{"id":98,"date":"2015-09-10T21:30:04","date_gmt":"2015-09-10T21:30:04","guid":{"rendered":"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/?p=98"},"modified":"2015-09-10T21:30:04","modified_gmt":"2015-09-10T21:30:04","slug":"le-soft-skills","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilpuntomagazine.net\/index.php\/2015\/09\/10\/le-soft-skills\/","title":{"rendered":"Le soft skills"},"content":{"rendered":"<p>Le soft skills riguardano la gestione ottimale della complessa rete socio-emotiva che circonda ciascuno di noi e che abbraccia gli ambiti della famiglia, delle amicizie e del lavoro. Si tratta di un insieme di capacit\u00e0 sociali, di comunicazione e di persuasione in grado di rendere una persona particolarmente efficace, utile, considerata e seguita nell\u2019ambito delle diverse sfere in cui si svolge la sua vita di relazione, da quella lavorativa a quella degli affetti. Le soft skills riguardano anche la capacit\u00e0 di lavorare in squadra, di svolgere, quando necessario e utile, anche una funzione di leadership e di assumere con consapevolezza e con elevato livello di ingaggio le responsabilit\u00e0 connesse al proprio ruolo nell\u2019organizzazione. Abilit\u00e0 e capacit\u00e0 di questo tipo, per quanto \u201cintangibili\u201d, contribuiscono significativamente al clima organizzativo, al wellbeing delle persone e, in definitiva, alle prestazioni. E diventano sempre pi\u00f9 importanti al crescere della complessit\u00e0 dei sistemi di relazione interpersonale, che oggi si avvalgono di una molteplicit\u00e0 di canali impensabile fino a pochi decenni fa.<\/p>\n<p>Le aziende attribuiscono oggi molto peso a questo tipo di competenze, dette \u201csoffici\u201d in contrasto con quelle \u201cdure\u201d che sono tradizionalmente associate con le abilit\u00e0 e le conoscenze tecniche essenziali per la vita professionale, e a esse dedicano una quantit\u00e0 crescente di risorse di formazione. Ci\u00f2 nonostante il capitale umano di cui le organizzazioni dispongono \u00e8 in genere fortemente carente da questo punto di vista. Inoltre, la maggior parte delle persone manifesta un atteggiamento ambivalente: pur dichiarandosi consapevole dell\u2019importanza delle soft skills, guarda in realt\u00e0 con un certo grado di sufficienza le opportunit\u00e0 di crescita in questo campo e considera quindi tempo quasi sprecato quello dedicato al miglioramento delle capacit\u00e0 individuali. In parte ci\u00f2 si deve alle iniziative di formazione che in questo settore assumono di solito una forma troppo ludica, e vengono prese spesso, nel caso migliore, come un divertissement che crea una pausa piacevole nella routine quotidiana, purch\u00e9 ovviamente non rubi troppo tempo alle attivit\u00e0 che contano veramente.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, a parte il nome, non c\u2019\u00e8 niente di \u201csoffice\u201d in queste competenze, la cui acquisizione richiede studio, impegno costante e paziente applicazione. Joe Vitale, autore di Buying trances (Wiley&amp; Sons, 2007), ci propone un esempio simpatico, che mi \u00e8 rimasto impresso perch\u00e9 \u00e8 un\u2019esperienza che ho fatto personalmente qualche anno fa. Immaginate di entrare in un negozio di articoli per giochi di prestigio per acquistare qualcosa con cui stupire i vostri figli (o i vostri nipotini \u2026). Probabilmente resterete incantati a osservare il commesso che vi dimostra alcuni trucchi, e sceglierete quelli che vi hanno colpito di pi\u00f9 e ritenete adatti all\u2019et\u00e0 dei vostri piccoli. Arrivati a casa, se siete come me, vi chiuderete nel vostro studio e aprirete immediatamente le confezioni per preparare lo spettacolo; nel 99% dei casi rimarrete assolutamente delusi dalla banalit\u00e0 del trucco, e vi renderete conto che l\u2019effetto magico non sta tanto nell\u2019oggetto utilizzato, quanto nella bravura e nella destrezza del commesso che ve lo