\n\n\n<p>I vari studi sulla realizzazio- ne del dipinto (bozzetti, raggi x, ecc.) ne hanno evidenziato la lunga gestazione e il modo complesso con cui la versio- ne finale ha preso forma dal- l\u2019idea iniziale. Non \u00e8 rintrac- ciabile alcuna evoluzione dalle opere precedenti di Pi- casso: \u00e8 un salto totale. Per\u00f2, nonostante costituisca una discontinuit\u00e0 completa, si possono rintracciare gli ele- menti che l\u2019hanno generata. Innanzi tutto l\u2019esposizione all\u2019arte primitiva iberica; inoltre, richiami a vari ele- menti contenuti nei lavori di Paul C\u00e9zanne e, naturalmen- te, del grande contemporaneo di Picasso, Henri Matisse. L\u2019opera coglie tutti di sorpre- sa con un impatto emozionale senza precedenti. E tuttavia con questo quadro Picasso d\u00e0 forma a tendenze e sperimen- tazioni gi\u00e0 presenti da tempo che immediatamente si con- cretizzano nella nascita del cubismo, come se la comuni- t\u00e0 artistica fosse gi\u00e0 pronta e attendesse solo lo stimolo giusto. Inizia un\u2019epoca nuo- va per le arti figurative in cui segnali, fino ad allora apparentemente disordinati e privi di uno schema di interpretazione comune, si combinano in un nuovo importante movimento arti- stico e culturale. <\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1915 Albert Einstein pubblica la teoria della Re- lativit\u00e0 generale, estensione della teoria della relativit\u00e0 ristretta proposta dieci anni prima. Era una teoria rivolu- zionaria, che inizialmente dest\u00f2 molto scetticismo perch\u00e9 derivava da ragiona- menti matematici ed esperi- menti esclusivamente men- tali, non da osservazioni o misurazioni. E tuttavia le conferme della teoria si so- no susseguite velocemente negli anni, contribuendo alla comprensione di fenomeni non spiegabili alla luce della fisica tradizionale. La fama di Einstein dilag\u00f2 in tutto il mondo, superando quella di qualunque altro scienziato della storia. Il suo nome divenne ben presto sinoni- mo di genio e creativit\u00e0. La rivista <em>Time <\/em>nel 2001 lo ha indicato come il singolo individuo che ha pi\u00f9 in- fluenzato la storia del XX secolo.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Un nuovo paradigma scienti- fico nasce in modo non dissi- mile da una grande opera d\u2019arte, e ha in fondo lo stesso ruolo: dare forma al caos. Infatti, noi crediamo in gene- rale di vivere in un mondo perfettamente ordinato, retto da leggi naturali ben definite che siamo in grado di descri- vere, di comprendere e di volgere a nostro favore. Poi, gradualmente, emergono fenomeni che le teorie esi- stenti non riescono a spiega- re; esperimenti resi possibili da nuove tecnologie produ- cono risultati imprevisti e incomprensibili; gli strumen- ti di cui disponiamo perdono il loro potere predittivo. La nostra esperienza del mondo ci rinvia allora un universo non pi\u00f9 retto da leggi elegan- ti e precise, ma caotico e disordinato. Finch\u00e9, final- mente, qualcuno riesce a raccogliere e a dare significa- to a questi segnali in una nuova teoria scientifica con una pi\u00f9 ampia capacit\u00e0 espli- cativa: il mondo acquista un nuovo ordine e, almeno per un po\u2019, ci sembrer\u00e0 ancora di vivere in un sistema perfetta- mente prevedibile. <\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio degli anni \u201820, dopo due decenni di straordi- nari incrementi di produttivi- t\u00e0, la spinta propulsiva del fordismo inizia ad esaurirsi. Si sperimentano variazioni adattative nei modelli di pro- duzione, ma senza risultati rilevanti, finch\u00e9, nel 1923, Alfred Sloan, ingegnere elet- trotecnico laureato al MIT, inventa e applica l\u2019<em>organizza- zione divisionale<\/em>, un nuovo paradigma organizzativo che, sulla base dei grandi successi conseguiti alla General Mo- tors, inizia a diffondersi tra le grandi imprese nordamerica- ne. Sloan racchiude nel suo modello i segnali provenienti da vari tentativi di cambia- mento oltre che dal disagio crescente dovuto alla centra- lizzazione estrema del fordi- smo, e cambia per sempre il modo di concepire l\u2019organiz- zazione del lavoro e il <em>management<\/em>. Ancora una volta, una mente creativa per- cepisce segnali apparentemen- te caotici e li trasforma in un paradigma in cui acquistano un significato forte. La dire- zione d\u2019impresa diventa un\u2019- attivit\u00e0 codificata. Nascono la professione di \u201cmanager\u201d e le relative scuole (non \u00e8 certo un caso che la scuola di <em>management <\/em>del MIT sia inti- tolata ad Alfred Sloan). Il mondo del business trova un nuovo ordine. <\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1980 Tim Berners-Lee, un giovane informatico ingle- se, trascorre sei mesi al CERN come consulente nel