{"id":725,"date":"2014-09-10T14:47:37","date_gmt":"2014-09-10T14:47:37","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=188"},"modified":"2014-09-10T14:47:37","modified_gmt":"2014-09-10T14:47:37","slug":"attenti-alle-costanti-del-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2014\/09\/10\/attenti-alle-costanti-del-tempo\/","title":{"rendered":"Attenti alle costanti del tempo"},"content":{"rendered":"<p>Solo oggi ci si rende che, ormai da tempo, viviamo in un mondo in cui le possibilit\u00e0 interattive tra le persone vicine e\/o lontane sono notevolmente aumentate. Gran parte del nostro tempo viene investito a rispondere alle innumerevoli e-mail, a inviare messaggi e a \u201cdialogare\u201d attraverso le numerose tecnologie comunicative ampiamente disponibili e a basso costo. I messaggi diventano sempre pi\u00f9 brevi perch\u00e9 occorre fare presto, sempre pi\u00f9 presto: addirittura in alcune imprese americane il dialogo elettronico interno, tra impiegati, avviene cercando di evitare le vocali per poter utilizzare al meglio il tempo disponibile. Il risultato \u00e8 che sempre pi\u00f9 spesso i messaggi non vengono pienamente compresi. Il tempo \u00e8 divenuto una vera ossessione. Ne \u00e8 un emblematico esempio l\u2019aumento della frequenza dei cosiddetti picchi di arricchimento di certe categorie umane e professionali. Un secolo fa, quando ancora dominava il latifondismo, la ricchezza veniva accumulata su base annuale (le occasioni erano legate alle periodicit\u00e0 della mietitura, della vendemmia, della raccolta della frutta, ai trasporti intercontinentali via mare, etc.). Successivamente i tempi si sono accorciati: con l\u2019avvento della tecnologia del cemento armato, ad esempio, il settore delle costruzioni ha consentito arricchimenti su base semestrale e oggi trimestrale. L\u2019industria ha poi giocato un ruolo determinante, sviluppando e immettendo sul mercato prodotti sempre nuovi in tempi sempre pi\u00f9 brevi. Oggi la frequenza di certe operazioni finanziarie che fanno rimbalzare ingenti capitali nei diversi e mutabili domini delle macro-economie \u00e8 divenuta cos\u00ec alta che anche gli addetti ai lavori stentano a comprenderne le motivazioni e a seguirne le evoluzioni.<\/p>\n<p>Questo rapido susseguirsi di eventi che impattano fortemente sulla societ\u00e0 e di messaggi informativi sta mettendo a dura prova le nostre menti. Inizia a diffondersi non solo la sensazione di una ridotta capacit\u00e0 di controllo ma anche un senso di solitudine, di disorientamento, quasi di oppressione legati, senza dubbio, alla limitazione del nostro sistema biologico di elaborazione dati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da un racconto di un amico: \u00abRicordo che molti anni fa, vivendo in una casa di campagna adiacente alla strada che dal centro del paese porta al cimitero, avevo occasione di osservare l\u2019accompagnamento dei defunti. Prima si sentivano le campane suonare \u201cda morto\u201d, poi dopo una decina di minuti si vedeva la processione con in testa il parroco seguito da qualche chierichetto tutti vestiti di bianco, poi ancora le quattro persone che portavano sulle proprie spalle il feretro, e infine i parenti pi\u00f9 stretti, gli amici intimi, i conoscenti e qualcuno con la bicicletta che portava a mano e che avrebbe utilizzato poi per il percorso inverso. Durante il tristissimo suonare delle campane (sol-do\u2026 sol-do\u2026) la zia pronunciava le solite parole: <i>chiudi le persiane che passa il morto<\/i>. Cos\u00ec ci si metteva dietro le finestre e dalle fessure si guardava, con il fiato sospeso, lo scorrere della processione. Sentivamo le preghiere lamentate e il rumore delle scarpe striscianti nel brecciolino bianco. Il suono delle campane terminava quando il feretro raggiungeva il cimitero. Dietro di me la zia raccontava la storia del defunto. Dopo circa un\u2019ora la gente rientrava alla spicciolata e i commenti si accavallavano con brevi pause: <i>ha finito di soffrire, lascia un figlio e una moglie poveri, \u00e8 stato meglio cos\u00ec, che il Signore lo prenda con s\u00e9, era un lavoratore onesto e buono, peggio per chi resta<\/i>. E cos\u00ec a quei tempi c\u2019era tempo per commuoversi; si desiderava sapere la storia dettagliata di chi lasciava questo mondo, per confrontarla con la nostra, per trarne qualche utile insegnamento, in ogni caso una cosa era certa: si pensava al trapasso tutti insieme e a quello che sarebbe stato il nostro ultimo momento: cos\u00ec la morte di qualcuno si faceva strada in noi, la sentivamo attraverso impalpabili brividi, la comprendevamo meglio e per lungo tempo ce la ricordavamo. Ora salvo casi particolari e specifici sembra che non sia pi\u00f9 cos\u00ec: chi muore muore, meglio lui che io, la vita continua, chiss\u00e0 a chi ha lasciato la sua eredit\u00e0, quando tocca a me si vedr\u00e0! L\u2019atto della morte non viene pi\u00f9 compreso pienamente, viene allontanato, non se ne deve parlare a lungo, infastidisce, se ne ha paura come se fosse un aspetto estraneo della nostra vita mentre ne \u00e8 l\u2019essenza ultima e inesorabile.