ha dimostrato. Bravura e destrezza che non avete, e non avete certo tempo di acquisire. A questo punto probabilmente avrete la sensazione di aver buttato qualche decina di euro. Tuttavia, se il disappunto vi permette di ragionare con un po\u2019 di onest\u00e0 intellettuale, dovrete ammettere che il trucco non pu\u00f2 essere cos\u00ec banale, visto che ha catturato la vostra attenzione. E vi renderete conto che, come sul palcoscenico, molte delle cose pi\u00f9 interessanti nella vita reale sono il risultato della corretta applicazione di principi molto semplici, che devono per\u00f2 essere pienamente compresi e applicati con maestria. La base fondamentale per l\u2019acquisizione delle soft skills \u00e8 la comprensione dei meccanismi di percezione. Questi, infatti, determinano il nostro atteggiamento mentale nelle diverse situazioni in cui ci troviamo, influenzando cos\u00ec le nostre emozioni e di conseguenza le decisioni che prendiamo, il modo con cui ci rapportiamo agli altri e pi\u00f9 in generale i nostri comportamenti.<\/p>\n<p>Questi ultimi dipendono dalla nostra rappresentazione della realt\u00e0, che determina in larga misura il modo con cui percepiamo il mondo circostante, le sensazioni ed emozioni che proviamo, le opzioni e le scelte che riusciamo a ipotizzare nelle diverse situazioni. \u00c8 molto utile rendersi conto di quanto stress ed emozioni dipendano dalle mappe mentali piuttosto che dalla realt\u00e0: \u00e8 la mente che definisce i contorni e il significato delle nostre esperienze.<\/p>\n<p>Come spesso accade nel caso di argomenti che si collocano ai confini tra diverse discipline, nella letteratura c\u2019\u00e8 un po\u2019 di confusione su quali e quante siano le soft skills. Alcuni autori ne hanno classificate fino a sessanta, includendo tra queste virt\u00f9 personali, come l\u2019onest\u00e0, e specifiche tecniche di organizzazione e gestione, come il project management. In realt\u00e0 le soft skills comprendono le sensibilit\u00e0 e le abilit\u00e0 necessarie per intervenire su percezioni, emozioni e atteggiamento mentale in noi stessi e negli altri, e si possono dividere in due grandi classi:<\/p>\n<p><strong> Classe I<br \/>\n<\/strong>Quelle che determinano l\u2019atteggiamento mentale dell\u2019individuo rispetto alla realt\u00e0 e ai problemi di relazione. Ad esempio di fronte a una situazione critica un individuo potrebbe provare un forte stress, che ovviamente riduce le sue capacit\u00e0 raziocinanti e quindi gli impedisce di rispondere in modo ottimale; un altro potrebbe vedere invece uno stimolo e un\u2019opportunit\u00e0 di cambiamento e di crescita, ricevendo cos\u00ec un forte impulso motivazionale.<\/p>\n<p><strong>Classe II<\/strong><br \/>\nQuelle che riguardano direttamente l\u2019interazione con gli altri, tra cui ovviamente occupa un ruolo importante la comunicazione.<\/p>\n<p>Ovviamente le due classi non sono indipendenti: \u00e8 evidente infatti che l\u2019atteggiamento di un individuo nei confronti della realt\u00e0 condizioni i processi di comunicazione in cui \u00e8 coinvolto, e viceversa. A fondo pagina un elenco delle principali soft skills classificate nelle due categorie. Al primo posto nelle due classi troviamo la capacit\u00e0 di comprendere gli impatti fisici, mentali e sociali che le emozioni producono sul nostro corpo, sulla nostra mente, sulle nostre relazioni sociali e sulla possibilit\u00e0 di perseguire e raggiungere i nostri obiettivi. Le persone che ne sono dotate riescono a gestire le proprie emozioni in relazione a quelle degli altri in modo che le emozioni stesse non siano un ostacolo, ma anzi sostengano le loro attivit\u00e0, le relazioni e la qualit\u00e0 della vita; dimostrano cos\u00ec un elevato grado di confidenza sulle proprie capacit\u00e0 di organizzare e realizzare il corso di azioni necessario a gestire adeguatamente le situazioni che si incontrano in modo da raggiungere i risultati prefissati (autoefficacia); non si spaventano in occasione di cambiamenti anche molto significativi, che affrontano al meglio delle loro capacit\u00e0.