campo dell\u2019ingegneria del software. Per facilitare lo scambio e l\u2019aggiornamento dei documenti contenuti nelle memorie delle decine di com- puter del Centro scrive un programma che chiama En- quire (abbreviazione da <em>En- quire Within Upon Ever- ything<\/em>, una enciclopedia per ragazzi che lo aveva affasci- nato da piccolo) in grado di immagazzinare e cercare in- formazioni utilizzando asso- ciazioni casuali. Qualche anno dopo torna al CERN, che nel frattempo era diventa- to il pi\u00f9 grande nodo Internet del mondo, con un borsa di studio. I calcolatori erano tutti collegati in rete, ma la diffi- colt\u00e0 di localizzare i docu- menti, insieme alla coesisten- za di diversi standard hardware e software, creava una confusione totale. Basan- dosi sui concetti messi a pun- to per Enquire svilupp\u00f2 un linguaggio (HTML, <em>Hyper- Text Mark-up Language<\/em>) destinato a diventare la lingua franca del Web; progett\u00f2 un sistema di indirizzamento delle pagine Web (URL, <em>Uni- versal Resource Locator<\/em>); mise a punto un protocollo per permettere il trasferimen- to di informazioni in qualun- que formato tra computer collegati ad Internet (HTTP,  <em>HyperText Transfer Protocol<\/em>); infine, realizz\u00f2 il primo <em>browser <\/em>per permettere agli utenti di accedere alle pagine desiderate. Il 6 agosto 1991 il primo sito Web, residente sui computer del CERN, debutt\u00f2 in rete. Istantaneamente il caos del \u201ccyberspazio\u201d acquis\u00ec chia- rezza e ordine. Da quel mo- mento, il Web e Internet creb- bero insieme a tassi esponen- ziali. Ancora una volta un\u2019idea creativa aveva trasformato una realt\u00e0 caotica e disordinata in un prodotto di straordinario valore: il pi\u00f9 grande <em>mass medium <\/em>che il mondo avesse mai visto e una straordinaria miniera di informazioni e co- noscenza. <\/p>\n\n\n\n<p>Insomma i prodotti del pensie- ro creativo si basano su esperi- menti, conoscenze, esperienze, accumulate da generazioni di artisti, scienziati, ingegneri, manager (a seconda del setto- re) che lavorano all\u2019interno di grandi comunit\u00e0 di cultori che contribuiscono alle loro stesse discipline. Ci\u00f2 fa s\u00ec che ad un certo tempo le nuove idee siano \u201cnell\u2019aria\u201d, come frutti maturi che aspettano di essere colti: si tratta solo di vedere chi \u00e8 pi\u00f9 bravo e pi\u00f9 veloce a percepirle e a svilupparne con metodo e rigore le conseguen- ze. Questo fenomeno \u00e8 parti- colarmente evidente nella sto- ria della scienza e della tecno- logia: alcune tra le pi\u00f9 note scoperte e invenzioni sono state realizzate quasi simultane- amente e indipendentemente da numerosi studiosi. Tutti cono- scono il caso del telefono, in- venzione rivendicata da Meuc- ci, Bell e Gray. Meno noto ma pi\u00f9 stupefacente \u00e8 il caso della scoperta di Hyperion, il settimo satellite di Saturno, effettuata addirittura nella stessa notte dagli astronomi W. C. Bond e W. Lassel; per non parlare della teoria evoluzionista, formulata contemporaneamente da Char- les Darwin e Alfred Wallace (lo stesso Darwin, leggendo un articolo di Wallace, comment\u00f2: \u201c<em>non ho mai visto una coinci- denza cos\u00ec straordinaria; se egli avesse avuto i miei appunti, non avrebbe potuto farne un sunto migliore!<\/em>\u201d). In anni pi\u00f9 recenti si pu\u00f2 menzionare la risonanza magnetica nucleare, osservata indipendentemente e simultaneamente da Purcell, Torrey e Pound ad Harvard e da Bloch, Hansen e Packard a Stanford. <\/p>\n\n\n\n<p>La creativit\u00e0 nasce allora, al di l\u00e0 del talento e della passione individuale, dalla capacit\u00e0 di percepire e dare significato ai segnali che rivelano gli elemen- ti latenti di una nuova idea. Si tratta di \u201csegnali deboli\u201d di difficile interpretazione, spesso apparentemente contraddittori, che appaiono di solito mentre il pensiero corrente \u00e8 dominato da paradigmi che non hanno anco- ra esaurito la loro carica esplicativa e il loro valore di riferimento. Solo una mente dotata di grande immagina- zione, ma anche educata e allenata, pu\u00f2 riuscire, con metodo e costanza, a corre- larli in una mappa, anche parziale ma significativa, della realt\u00e0, del futuro e dei modi per modificarlo. Per questo, come diceva Einstein \u201cl\u2019immaginazione \u00e8 pi\u00f9 im- portante della conoscenza\u201d. Per questo, come prima di lui sosteneva Kant, la creativit\u00e0 \u00e8 il prodotto del confronto tra immaginazione e ragione. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella mitologia greca il Caos costituiva il \u201cprincipio\u201d, una massa informe di tutti gli elementi della natura, da cui ha avuto origine il mondo. 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