<\/p>\n<p>E se ne parlava ancora la sera, nel dopolavoro, e ancora nei giorni seguenti in modo che dopo qualche tempo si sapevano dettagli e insegnamenti che ancora mi ritrovo in qualche ripostiglio nella mente, indelebili ricordi che mi hanno aiutato a superare le difficolt\u00e0 della vita; l\u2019immersione totale nel dolore degli altri ha sviluppato in me forte il senso di solidariet\u00e0 e comprensione per le miserie della vita che il destino mi ha fatto incontrare.\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Parlavamo di limitazione del nostro sistema biologico di elaborazione dati. Tale limitazione, che ovviamente varia da individuo a individuo e ancora dall\u2019et\u00e0, dal tipo di formazione e di educazione, dalla citt\u00e0 di provenienza etc., riguarda la costante di tempo di apprendimento e di discernimento che possiamo chiamare <i>tau biologica<\/i>.<\/p>\n<p>Attorno a noi l\u2019evoluzione dei dati si propone con costanti di tempo sempre pi\u00f9 ridotte che possiamo chiamare <i>tau ambientale<\/i> e le difficolt\u00e0 di comprendere quanto ci circonda stanno obiettivamente crescendo e ci\u00f2 \u00e8 vero in numerosi contesti disciplinari. Pensiamo, appunto, alla percezione della morte: oggi la notizia della caduta di un aereo con decine di persone a bordo, il numero dei defunti nell\u2019ultimo bombardamento o i dati sul numero di incidenti mortali in Europa non ci commuove pi\u00f9. Non abbiamo tempo sufficiente per dare spazio e forma alla commozione e ai suoi benefici effetti. Oggi il tempo della riflessione \u00e8 ridotto al punto in cui la <i>tau ambientale<\/i>(relativa per esempio ai fenomeni comunicativi) \u00e8 divenuta in media cos\u00ec piccola da non essere pi\u00f9 percepita pienamente dal nostro sistema sensoriale di apprendimento <i>tau biologica<\/i>. Il risultato \u00e8 che ci si illude di leggere e interpretare la realt\u00e0 ma in effetti stiamo \u201csentendo\u201d solamente i valori medi, quelli che, come noto, non portano informazione e quindi conoscenza.<\/p>\n<p>Questa situazione ripetuta n-volte nell\u2019arco della giornata pu\u00f2 generare, in alcune persone, un senso di disadattamento che pu\u00f2 sfociare nell\u2019individualismo. Il passo successivo nel declino degli asset comportamentali \u00e8 lo spostamento verso l\u2019autoreferenzialit\u00e0 che prefigura un mondo costruito secondo i nostri immediati e convenienti desideri. La non realizzazione di tali desideri genera tristezza fino ad arrivare a una latente disperazione.<\/p>\n<p>Questo processo degenerativo, necessariamente semplificato in questa circostanza, pu\u00f2 generare deviazioni anche consistenti dal cammino delle storie di ciascuno di noi.<\/p>\n<p>Quanto detto pu\u00f2 essere verificato sperimentalmente allorquando una sequenza di impulsi di durata sempre minore (ambiente sollecitante) viene applicata a un filtro passa basso (persona). Si nota che al di sotto di una certa durata caratteristica di tali impulsi il filtro non risponde pi\u00f9, o meglio risponde sempre allo stesso modo poich\u00e9 viene a mancare da parte del filtro la sensibilit\u00e0 sufficiente a reagire al proprio ingresso. Ci\u00f2 ha a che fare, inequivocabilmente, con l\u2019eccessiva distanza tra la costante di tempo della sollecitazione <i>tau ambientale<\/i> e quella del filtro <i>tau biologica<\/i>. Si genera, dunque, un punto di rottura tra l\u2019interesse dell\u2019individuo verso i cambiamenti e il tasso di dati sollecitanti e quando questi ultimi si presentano con eccessiva rapidit\u00e0, diventa fisiologica l\u2019impossibilit\u00e0 a seguirli.<\/p>\n<p>Cosa ci suggerisce tutto questo? Che \u00e8 fondamentale che l\u2019immersione delle persone nel flusso dei dati (parole, immagini, suoni, concetti, etc.) debba avvenire con nuove modalit\u00e0, molte delle quali ancora da esplorare, che tenga maggiormente conto delle esigenze conoscitive delle singole persone e che permetta a queste di avere percezione del tempo che passa e di dargli il giusto valore.<\/p>\n<p>In questo modo sar\u00e0 pi\u00f9 facile riuscire a superare quel senso di disadattamento e quella necessit\u00e0 di solitudine che si sta impossessando dei nostri rapporti, siano essi affettivi, familiari o lavorativi.<\/p>\n<p>La sfida \u00e8, dunque, lanciata: si tratta di individuare rimedi, atteggiamenti, strategie nell\u2019incalzante mondo delle rapide variazioni affinch\u00e9 si ritorni a essere consapevoli fruitori del proprio tempo.<\/p>\n<p>Che se ne parli su \u201cIl punto\u201d, per la prima volta, \u00e8 di buon auspicio per la promozione di piccoli ma utili passi verso una pi\u00f9 soddisfacente comprensione dei fenomeni ineludibili a cui abbiamo dato cenno sinteticamente ma che, secondo il mio modesto modo di vedere, meriterebbero ben pi\u00f9 consistenti impegni intellettuali e una attenzione pluridisciplinare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Solo oggi ci si rende che, ormai da tempo, viviamo in un mondo in cui le possibilit\u00e0 interattive tra le persone vicine e\/o lontane sono notevolmente aumentate. 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