<\/p>\n<p>Nella prima classe troviamo poi, oltre alle abilit\u00e0 creative e di problem solving, la gestione del tempo; Il termine \u201cgestione del tempo\u201d non ha significato in senso stretto, in quanto lo scorrere del tempo stesso \u00e8 fuori dal nostro controllo. Il problema vero \u00e8 la gestione del nostro comportamento rispetto al tempo e, come sosteneva Peter Drucker, poich\u00e9 il tempo \u00e8 la pi\u00f9 scarsa delle risorse, se non riusciamo a far questo non possiamo gestire nient\u2019altro. Infine, la consapevolezza situazionale implica l\u2019abilit\u00e0 di formulare una diagnosi precisa delle circostanze in cui ci troviamo, del supporto che possiamo eventualmente ottenere dagli altri e delle opportunit\u00e0 e minacce che ci\u00f2 comporta rispetto alle nostre effettive capacit\u00e0 e risorse; all\u2019interno delle organizzazioni ci\u00f2 significa avere una chiara percezione del proprio ruolo, dei propri limiti e delle proprie responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, nella seconda classe, un ruolo fondamentale gioca l\u2019empatia. In effetti le persone con cui \u201csi sta bene\u201d sono quelle che hanno capacit\u00e0 di connessione empatica. Ci danno l\u2019impressione che ci capiscano, che non ci giudichino, che siano attente ai nostri sentimenti, ci ispirano fiducia e desiderio di condivisione. Connessione empatica vuol dire focalizzazione sul mondo interiore dell\u2019interlocutore, percezione delle spie emozionali, attenzione ai segnali non verbali e comprensione della sua mappa mentale, senza lasciarsi guidare dai propri schemi di attribuzione di significato. Richiede una sensibilit\u00e0 molto fine e rara e una non comune maturit\u00e0 emotiva. Questo approccio non significa gentilezza a tutti i costi, disponibilit\u00e0 assoluta o ipocrisia: significa solo accettazione dei valori e dei filtri attraverso i quali il nostro interlocutore interpreta la realt\u00e0, senza alcuna pretesa di giudizio o di superiorit\u00e0 intellettuale o morale. In questo modo potremo porgere i nostri argomenti senza urtare inutilmente suscettibilit\u00e0 o entrare in contrasto con convinzioni o valori. Potremo inoltre far leva, ove possibile, sulle percezioni e sugli schemi mentali che risultassero allineati con i nostri obiettivi. E infine, se ritenuto necessario, una volta stabilita la sintonia e il clima di fiducia, sar\u00e0 pi\u00f9 facile svolgere un&#8217;azione di persuasione per modificare l&#8217;atteggiamento mentale del nostro interlocutore.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/ilpuntomagazine.net\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Schermata-2016-05-30-alle-10.25.31.png\" alt=\"classi\" width=\"600\" \/><\/p>\n<p>Si tratta in sostanza di sviluppare un buon livello di \u201cintelligenza emotiva\u201d. Che l\u2019intelligenza non sia solo quella legata alle funzioni cognitive \u00e8 noto da molto tempo. Ma \u00e8 solo nel 1983 che Howard Gardner, nel suo libro Frames of mind: The theory of multiple intelligence, teorizza che esistano altri due tipi di intelligenza: quella \u201cintrapersonale\u201d legata alla comprensione delle proprie emozioni, sentimenti, motivazioni, paure, e quella \u201cinterpersonale\u201d, legata alla comprensione degli altri.<\/p>\n<p>Nel 1985 Wayne Payne, nella sua tesi di dottorato, introduce per la prima volta il termine \u201cintelligenza emotiva\u201d. Tale termine diverr\u00e0 ampiamente conosciuto e utilizzato in tutto il mondo dopo la pubblicazione, nel 1995, del bestseller di Daniel Goldman Emotional intelligence: Why it can matter more than IQ.<\/p>\n<p>Un buon livello di intelligenza emotiva permette di inserirsi facilmente all\u2019interno di gruppi gi\u00e0 formati, di essere riconosciuti come \u201ccapi\u201d senza troppe gelosie, di essere accettati come mediatori o arbitri imparziali nella soluzione di conflitti. Il suo sviluppo risente molto delle varie esperienze personali ed \u00e8 difficile da controllare; tuttavia, il semplice riconoscimento della sua importanza pu\u00f2 determinare una svolta nei comportamenti di relazione. Sforziamoci di osservare criticamente noi stessi e gli altri e di imparare dall\u2019esperienza e, soprattutto, dagli errori.<\/p>\n<p>Gestire efficacemente le relazioni con gli altri non \u00e8 semplice come sembra: non si tratta infatti tanto di trattare chiunque come un amico, quanto di riuscire a trovare un terreno comune di relazione con tutti. Questa capacit\u00e0 \u00e8 forse la manifestazione pi\u00f9 visibile dell\u2019intelligenza emotiva. Chi ne \u00e8 dotato, infatti, si rivela un ottimo \u201cgiocatore di squadra\u201d, qualunque sia il suo ruolo, da dirigente a semplice gregario; ha successo nel persuadere e riesce a distinguere quando \u00e8 il caso di fare appello alle emozioni e quando invece conviene utilizzare argomenti razionali; \u00e8 in grado di trasmettere ai colleghi il proprio entusiasmo e la propria passione.<\/p>\n<p>Teniamo anche conto del fatto che l\u2019atteggiamento mentale, le emozioni, i sentimenti, sono contagiosi. Qualche volta diciamo, in occasione di un incontro o di una riunione particolarmente rissosa, che fin dall\u2019inizio \u201csi respirava elettricit\u00e0 nell\u2019aria\u201d. A tutti \u00e8 capitato di percepire in modo quasi tangibile ostilit\u00e0 o simpatia prima ancora di ogni manifestazione verbale. \u00c8 evidente che chi riesce a manipolare questa trasmissione di segnali, controllandola e fornendo i messaggi pi\u00f9 opportuni, detiene un grande potere di relazione capace di volgere a suo favore eventuali transazioni; cos\u00ec come un grande potere relazionale appartiene a coloro che proiettano sentimenti tali da placare gli animi e generare una sensazione generale di calma e tranquillit\u00e0. Insomma, comunicazione persuasiva, assertivit\u00e0, negoziazione e gioco di squadra sono le ulteriori componenti della seconda classe.<\/p>\n<p>Tra le componenti della seconda classe, un cenno merita la capacit\u00e0 di seduzione. Chi ha seguito i precedenti editoriali sa che questa \u00e8 strettamente legata a particolari abilit\u00e0 nella costruzione del proprio carisma personale, qualit\u00e0 essenziale per proiettare un\u2019immagine positiva e affidabile, ottenere considerazione e visibilit\u00e0, generare consenso e assumere un ruolo di riferimento e di guida all\u2019interno di un gruppo.<\/p>\n<p>Infine, a quanto sopra occorre aggiungere la capacit\u00e0 di leadership, non inquadrabile in una delle due classi in quanto le comprende al suo interno. Tale capacit\u00e0 \u00e8 conseguibile infatti solo con la padronanza di gran parte delle soft skills sopra elencate, unitamente a solide competenze di natura organizzativa, manageriale e decisionale. La capacit\u00e0 di leadership \u00e8 l\u2019elemento che consente di trasformare un \u201cgruppo\u201d di persone in una \u201csquadra\u201d, ottenendo cos\u00ec prestazioni non raggiungibili tramite il semplice cumularsi degli sforzi individuali. \u00c8 una fortuna che si possa apprendere, anche se non \u00e8 facile. Non \u00e8 una qualit\u00e0 che si pu\u00f2 acquisire semplicemente ascoltando seminari o consultando manuali, anche se questi possono fornire alcune linee guida. Occorre tempo, determinazione e molta fatica. Soprattutto, \u00e8 essenziale l\u2019applicazione continua e un sincero desiderio di migliorare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le soft skills riguardano la gestione ottimale della complessa rete socio-emotiva che circonda ciascuno di noi e che abbraccia gli ambiti della famiglia, delle amicizie e del lavoro. 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